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The Last of Us 2. Violenza e tecnica non vanno d’accordo

the last of us 2

Poco più di una settimana fa abbiamo assistito al debutto su Playstation 4 di The Last Of Us 2, quello che molti hanno definito come il “canto del cigno”, l'ultimo grande titolo prima dell'uscita di scena dell'odierna generazione di console.
 

Trama e reazioni

Sintetizzando, la storia di The Last of Us 2 è ambientata in un mondo post-apocalittico abitato da zombie e umani che lottano per la sopravvivenza. Il giocatore impersona uno di questi sopravvissuti, una giovane ragazza di nome Elly, che viaggerà per una Seattle devastata alla ricerca di vendetta. 

Per chi volesse approfondire la trama, ecco il link alla pagina wikipedia

Il gioco, in questi primi giorni, ha raccolto recensioni entusiaste dagli addetti ai lavori, ma anche molte critiche dagli stessi giocatori. Un motivo di questo “dualismo” è anche ciò di cui vi parleremo in questo articolo.

Forse vi starete chiedendo: “Perché state parlando di un videogioco? Cosa c'entra con il blog di Neosperience?”. Ebbene, c’entra eccome. Oggi tratteremo di una questione spesso sottovalutata, ma molto importante per delineare il futuro della tecnologia, dell’interazione con essa e delle sue implicazioni etiche.
 

Violenza e Realismo in The Last of Us 2

The Last of Us 2 è una storia che ha al suo centro la vendetta e, di conseguenza, la violenza. 

Al giocatore viene chiesto di compiere atti atroci. La protagonista spesso non è guidata da buone intenzioni, anzi si potrebbe definire come una vera e propria anti-eroina. E anche quando la violenza è giustificata,  perché ci si difende da un’aggressione, questa “disturba” il giocatore, già che si trova costretto a uccidere, per esempio, i cani da guardia dei nemici (che guaiscono). Allo stesso tempo anche gli stessi nemici piangono e urlano se vedono morire i propri amici, chiamandoli peraltro per nome. 

The Last of Us 2 è un gioco che è in grado di mettere in difficoltà qualsiasi videogiocatore. 

Ma cos'è che lo rende realmente tale? La violenza, infatti, non è una novità all’interno dell’industria videoludica; anzi, oggi si può definire come normalità. 

In verità, ciò che distingue questa produzione da tutte le precedenti è il comparto tecnico. 

La grafica e le animazioni di The Last Of Us 2 sono realizzate a regola d’arte, così come il suono e gli effetti. È un gioco che si può giustamente definire “realistico”, quasi filmico in certi momenti.

Il giocatore, per questo motivo, è coinvolto nelle dinamiche di gioco come mai era successo in passato. Le sue azioni sono “reali”, come la violenza e l’orrore con cui deve, gioco forza, convivere. 

Qualcuno potrebbe dire, però: “Sono ormai alcuni anni che vengono realizzati giochi ad alto tasso tecnico, magari anche in Realtà Virtuale, che però non suscitano queste reazioni”. 
 

Half-Life Alyx

Ebbene, in verità è necessario fare delle precisazioni. Per esempio i giochi in Realtà Virtuale solitamente hanno una scarsa qualità grafica (la maggior parte), o, nei casi in cui invece sia ottima, come Half-Life Alyx, questi ci mettono nei panni di esseri umani in lotta con nemici mutanti o “mascherati”, e che quindi hanno ben poco valore empatico.


 

Red Dead Redemption 2

In un gioco come Red Dead Redemption 2, invece, che per qualità tecnica potrebbe rivaleggiare con The Last of Us 2, la casa produttrice ha ideato un escamotage.

Infatti ogni decisione del giocatore, positiva o negativa, influenza la storia. All'utente non conviene comportarsi come un assassino spietato, perché il gioco lo penalizzerebbe. Questa costante sensazione di essere giudicati dal sistema ha spinto molti giocatori ad abbandonare la violenza fine a se stessa, per abbracciare un'esplorazione più pacifica. 


 

Quali conseguenze ha questa tendenza?

Nei due esempi citati sopra, alcune conseguenze sono già evidenti.

  • I nemici non sono più “umani”, ma alieni, zombie, mostri, etc.
  • Sempre più spesso nei videogiochi viene lasciata al giocatore la scelta su come comportarsi, così che anche gli utenti “obiettori di coscienza” possano godere del prodotto senza venirne traumatizzati.
  • Un’altra conseguenza consiste nell’uso di grafica cartoon, o comunque non realistica, che funziona da schermo per rendere il tutto meno visivamente impattante.
  • Inoltre, non è un caso che sempre più giochi siano esclusivamente online: giocare con altri giocatori reali, che non subiscono conseguenze reali se uccisi, risulta più facile (anche se potrebbe sembrare un ossimoro).
  • Un’altra ancora riguarda proprio l’uso della violenza: molti giochi si stanno trasformando, come Fornite, da sparatutto in metaversi, ovvero in realtà che sono più incentrate sull’incontro, sulla condivisione fra i giocatori, che sulla semplice lotta per la vittoria.

 

The Last of Us 2 e la scoperta della "troppa" violenza

L’innovazione tecnologica ha ormai raggiunto livelli inimmaginabili fino a pochi anni fa. 

Le qualità tecniche stanno lentamente, ma inesorabilmente, modificando il nostro modo di relazionarci con il gaming e, in generale, con l’universo dell’intrattenimento virtuale. 

Più i prodotti diventano realistici e impattanti, più diventerà complesso - dal punto di vista etico - decidere quali contenuti offrire e quali no ai videogiocatori. 

I videogiochi sono da sempre demonizzati da una certa fetta di psicologi o cittadini come una possibile minaccia. Se prima questo discorso sembrava ridicolo, oggi forse lo è di meno. 

Il sempre maggiore realismo - che inevitabilmente porta a un maggior coinvolgimento degli utenti - mal si sposa con la rappresentazione della violenza.

Qual è il limite che siamo disposti ad accettare come esseri umani? Fin dove possiamo spingerci prima di provare disgusto e orrore? A chi sarà concesso di vivere queste esperienze ? A tutti come succede oggi, o verranno inserite norme legislative per limitarne l'uso solo ai maggiorenni? 

Molte sono le domande aperte a cui bisogna ancora trovare una risposta. 
 

Ma ci sono anche grandi opportunità

Ovviamente, però, l'innovazione tecnologica nel mondo dell'intrattenimento porta con sé numerose opportunità per i business.

Più la Realtà Virtuale si evolve e diventa realisticamente immersiva, più questa diventa "interessante" per le aziende.

Quali sono le applicazioni più probabili?

  • Il mondo degli eventi per incominciare. Noi di Neosperience - che negli anni abbiamo sviluppato una profonda conoscenza del medium virtuale - abbiamo sviluppato una soluzione verticale per permettere alle aziende di realizzare i propri eventi virtuali. Al link potete trovare un approfondimento che abbiamo dedicato alla nostra Virtual Exhibition.
  • Allo stesso tempo le aziende, grazie alla VR, sono in grado di realizzare per i propri clienti delle esperienze di acquisto o di test dei propri prodotti all'avanguardia. La realtà virtuale è uno strumento che può cambiare profondamente le regole del gioco.

Il bello è che quello della Realtà Virtuale è un mondo aperto e ancora ricco di percorsi inesplorati.

Un’app customer-facing per passare da un sito di e-commerce statico tradizionale a un vero e proprio concept store virtuale?

Oggi si può fare, e con costi contenuti per l'azienda interessata. La nostra piattaforma nativa per la Realtà Aumentata e Virtuale, Reality Plus, permette tutto ciò che abbiamo scritto in precedenza, e anche di più.

Se sei interessato ad approfondire l'argomento, ti invitiamo a contattarci attraverso il nostro form di contatto.

Insieme possiamo dare forma virtuale alla vostra realtà aziendale, ai vostri obiettivi e necessità.

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Neosperience alla MDW 2020: la Milano BeatView

milano beatview

Come forse avrete notato, quest’anno Neosperience ha deciso di partecipare alla Milano Digital Week con (ben) due progetti distinti: la Milano BeatView e la Milano da Dire

In una situazione difficile abbiamo deciso di metterci in gioco 

Ci siamo detti: non c’è cosa più bella che affrontare i problemi con la consapevolezza di essere ancora in grado di sorridere per una cosa ben fatta. La nostra speranza era portare tale sorriso anche sul viso di chi avrebbe assistito alle nostre iniziative. Ci siamo riusciti? Solo voi potete dircelo. 

In questo primo articolo vi racconteremo la Milano BeatView 

Prima di farvi calare, però, con anima e corpo nel nostro primo progetto, vorremmo fare una premessa sulla Milano Digital Week di quest’anno, la prima totalmente online. 

Il tema dell’evento era “una città aumentata”. Il focus delle iniziative era dedicato ad evidenziare il ruolo dei vari quartieri all’interno dell’anima della città. Come? Fornendo un punto di vista unico sul tema delle smart city e sulle tecnologie digitali in grado, per l’appunto, di “aumentare” gli spazi urbani (come avevamo peraltro già fatto in un nostro precedente progetto)

Un argomento indubbiamente complesso, pieno di sfaccettature e molto sensibile. 

Il racconto di una città, infatti, presta il fianco alle possibili considerazioni negative, più che legittime, dei suoi cittadini.

“Abbiamo trovato pane per i nostri denti”, ci siamo detti. 

Presi penna e foglio, ci siamo messi subito al lavoro. 

Neosperience Reality Plus - Realdreams

This is "Neosperience Reality Plus - Realdreams" by Neosperience on Vimeo, the home for high quality videos and the people who love them.

La Milano BeatView

Il concept alla base di questo progetto ha preso forma per voce di Davide Ciacco, un nostro giovane Developer. 

“Studiare il rapporto fra musica, città e movimento, offrendo all’utente un’esperienza musicale personalizzata in base alla sua posizione nello spazio” 

Da questa idea siamo passati alla pratica. Ci siamo concentrati ad analizzare il ruolo che gioca la musica nella creazione storica di una città. 

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milano digitalweek

Tanti grandi musicisti hanno cantato le bellezze, le esperienze, gli amori e i luoghi di Milano che sono loro più cari. Spesso hanno raccontato il passato che li lega alla città, altre volte hanno illuminato la realtà urbana di oggi. 

La musica, abbiamo capito, è profondamente identitaria. È impossibile slegare una canzone dal contesto in cui è stata composta e cantata. Alcune volte questo collegamento è palese, altre volte è nascosto, ma c’è sempre. 

Abbiamo quindi deciso di creare una sorta di audioguida in musica della città. Abbiamo raccolto alcune delle canzoni più iconiche di Milano, ne abbiamo raccontato la storia, e le abbiamo inserite all’interno della Milano BeatView. 

Elio e le Storie Tese, Jannacci, Celentano, Myss Keta, Coma_Cose sono solo alcuni degli artisti che abbiamo deciso di inserire nel nostro progetto. Ognuno di essi, con il suo pezzo di Milano e la sua storia, è un punto di vista unico sull’esperienza di vivere la città. 

Milano BeatView

 

Grazie alla Milano BeatView l’utente potrà viaggiare per le strade meneghine ascoltando la colonna sonora della città e imparando le curiosità e le storie dietro ai grandi classici della musica.

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8 trend per l’eCommerce di domani

ecommerce box

L’eCommerce sta rivoluzionando il nostro modo di fare acquisti. In 20 anni è diventato lo strumento prediletto per lo shopping di tantissime persone in tutto il mondo. Il suo valore ha raggiunto nel 2020 i 2 trilioni di dollari, ed è destinato a crescere ancora. In questo articolo analizzeremo gli 8 trend che, secondo noi, saranno fondamentali per l'eCommerce del futuro.

 

eCommerce nel mondo

Il paese in cui il mercato del commercio online è più alto è la Cina, con 634 miliardi nel 2018. Le stime affermano che rimarrà in testa almeno fino al 2023. In Europa e in America le cifre sono più basse, ma in crescita costante.

Nei prossimi anni assisteremo a un vero e proprio “boom” del settore nei paesi in via di sviluppo, come l’India e i paesi del sud est asiatico, e l’Africa. Essenziale perché ciò avvenga è che in quei luoghi vengano potenziate le infrastrutture e la rete internet. Da notare che in questi paesi ci si connette soprattutto attraverso il mobile

 

eCommerce in Italia

In Italia il mercato dell’eCommerce nel 2019 valeva 48,5 miliardi di euro, con una crescita del 17% rispetto all’anno precedente. È da sottolineare che il lockdown sembra aver dato un’ulteriore spinta all’acquisto online. L’effetto di questo avvenimento lo vedremo però solo con i dati del prossimo anno.

 

8 Trend per l'eCommerce di domani

Fatta questa breve premessa sui numeri del commercio online nel mondo, ora ci dedicheremo ad elencare gli 8 trend che secondo noi avranno il maggiore impatto sul settore nel futuro prossimo.
 

  

1. Headless eCommerce: tutti possono gestire un eCommerce

Slegare back-end e front-end di un eCommerce è oggi diventato possibile, e preferibile. 

Quali sono i vantaggi? Una piattaforma più leggera e tempi di caricamento più corti, la possibilità di personalizzare da zero la User Experience e un minor rischio di incappare in problemi a causa di modifiche e aggiornamenti. 

In definitiva, un’esperienza migliore per utenti, designer, marketer e sviluppatori, e la possibilità di essere maggiormente resilienti

Le problematiche? 

I costi, soprattutto. Grandi marchi internazionali, come Michael Kors e Lancome hanno già sviluppato un proprio Headless eCommerce, e tanti si aggiungeranno ancora. 

E per le piccole aziende che non hanno grandi risorse da investire? 

Fortunatamente esistono piattaforme come Shopify che permettono di creare un Headless eCommerce in semplicità ed economicità. 

 

2. Chatbot: i nuovi shop assistant

Di Chatbot se ne parla ormai da molti anni. Nati per andare a sostituire o potenziare il Customer Service delle aziende, oggi vengono utilizzati con buoni risultati come Shop Assistant negli eCommerce. 

Proporre o vendere prodotti tramite un’interfaccia conversazionale porta notevoli vantaggi; diminuisce il tasso di abbandono degli utenti, ne migliora l’esperienza e permette una personalizzazione delle proposte gestita direttamente dall’acquirente, oltre al fatto che con la memorizzazione delle conversazioni si è in grado di recuperare dati di qualità. 

Al momento non sono ancora tanti gli eCommerce che utilizzano Chatbot per il supporto all’acquisto del cliente. I problemi maggiori riguardano i costi di sviluppo delle piattaforme e la gestione e il controllo continuo che richiedono, oltre al fatto che la tecnologia NLP (natural language processing) è quella che, fra quelle legate all’IA, ha visto i minori miglioramenti negli anni. 

Questo non toglie che il futuro prossimo degli eCommerce, come quello dei retail fisici, non può prescindere dall’automazione del processo di acquisto e dal supporto virtuale. Questo è un macro trend che determinerà in profondità l'esperienza di acquisto dell'eCommerce.

 

3. Lo Shopping è sempre più mobile 

Gli ultimi dati confermano che sempre più utenti comprano online dal proprio dispositivo mobile. I motivi sono molto vari:

  • Perché disponiamo di una connessione dati sempre più potente ed economica.
  • Perché i telefoni hanno schermi sempre più grandi per facilitare la navigazione. 
  • Perché sempre più siti di eCommerce vengono sviluppati seguendo il principio del mobile first
  • Perché sono ormai migliaia le app di eCommerce specifiche per i singoli esercenti;
  • Perché sempre di più si fanno acquisti sui social network
  • Perché son sempre più diffusi i negozi digitali che fanno uso della Realtà Aumentata per proporre i loro prodotti.

In generale, oggi non si può più prescindere dal creare sistemi di vendita online che siano incentrati sul mobile. 

 

4. Voice Commerce: chiedi e ti sarà dato

Questo è forse uno dei trend per l'eCommerce che dimostra di avere le maggiori possibilità di crescita. Il Voice Commerce è la vendita tramite dispositivi conversazionali come Alexa e Siri

Al momento l’utilizzo di tale funzione è ancora limitata, ma in futuro è probabile che sempre più persone decideranno di utilizzarla. 

Va sottolineato che il voice commerce funziona solo per certe categorie di prodotto e in un dato momento del customer journey dell’utente. Infatti, la persona deve aver già chiaro che cosa vuole acquistare prima di utilizzarlo. Per questo motivo è utile per acquisti ripetuti, poco costosi o comunque quando il cliente ha già raggiunto la propria decisione.  

 

5. Social Commerce: l’esperienza di acquisto diventa sociale

Si parla di Social Commerce quando gli acquisti possono essere fatti direttamente sui social network. Questa è una tendenza che si sta affermando ormai da alcuni anni. Monetizzare direttamente il proprio profilo social è un vantaggio non indifferenti per numerose aziende. 

Attraverso questa funzione, disponibile su Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok ed altri, gli utenti possono acquistare senza mai uscire dalla piattaforma. 

Migliora così l’esperienza generale dell’utente e diminuisce il tasso di abbandono. 

Perdere questa opportunità, soprattutto quando si ha un nutrito pubblico online, è un errore. 

Bisogna però ricordarsi che questi strumenti funzionano in particolare per prodotti di basso e medio valore. 

 

6. Realtà Aumentata e Virtuale: prova il prodotto dove vuoi

Il più grande limite di fare gli acquisti online consiste forse nell’impossibilità di poter vedere e toccare con mano il prodotto che si vuole acquistare. Per sopperire a questo limite, oggi molte aziende hanno cominciato ad utilizzare la Realtà Aumentata e Virtuale. 

Lo spartiacque che ha sancito la definitiva affermazione di queste tecnologie per il mondo del commercio è stata l’introduzione dell’app Ikea Place; da quel momento abbiamo assistito alla lenta, ma inesorabile, crescita dell’applicazione di queste tecnologie nel settore. 

Grazie al potenziamento prossimo della rete dati (5G), a grafiche sempre più fotorealistiche e alla diffusione dei visori VR presto non avremo più bisogno di andare a vedere o provare i prodotti in negozio.

 

7. Intelligenza Artificiale: un supporto a marketer e comunicatori

Anche nel settore dell’eCommerce l’IA finirà per giocare un ruolo chiave. Come?

Le sue applicazioni sono innumerevoli. Dall’analisi del comportamento degli utenti, alla gestione del magazzino, dai Chatbot (come abbiamo detto in precedenza) al mondo dell’Advertising; nei prossimi anni le attività di routine e promozionali saranno per la maggior parte in mano agli algoritmi.  

Anche il tema della personalizzazione dell’esperienza del cliente è strettamente legata all’Intelligenza Artificiale. Ne parliamo nella scheda seguente.

 

8. Personalizzazione: il cliente al centro

Quando parliamo di personalizzazione, intendiamo sia quella inerente al prodotto, sia quella legata all’esperienza dell’utente. Il pubblico vuole sentirsi importante e centrale, oggi più che mai. 

Per far ciò, innanzitutto, bisogna saper ascoltare e comprendere il cliente. In fin dei conti, l'Empatia è forse uno dei trend più rivoluzionari degli ultimi anni, e l'eCommerce non ne può fare a meno.

Come ci si dimostra empatici? Raccogliendo direttamente le richieste del pubblico, o analizzando il loro comportamento sull’eCommerce.

Nel primo caso l’output naturale è la diretta personalizzazione del prodotto.

Nel secondo, invece, l’obiettivo è la personalizzazione della comunicazione e del layout del sito/app

Con tutta probabilità, nei prossimi anni assisteremo a una progressiva trasformazione del mercato al dettaglio da one to many, a one to one, sia per quanto riguarda i prodotti - sempre più cuciti addosso alle persone - sia per quanto riguarda la comunicazione.

 

Conclusioni

8 trend sono fin pochi per poter descrivere le reali possibilità di crescita dell'eCommerce nel futuro.

Oggi l’eCommerce ha guadagnato una posizione di tutto rispetto all’interno delle dinamiche di vendita. La sua inarrestabile crescita non sembra rallentare, ma anzi accelera sempre più, anche alla luce degli ultimi avvenimenti drammatici. 

Come avrete notato, tutti i trend che abbiamo citato in questo approfondimento sono strettamente legati gli uni agli altri: è un ecosistema di tecnologie che si auto-supporta. Fintanto che il digitale continuerà ad evolversi, così farà anche l’eCommerce.

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nuova normalità

Davanti a noi si apre un periodo incerto. Chi afferma di conoscere le conseguenze sociali e economiche che avrà la pandemia sul mondo di domani non è da prendere seriamente. Una nuova normalità si avvicina, ma a molte domande non c'è ancora risposta. 

Questo, però, non toglie che sia giusto pensare e immaginare come potrebbe essere il nostro futuro prossimo. L’importante è avere la consapevolezza di “sapere di non sapere”. Alla fin fine il mondo lo costruiamo noi, con le nostre idee e convinzioni: se ci poniamo con animo positivo, siamo già a metà strada per costruire un mondo migliore.

In questo articolo cercheremo quindi di mettere a confronto opinioni positive e negative rispetto al mondo che verrà. L’obiettivo? Dare forma a un quadro che possa essere di riferimento per chi legge, e offrire un’opinione oggettiva a chi desidera immaginare il proprio futuro e una nuova normalità

Vaccino

C’è chi dice che il vaccino potrà essere pronto già a settembre, e chi invece afferma che, se mai il vaccino si troverà, non potrà che essere pronto fra anni. In mezzo al coacervo di voci che si levano sull’argomento ci sono poi scienziati che negano che il vaccino sia utile (è un virus influenzale, potrebbe mutare troppo frequentemente: meglio puntare a una cura) e chi afferma che il virus scomparirà naturalmente, come è successo per l’Influenza Spagnola. 

In nessun caso gli scienziati sono certi delle proprie affermazioni, anche perché nella scienza ogni certezza è valida fino a prova contraria.  

Tutte le opinioni però concordano su un punto: una soluzione si troverà, magari anche in tempi brevi. Migliaia - se non milioni - di ricercatori in tutto il mondo stanno lavorando ed esplorando innumerevoli strade. Stiamo assistendo alla mobilitazione sanitaria più grande della storia. Che sia un trattamento per la profilassi, una cura definitiva o un vaccino, tutti concordano sul fatto che difficilmente l’epidemia resterà senza una risposta efficace. 

Economia

economia

C’è chi dice che il Covid-19 porterà a una crisi economica di proporzioni bibliche, e chi invece immagina un domani in cui questo periodo sarà visto come “il momento della rinascita per l’economia globale”. A metà fra queste due posizioni antitetiche si posizionano affermazioni del tipo: “Il domani sarà un disastro, ma almeno avremo dato una bella spinta alla digitalizzazione”, o: “Sì, rinasceremo per poi morire soffocati dal nostro enorme debito pubblico”. 

Anche in questo caso nessuno può fornire una risposta definitiva. L’unica cosa da tenere in considerazione - quando si parla di crisi economiche - è il potere che la speranza può esercitare sulla stessa. Il circolo vizioso della contrazione della domanda scaturisce dalla convinzione, reale o no, che si stia vivendo in un momento di crisi. L’unico modo per evitare conseguenze catastrofiche, e sperare in una reale rinascita, è continuare a nutrire la fiducia delle persone e delle imprese. Oggi lo stato ha la possibilità di investire e di sforare i limiti di bilancio; è un’occasione unica da non sprecare. 

I nuovi equilibri

Per chi si professa sovranista, la pandemia di Covid-19 sarà l’occasione perfetta per chiedere uno stato maggiormente indipendente. Chi invece crede nel valore di una maggiore cooperazione internazionale, è fiducioso che in futuro questa esperienza darà alle persone la consapevolezza che, come umanità, siamo tutti nella stessa barca. 

In entrambi i casi, vivremo nei prossimi anni una trasformazione considerevole: non possiamo immaginare che i rapporti di forza e di valore fra le nazioni possano rimanere gli stessi. Una nuova normalità che vivremo uniti o divisi: sicuramente non più nel limbo che stiamo vivendo oggi

La tecnologia nell'era del Covid-19

Tecnologia

In questo periodo la tecnologia è protagonista assoluta sia del tempo libero, sia del lavoro.

Continuerà a essere così centrale anche in futuro, quando tutto sarà finito? Alcuni dicono che non potremo più farne a meno: lo smart working diventerà elemento fondamentale delle nostre vite. In generale saremo più restii ad uscire di casa, preferendo rimanere sul divano a guardare la nostra serie preferita su Netflix. 

Altri invece affermano che nei prossimi mesi proveremo un’avversione per tutti gli strumenti che eravamo soliti utilizzare in quarantena, e per questo motivo finiremo per ri-apprezzare il valore della corporeità e del contatto fisico con le altre persone. 

In generale, il futuro probabilmente ci insegnerà a trovare un equilibrio tra fisico e digitale. Manterremo le buone abitudini virtuali che abbiamo scoperto in questo periodo, e rifiuteremo quelle che abbiamo scoperto essere inutili e dannose

PMI o grandi player internazionali? 

La prossima crisi economica ha il potere di rivoluzionare i rapporti di forza tra i player economici italiani. 

Già prima i grandi soggetti internazionali, come Amazon o Zalando, stavano mettendo in crisi il tessuto economico tradizionale italiano, obbligando alla chiusura numerose piccole realtà. Oggi questa tendenza sembra ancora più palese. Questa situazione si acuirà o assisteremo a un’inversione di marcia? 

È una domanda di difficile risposta. Se questa situazione critica spingerà le PMI a rinnovarsi, allora probabilmente assisteremo a una rivoluzione favorevole alle piccole realtà. Se ciò non avverrà, i player internazionali continueranno a erodere quote di mercato. 

Solo una cosa è certa: il destino delle PMI italiane è nelle mani dei loro imprenditori. Se questi saranno in grado di rinnovarsi e di approfittare della situazione che si è venuta a creare, allora la nuova normalità non potrà che sorridergli. 

Lavoro

Il mondo del lavoro sarà nomade? Torneremo mai a lavorare in ufficio come prima? A queste domande dovrebbe essere abbastanza facile rispondere, perché giungeremo a una soluzione già nel breve periodo.

La tendenza che sembra evidenziarsi è quella di continuare a prediligere il lavoro da casa; per questo motivo difficilmente torneremo alla situazione da cui siamo partiti. Nei limiti del possibile verrà data la possibilità di scegliere dove lavorare alla singola persona: sicuramente questa sarà una delle conseguenze più positive (e sicure) della pandemia. 

La Mobilità post Covid-19

Mobilità

Il bonus per la micro mobilità sostenibile che il governo intende elargire ai cittadini delinea il possibile futuro dei trasporti. Meno macchine, più piste ciclabili e marciapiedi più larghi. L’automobile privata guadagnerà sì una nuova centralità, ma sarà strettamente legata alle figure dei lavoratori pendolari. 

Questi arriveranno ai parcheggi alle porte delle città, prenderanno la bicicletta dal bagagliaio e si dirigeranno verso il centro. 

O almeno questo è quello che immaginano i nostri legislatori

Il futuro sotto questo punto di vista è nebuloso; c’è il rischio che le persone decidano di andare in ufficio con la propria vettura privata. Esiste quindi il pericolo di rendere inutili tutte le vittorie ecologiste raggiunte (con difficoltà) in questi anni. 

Una nuova normalità

nuova normalità

 

Infine vorremmo concludere con una riflessione sul significato di “nuova normalità”. 

È un concetto sintesi di tutti quegli elementi di cui abbiamo trattato sopra. 

Come cambierà il nostro stile di vita nei mesi a venire? Come ci porremo alla “normalità” quando tutto questo sarà finito? Queste sono domande destinate a rimanere senza risposta a lungo. Solo con gli occhi della consapevolezza, passato del tempo, potremo guardarci indietro e riconoscere come la pandemia è riuscita a distruggere e ricostruire le nostre abitudini quotidiane

Tutti però concordano su un fatto: la nostra vita non sarà più la stessa. Già oggi sappiamo dentro di noi di essere cambiati profondamente. Solo più avanti sapremo come questo nostro cambiamento interno, questa nostra "nuova normalità", influirà sul contesto generale.

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Visual Storytelling. Come sfuggire all’anonimato?

Visual Storytelling comics

Quali sono le ultime tecnologie per il Visual Storytelling? Quali sono le applicazioni all’interno del marketing e della comunicazione? Come è possibile riuscire a distinguersi dalla concorrenza?

In questo nostro approfondimento analizzeremo le innovazioni tecnologiche inerenti alla pratica del Visual Storytelling. Partiremo dai concetti base di questa disciplina, fino ad arrivare alle ultime applicazioni.

Prima di iniziare, è giusto sottolineare i fattori che hanno contribuito al successo del Visual Storytelling.

  1. La nostra mente elabora le immagini 60mila volte più velocemente dei testi; il 90% delle informazioni che vengono trasmesse al cervello è visivo;
  2. Le immagini “durano” più a lungo delle parole; l’80% delle immagini vengono ricordate, mentre solo il 20% delle parole ci rimangono impresse;
  3. Il nostro cervello preferisce ricevere le informazioni tramite una storia, un racconto. Questa tendenza si manifesta ancor più chiaramente nel marketing: il 92% del pubblico preferisce conoscere i prodotti e i brand tramite le loro storie.

moving memory

Da quando si ha memoria, il concetto di storia è sempre stato presente all’interno delle dinamiche umane. Le pitture rupestri di decine di migliaia di anni fa ci mostrano un’umanità che già in principio raccontava il suo ambiente attraverso le immagini. 

Dalla nascita del capitalismo e del mercato diffuso, il Visual Storytelling è entrato all’interno delle dinamiche del marketing. La definizione di Shlomi Ron, CEO del Visual Storytelling Institute, è la seguente: “Il Visual Storytelling è una strategia di marketing che sfrutta narrazioni avvincenti, mettendo il cliente al centro della storia, messe in scena con un’esperienza emotiva visiva e distribuita efficacemente lungo il percorso del compratore, al fine di potenziare la vita dei clienti e generare risultati di business”.

Oggi il pubblico, che dà ormai per scontata la funzionalità, sceglie di acquistare un prodotto in base alle emozioni che questo suscita. Per questo motivo le aziende, oggi, sono obbligate a proporre e comunicare esperienze, piuttosto che le caratteristiche tecniche. Tutti i case studies di successo degli ultimi decenni vanno in questa direzione: basti pensare a Apple e a come è riuscita a diventare l’oggetto del desiderio di milioni di persone solo grazie al suo posizionamento come potenziatore della creatività e dell’unicità di ogni uomo. 

Ebbene, il Visual Storytelling ha avuto un ruolo determinante. Chi si ricorda la celeberrima pubblicità “1984” realizzata da Ridley Scott per il lancio del Macintosh? Non fu solo uno spot, ma la traduzione in immagini della mission di Apple, un racconto di quello che era e sarebbe stata la rivoluzione che i prodotti della mela avrebbero portato nel mondo dei computer. 

1984 apple

Se in quegli anni il Visual Storytelling, per i suoi costi intrinseci (realizzazione, acquisto dello spazio pubblicitario), era una strategia adottabile solo dalle grandi aziende, oggi la situazione è decisamente cambiata. Grazie al digitale, ogni realtà, anche la più piccola, può raccontare la sua storia attraverso le immagini.

Per merito dei social network, dell’evoluzione dei siti web e della diffusione delle applicazioni mobile, tutti noi siamo in grado di trasmettere emozioni e farci conoscere da un pubblico globale. 

Tutti questi medium mettono a disposizione formati sempre più vari e centrati sui singoli stili di narrazione: immagini, video, stories, caroselli, animazioni, infografiche, fino ad arrivare alla Realtà Aumentata (AR) e alla Realtà Virtuale (VR). 

Ma è subito sorto un nuovo problema. Se oggi è semplice creare una campagna di Visual Storytelling, al contempo è diventato difficilissimo farsi notare e distinguersi dalla concorrenza. Gli unici fattori differenzianti che offrono un vantaggio sono strumenti e tecnologie innovative; il problema è che possono essere utilizzate solo dalle grandi realtà, perché costose e di difficile applicazione pratica. 

Per quanto ci sia una storia da raccontare, e per quanto bella e appassionante possa essere, il rischio è che questa si perda nella confusione dell’online. Attirare l’attenzione del pubblico è diventato imprescindibile.

Alcuni studi - il più famoso dei quali è quello pubblicato da Microsoft nel 2005 - hanno evidenziato come la nostra soglia dell’attenzione (ovvero per quanto tempo, mediamente, riusciamo a rimanere concentrati) sia precipitata negli anni; oggi riusciamo a prestare attenzione a un contenuto per circa 8 secondi. Come è successo? La causa principale è dovuto alla montagna di informazioni e contenuti da cui siamo travolti quotidianamento. Per questo motivo tendiamo a ignorare la maggior parte di essi durante la giornata.

Noi di Neosperience, per venire incontro alle aziende hanno problemi di “riconoscibilità”, abbiamo sviluppato la Soluzione Image Memorability, che permette all’utente che la utilizza (il Social Media Manager, il marketers, il fotografo, etc.) di conoscere in anticipo quanto una certa immagine verrà ricordata dal pubblico, il tutto grazie a un’Intelligenza Artificiale che è stata “educata” a riconoscere gli elementi che rimangono maggiormente impressi nella memoria di chi guarda.

Inoltre, attraverso lo studio del pattern visivo, Image Memorability è in grado di evidenziare quale zona dell’immagine sarà più memorabile; se per esempio un social media manager sta per lanciare una campagna per pubblicizzare un paio di scarpe, analizzando le immagini pubblicitarie attraverso Image Memorability potrà scoprire che ciò che più rimane impresso non sono i sandali, ma la modella che li indossa.

In definitiva, il Visual Storytelling è uno strumento potentissimo per comunicare il proprio brand e i suoi valori; l’esplosione del digitale, però, ha complicato la vita delle aziende. Oggi riuscire a distinguersi e a farsi ricordare è sempre più difficile. Fortunatamente le ultime tecnologie possono venire in soccorso ai brand; Image Memorability può giocare un ruolo importante nella lotta alla visibilità.

Iscrivetevi alla demo gratuita e comunicateci le vostre impressioni!

 

 

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L’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning possono offrire un aiuto concreto contro il Coronavirus (Covid-19). Abbiamo quindi deciso di dedicare un team di esperti e la nostra tecnologia alla creazione di algoritmi di screening che siano di supporto ai medici e al sistema sanitario.

Insieme per sconfiggere il Coronavirus grazie all’Intelligenza Artificiale

Con l’hashtag #defeatcovid19, noi di Neosperience abbiamo lanciato l’iniziativa e la community di esperti defeatcovid19.org rivolta a tutte le aziende e i professionisti che si occupano di Intelligenza Artificiale. L’obiettivo è quello di individuare risposte tecnologiche comuni che siano di supporto alle strutture sanitarie e ai medici in un momento così difficile. 

Gli strumenti e i partner

Abbiamo reso disponibile la piattaforma Neosperience Cloud (in una sua nuova versione, definita Core Edition) e il nostro team di data scientist alle organizzazioni e agli enti che lottano contro il Coronavirus, unendo le forze:

  • con il Politecnico di Milano, primo partner dell’iniziativa;
  • con il Consorzio Europeo Nestore, composto dallo stesso Politecnico di Milano, da Neosperience e da altri 14 partner da 8 paesi europei;
  • con i nostri partner di Value China, che possono vantare un rapporto unico e un canale preferenziale con esperti ed enti cinesi già attivi nella ricerca, come Tencent.

Mettiamo così insieme le nostre abilità e unicità e siamo così in grado di dare un respiro internazionale all'iniziativa.

L'obiettivo dell'iniziativa Defeatcovid19.org

“Stiamo aggregando un team di esperti di intelligenza artificiale da tutto il mondo – ha spiegato Dario Melpignano, Presidente di Neosperience. Noi abbiamo fatto un primo passo rendendo disponibile la piattaforma Neosperience Cloud, in un’apposita versione denominata Core Edition, offerta da oggi a titolo gratuito a tutti gli enti di ricerca pubblici, privati e non profit attivi nel mondo della salute che ne faranno richiesta per le finalità di screening e supporto alla diagnosi del Covid-19.”

Giuseppe Andreoni, coordinatore del laboratorio TeDH (Technology and Design for Healthcare) del Politecnico di Milano e coordinatore scientifico del progetto europeo Nestore, afferma: “Insieme a Neosperience abbiamo dato vita a un gruppo di lavoro che può elaborare algoritmi di screening con cui coadiuvare il personale sanitario. Obiettivo del team è accogliere da subito in modo ampio e inclusivo gli apporti delle organizzazioni e dei data scientist più esperti, valorizzando gli sforzi di ciascuno verso il bene comune.” 

Una sfida che mette insieme le nostre competenze tecniche e le motivazioni ideali, come ribadisce Dario Melpignano. “In queste ultime settimane ci siamo dedicati a comprendere come essere più utili alla nostra comunità nella difficile situazione che stiamo vivendo. Una delle esigenze principali è avere a disposizione strumenti di diagnosi che siano rapidi e facilmente integrabili nei processi di screening. L’intelligenza artificiale e il machine learning possono fornire un contributo nella diagnosi precoce ai sistemi sanitari di tutto il mondo: per organizzare l’operatività, programmare le terapie e migliorare l’efficienza in un momento così critico.” 

La tecnologia: intelligenza artificiale e machine learning per supportare lo screening e la determinazione della prognosi.

Le tecnologie che mettiamo a disposizione includono le reti neurali specializzate nel riconoscimento di pattern specifici all’interno di immagini e i modelli di correlazione dei dati, che potranno essere impiegati nel supporto allo screening e, in seguito, nella valutazione delle terapie in relazione ai dati raccolti, migliorando la determinazione della prognosi. Dati raccolti in forma anonima, nel rispetto della normativa sulla privacy.

Ha contribuito all’ideazione del progetto il Dott. Alberto Barosi, responsabile della Diagnostica Non Invasiva Cardiovascolare dell’Ospedale Sacco di Milano, esperto nel campo della diagnostica con ultrasuoni. L’iniziativa vede coinvolti un pool di Ospedali Covid delle province di Milano, Bergamo e Brescia. 

Condivisione delle tecnologie e dei risultati dell'iniziativa

Neosperience, insieme al Politecnico di Milano, ai membri del Consorzio di Nestore e ai partner di Value China, si farà promotrice della condivisione, senza fini di lucro, dei risultati conseguiti, che rimarranno proprietà del mondo scientifico. 

I dati e i modelli, unitamente alle metodologie sviluppate, saranno sia resi pubblici su strumenti open source quali Github, sia messi a disposizione dei gruppi di ricerca italiani ed esteri che ne faranno richiesta, potenziando così gli strumenti a supporto della diagnosi e della cura.

Partecipa anche tu, come privato o come organizzazione

I data scientist e le organizzazioni che vogliono approfondire e aderire all’iniziativa possono accreditarsi sul sito

http://www.defeatcovid19.org/ 

completando il form dedicato.

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L’Intelligenza Artificiale che vede attraverso le pareti

Quest'oggi parleremo di una nuova applicazione dell'Intelligenza Artificiale, sviluppata dal MIT e chiamata RF-Pose, che è in grado di "vedere" attraverso le pareti. Prima, però, facciamo un passo indietro e chiediamoci: "perché?".

Rispetto ad altre specie animali, non possiamo affermare che i nostri sensi siano particolarmente sviluppati; si sono infatti lentamente attenuati, assopiti, grazie o a causa dello sviluppo psichico ed intellettuale degli ultimi 10.000 anni, che ha posto in secondo piano tutto il resto. Ciò che, però, è meraviglioso della nostra continua evoluzione è il desiderio insaziabile di potenziare i sensi e le capacità che già possediamo, tornando ad abilità primitive, o prendendone in prestito di nuove da altre specie animali. 

Fra i cinque sensi, ciò che abbiamo di meglio da offrire è indubbiamente la vista; per questo, diamo un così grande valore simbolico ai nostri occhi. Siamo ormai in grado di vedere al buio o di captare infrarossi e proprietà termiche, come alcuni animali possono già fare. Il prossimo passo, secondo molti, sarà l’acquisita capacità di vedere attraverso gli oggetti. 

Come ben si sa, certi animali, come ad esempio i pipistrelli, utilizzano un radar altamente sviluppato per muoversi nello spazio, che permette loro di vedere le prede anche a grande distanza e attraverso alberi e fronde. 

Da circa un secolo che noi umani abbiamo familiarità con le frequenze radio, ma solo negli ultimi anni si è stati in grado di creare un dispositivo portatile e preciso per poter riconoscere una persona o un oggetto attraverso le pareti utilizzando questa tecnologia. Attualmente, il problema maggiore è il costo del dispositivo radar e la mancanza di precisione che ancora lo contraddistingue, ma gli ultimi sviluppi in fatto di machine learning e IA rappresentano dei significativi passi avanti. 

Il progetto dell’MIT 

Circa un anno fa il MIT ha pubblicato i risultati di uno studio riguardo all’utilizzo di onde radio a bassa frequenza per il riconoscimento dei movimenti delle persone attraverso le pareti. L’IA sviluppata su un deep neural network, chiamata RF-Pose, è in grado di realizzare modelli in due dimensioni.

Inizialmente una rete neurale ha estratto, grazie all’utilizzo di telecamere, uno sticker dalle migliaia di immagini di persone intente a condurre le attività più disparate. Successivamente il sistema RF-Pose gli è stato affiancato per collegare gli sticker ai corrispettivi dati radio. 

Quando il RF-Pose ha cominciato a lavorare in autonomia, i ricercatori hanno notato, non con un certo stupore, che questo era in grado di percepire le persone attraverso le pareti, con un calo della precisione del solo 10%. È sorprendente che la precisione dei risultati, fra il sistema visivo e quello basato sulle onde radio, sia assolutamente comparabile. 

Un’altra abilità che il RF-Pose può vantare è la capacità di riconoscere la singola persona, grazie alle sue caratteristiche fisiche o ai movimenti, con una precisione dell’83%.

I benefici in termini di privacy 

Una caratteristica fondamentale di questo tipo di strumento è rappresentata dalla possibilità di tracciare il movimento delle persone nel completo rispetto della loro privacy. L’utilizzo di onde radio, infatti, restituisce la silhouette della persona che si trova dietro il muro, senza alcuna specificazione dei tratti somatici o delle caratteristiche individuali che permetterebbero l’identificazione del soggetto. 

Una tutela di questo tipo permette di sviluppare applicazioni commerciali totalmente sicure e nel pieno rispetto delle normative sulla privacy che stanno diventando sempre più stringenti. 

Le applicazioni pratiche 

I possibili sbocchi pratici di questa tecnologia sono infiniti, anche grazie al fatto che il sistema è a basso costo di sviluppo e di facile utilizzo. 

I ricercatori del MIT affermano che inizialmente verrà sperimentato in ambito medico, per riconoscere o seguire lo sviluppo di certe malattie, come il Parkinson e la SLA, attraverso micro segnali e caratteristiche fisiche. Allo stesso tempo si pensa di implementarlo in case di riposo o abitazione private di soggetti con difficoltà motorie, come dispositivo di sicurezza che, nel caso di una caduta o situazioni di rischio, può mettere in allarme il personale sanitario.

Altri possibili ambiti d’uso sono il gaming - in cui il riconoscimento dei movimenti del giocatore non dipenderebbe più da una videocamera, limitata da un certo raggio d’azione; la sicurezza e la robotica, con il potenziamento delle capacità di movimento e la mappatura degli spazi interni, come stanno già facendo Apple e Google con Indoor Maps Program e IndoorMaps, che fanno uso della rete Wi-Fi e della planimetria dell’edificio.

La nostra soluzione per i retailer 

Noi di Neosperience abbiamo sviluppato, negli anni, una soluzione per la Customer Experience in store, che si basa su una tecnologia innovativa e rivoluzionaria per il settore.

People Analytics, infatti, utilizza alcune telecamere posizionate nel negozio che, unite ai nostri sistemi di analisi dei flussi basati sull’IA, riconoscono i movimenti dei clienti e evidenziano le zone che registrano un maggiore o minore flusso di utenti, grazie a una mappa di calore. Un sistema di questo tipo permette di acquisire insight molto interessanti e di individuare problematiche e punti di forza nella disposizione dei prodotti o nel comportamento dei dipendenti. 

Ovviamente questa tecnologia potrebbe essere potenziata con il RF-Pose del MIT, così da superare i limiti ambientali del negozio.

Il sistema RF-Pose per l’advertising 

Un’altra possibile applicazione è l’implementazione del sistema RF-Pose nella cartellonistica digitale e tradizionale. Già alcuni soggetti, come Grandi Stazioni Retail, utilizzano totem capaci, attraverso telecamere, di leggere le espressioni facciali del pubblico e, più in generale, tenere conto del numero di persone che passano e della loro posizione nello spazio. 

Questo tipo di tecnologia, però, è molto costosa. Uno strumento basato sul sistema RF-Pose, invece, sarebbe in grado di tenere conto dei passanti e della loro posizione. In questo caso, potrebbe essere applicato anche alla cartellonistica tradizionale senza grandi spese di implementazione. 

Inoltre, lo stesso sistema potrebbe essere utilizzato per inviare notifiche ai clienti che passano davanti all’adv, se questi hanno dato l’autorizzazione a ricevere notifiche. 

In definitiva, il RF-Pose è un sistema che promette di migliorare di molto il nostro modo di comprendere i movimenti e le attività degli utenti, tenendo sempre presente che la privacy del pubblico è la cosa più importante da proteggere. 

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Crisis Management: l’IA per aiutare a predirla e affrontarla

Quali risposte e aiuti può offrire il Crisis Management e l'applicazione dell'IA al suo interno?

In un mondo sempre più dinamico, tecnologico, globalizzato, responsabile e sensibile rispetto a molte tematiche, le situazioni di crisi potenziali o reali in cui le aziende possono imbattersi sono in costante aumento. Basti pensare al tema dei cyber attacchi; negli ultimi anni si sono moltiplicati in ogni settore, dal pubblico al privato, mettendo a serio rischio dati sensibili e sistemi informatici. 

Riuscire a prevedere e a risolvere le problematiche che via via possono intaccare la tua brand reputation è essenziale. Se ti prepari per tempo e se sei riuscito a sviluppare le giuste competenze all’interno della tua azienda, hai le giuste skills per affrontare ogni situazione. 

Se invece anche i piccoli problemi ti mettono in difficoltà condizionando il tuo operato, allora il tuo business, nel caso che un evento interno o esterno sopraggiungesse, rischia di finire gambe all’aria.

Perchè, ricordando l’ammonimento di Ian Mitroff, forse il più importante esperto di crisis management, “non ci si deve chiedere più se un evento critico si verificherà, bensì quando, dove e con quali conseguenze”

La ricerca di Deloitte sul Crisis Management

Nel 2018 Deloitte ha condotto un’innovativa ricerca riguardo alla percezione di manager ed esperti di settore sul tema nel crisis management. I risultati sono stati sorprendenti sotto molti punti di vista. 

Ciò che è balzato agli occhi degli esaminatori è stata una generale self confidence dei manager, che molte volte ritengono la propria azienda pronta a sostenere un evento inaspettato e pericoloso, quando in realtà non hanno dati empirici su cui basarsi. 

Per fare un esempio, l’88% degli intervistati ha affermato di essere in grado di affrontare uno scandalo aziendale, quando in realtà solo il 17% lo ha vissuto in prima persona, nella realtà o grazie ad una simulazione.

Il punto è proprio questo. Sperimentando e provando sulla propria pelle situazioni di crisi, la percezione dei dirigenti cambia considerevolmente. La ricerca ha infatti evidenziato che, tra coloro i quali nei due anni precedenti avevano sperimentato una situazione aziendale drammatica, la necessità di investire in prevenzione e formazione risultava considerevolmente più alta rispetto alle priorità evidenziate dai colleghi ancora senza crisi sulle spalle.

Quindi, come è giusto comportarsi?

Preparandosi per tempo. Per prima cosa, è assolutamente necessario redigere una lista dei possibili problemi in cui potrebbe incappare l’azienda. 

Redigere una valutazione dei rischi coerente è il primo passo per non farsi trovare impreparati.

Successivamente va nominata e organizzata una task force che sia responsabile in caso di crisi. È uso comune coinvolgere i soggetti che si occupano delle pubbliche relazioni e del rapporto con i consumatori, i vertici più alti dell’azienda, che dovranno essere i soggetti con cui si relazioneranno media e istituzioni e, inoltre, l’ufficio legale, per spiegare e dipanare ogni questione giuridica.

Essenziale è anche programmare simulazioni di crisi, in base alla valutazione di rischio redatta precedentemente. L’esperienza è l’unico strumento utile per affrontare una crisi nel miglior modo possibile, ma è anche la lente d’ingrandimento sulle debolezze aziendali. 

Si dice che quando una persona si trova in una situazione di pericolo, questa mostra la sua vera natura. Per le aziende funziona allo stesso modo. Non bisogna mai sottovalutare il potere che una simulazione ha per la crescita e la consapevolezza di dipendenti e dirigenti. 

Quali sono gli strumenti già esistenti?

Uno sicuramente da citare è In Case of Crisis by RockDove Solutions, proposta come app utilizzabile dai quadri aziendali. Questo strumento si ripromette di aiutare le aziende ad affrontare situazioni di crisi attraverso strumenti come protocolli operativi, sistemi di messaggistica intra app tra responsabili, notifiche personalizzate e report delle attività messe in campo.

La domanda però è un’altra: si può fare di più?

A riguardo, è interessante partire dalla famosa definizione che Timothy Coombs, Associate Professor in Communication Studies at Eastern Illinois University, diede di crisi aziendale. “Una crisi è la percezione di un evento non prevedibile che mette in pericolo le aspettative degli stakeholder e che può seriamente compromettere la capacità operativa di un’organizzazione con conseguenze negative”

Due sono i passaggi essenziali: “non prevedibile” e “compromettere la capacità operativa”. Cercheremo di individuare ora quali soluzioni, basate sull’IA, renderebbero questa definizione obsoleta.

Soluzioni basate sull'Intelligenza Artificiale per il Crisi Management

Partiamo dalla sua non prevedibilità. Abbiamo già visto che grazie a simulazioni e formazione, uniti a un valutazione dei rischi affidabile, la possibilità di prevedere situazioni rischiose cresce considerevolmente. 

Ma immaginiamo di implementare all’interno dello strumento un’IA in grado di aiutare i responsabili nella valutazione dei rischi, riconoscendo operazioni e dimensioni dell’azienda, la sua posizione geografica e i macro fattori esterni che potrebbero influenzare le operazioni. 

In questo modo, l’IA propria dell’app potrebbe sviluppare programmi di formazione ad hoc per i singoli responsabili, immaginando situazioni e implicazioni plausibili, su base anche probabilistica, e collegando autonomamente domande a comportamenti da adottare e best practices. 

Inoltre potrebbe simulare una situazione di crisi vera e propria, coinvolgendo tutti i responsabili, misurando tempi di reazione e efficacia di scelte e operazioni, tenendo come termine di confronto le crisi passate, divise in well or bad concluded. 

Riguardo al problema della compromissione delle capacità operative aziendali, la sua utilità consisterebbe nel facilitare la comunicazione fra tutti i membri della task force e nel tenere sotto controllo i parametri di crisi. 

Specifiche funzionalità

Andando più nello specifico, nel momento in cui è certo che una crisi sia in atto, chi ne è a conoscenza potrebbe mandare un alert automatico, con i dati più importanti già raccolti dall’IA, a tutti gli altri responsabili.

Una volta inserite le informazioni su stato, tipo e caratteristiche della situazione di crisi, l’IA potrebbe aiutare a prevederne lo sviluppo, immaginando soluzioni ad hoc per riuscire ad affrontarla. Inoltre, l’Intelligenza Artificiale potrebbe svolgere funzionalità di web listening, monitorando le parole chiave collegate all’azienda su internet e sulle piattaforme social, per tenere sotto controllo lo sviluppo della crisi. Inoltre, con un unico strumento sarebbe possibile monitorare l’operato dei propri servizi di customer service, e dei membri stessi della task force.

Grazie a queste nuove opportunità tecnologiche, si ridurrebbero significativamente i rischi di vedere compromessa l’operatività aziendale. Inoltre l’IA sarebbe in grado di imparare dagli errori propri e altrui, migliorando costantemente la propria efficienza e limitando sempre di più le conseguenze sfavorevoli delle situazioni di crisi.

In definitiva, le possibilità di migliorarsi ancora rispetto al crisis management esistono e vanno perseguite. Perché prevedere una crisi e limitarne i danni è una questione che riguarda la vita e il lavoro di migliaia e migliaia di lavoratori e cittadini. L’Intelligenza Artificiale serve proprio a questo, ad aiutare noi uomini a vivere meglio e in sicurezza.

 

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Etica e tecnologia. Il lato oscuro dietro al tech

Etica e Tecnologia. Cosa si nasconde e quali sono le motivazioni di chi è favorevole ed entusiasta per un uso indiscriminato e illimitato della tecnologia e, invece, di chi si rifiuta in toto di accettarla?

Il giudizio di noi uomini è un pendolo che continuamente oscilla fra ottimismo e pessimismo. Questa tendenza si manifesta chiaramente quando ci si trova a doversi confrontare con gli sviluppi tecnologici che negli ultimi decenni hanno modificato il nostro stile di vita.

Umberto Eco, nel lontano 1964, dava alle stampe Apocalittici e Integrati, un saggio che aveva lo scopo di mettere ordine, una volta per tutte, tra i vari giudizi che venivano espressi riguardo alla società di massa. Eco cercò di trovare una giusta e ragionevole via di mezzo tra chi si mostrava entusiasta e chi, invece, aborriva il cambiamento perché, come la saggezza popolare ci insegna, in medio stat virtus

La situazione attuale del rapporto fra etica e tecnologia

Lo stesso discorso si può trasferire, senza particolari modifiche, nella società di oggi, che vede due schieramenti confrontarsi con violenza su diversi temi, come social network, privacy, rapporti personali, aggressività online e deresponsabilizzazione. Fra chi ha cieca fiducia nella nascita di un mondo finalmente giusto, e chi predice la fine della nostra esistenza, anche noi, come il pendolo,  siamo altalenanti nel giudizio sul nostro futuro tecnologico.

Nell’ultimo periodo, ad alimentare il dibattito, sono salite agli onori della cronaca notizie relative a razzismo, pregiudizi e scarsa sensibilità etica delle Intelligenze Artificiali che vengono adoperate dai grandi soggetti internazionali nella gestione dei social network, nei procedimenti di recruitment aziendale, nei sistemi predittivi della polizia e in molte altre applicazioni.

Ebbene, non c’è da stupirsi; la tecnologia non è neutrale. 

Questa è creata dagli umani per i suoi simili, e porta dentro di sé tutti i pregiudizi e lo storico personale di chi la sviluppa. Questa verità viene alla luce chiaramente nelle applicazioni dove la tecnologia ha una voce e si relazione direttamente con i suoi creatori.

Tay, il bot di Microsoft

Nel 2016, Microsoft rilascia su Twitter il suo bot più evoluto, Tay, acronimo per thinking about you, per migliorare le sue abilità conversazionali all’interno del social network. 

In meno di 24 ore Tay comincia ad usare un linguaggio offensivo, sessista e razzista, costringendo Microsoft a ritirare il bot. 

Le cause di questo disastro mediatico vengono presto scoperte: durante quel breve lasso di tempo, l’Intelligenza Artificiale, che non era stata istruita a riconoscere e limitare i comportamenti scorretti, ha imparato dagli utenti stessi di Twitter a utilizzare un linguaggio inappropriato. 

Il sistema di moderazione dei contenuti di Youtube 

Un altro esempio che va citato perché pervasivo nelle nostre vite è il funzionamento del sistema di moderazione dei social network. Come ben sappiamo, nel 90% dei casi è un’Intelligenza Artificiale, addestrata per riconoscere quali siano i contenuti inadatti, a controllare ciò che viene pubblicato sui social. Ebbene, non è raro il caso di utenti che sono stati il bersaglio di un comportamento discriminatorio da parte del sistema di controllo dei contenuti. 

In riferimento a ciò, è interessante l’episodio inerente alla piattaforma di video-streaming YouTube, che ha penalizzato economicamente e in visibilità i contenuti su temi LGBTQ+ di numerosi content creator. In questo caso, il sistema non è stato in grado di distinguere tra temi sessualmente espliciti, e quindi non ammessi, e video che invece mettevano in luce i differenti orientamenti sessuali e di genere degli autori.

I casi noti che possono essere presi in considerazione in questo post sono veramente tanti, e molti altri sono quelli che non hanno ricevuto visibilità mediatica e che per questo ignoriamo.

OpenAI e corsi universitari

In risposta, molti soggetti negli ultimi anni hanno recepito l’importanza del tema e sono corsi ai ripari. OpenAI, società no-profit che vanta fra i propri finanziatori Elon Musk e Bill Gates, si è posta come obiettivo la creazione di un’Intelligenza Artificiale libera, sicura e che possa migliorare la vita di tutta l’umanità, senza discriminazioni. 

Molte università, invece, hanno cominciato a inserire, all’interno delle proprie offerte formative, esami e specializzazioni riguardanti l’etica nell’intelligenza artificiale. Harvard, Stanford, il Massachusetts Institute of Technology; tutte le più importanti fucine di talenti del settore tecnologico hanno finalmente compreso l’importanza di insegnare ai propri alunni che la tecnologia, come abbiamo già detto, non è neutrale e va pensata secondo coscienza. 

Anche in Italia, per quanto i corsi universitari su IA e machine learning siano ancora limitati numericamente e territorialmente, il tema dell’etica applicata alla tecnologia è trattato e sviluppato ovunque. 

In definitiva, la chiave di volta è una sola: ricordarsi che non saranno le macchine a costruire un futuro migliore, ma le persone che le svilupperanno, se avranno a cuore il nostro futuro e riusciranno a dare un'etica alla tecnologia.

 

Photo by Nadine Shaabana on Unsplash

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