nuova normalità

Davanti a noi si apre un periodo incerto. Chi afferma di conoscere le conseguenze sociali e economiche che avrà la pandemia sul mondo di domani non è da prendere seriamente. Una nuova normalità si avvicina, ma a molte domande non c'è ancora risposta. 

Questo, però, non toglie che sia giusto pensare e immaginare come potrebbe essere il nostro futuro prossimo. L’importante è avere la consapevolezza di “sapere di non sapere”. Alla fin fine il mondo lo costruiamo noi, con le nostre idee e convinzioni: se ci poniamo con animo positivo, siamo già a metà strada per costruire un mondo migliore.

In questo articolo cercheremo quindi di mettere a confronto opinioni positive e negative rispetto al mondo che verrà. L’obiettivo? Dare forma a un quadro che possa essere di riferimento per chi legge, e offrire un’opinione oggettiva a chi desidera immaginare il proprio futuro e una nuova normalità

Vaccino

C’è chi dice che il vaccino potrà essere pronto già a settembre, e chi invece afferma che, se mai il vaccino si troverà, non potrà che essere pronto fra anni. In mezzo al coacervo di voci che si levano sull’argomento ci sono poi scienziati che negano che il vaccino sia utile (è un virus influenzale, potrebbe mutare troppo frequentemente: meglio puntare a una cura) e chi afferma che il virus scomparirà naturalmente, come è successo per l’Influenza Spagnola. 

In nessun caso gli scienziati sono certi delle proprie affermazioni, anche perché nella scienza ogni certezza è valida fino a prova contraria.  

Tutte le opinioni però concordano su un punto: una soluzione si troverà, magari anche in tempi brevi. Migliaia - se non milioni - di ricercatori in tutto il mondo stanno lavorando ed esplorando innumerevoli strade. Stiamo assistendo alla mobilitazione sanitaria più grande della storia. Che sia un trattamento per la profilassi, una cura definitiva o un vaccino, tutti concordano sul fatto che difficilmente l’epidemia resterà senza una risposta efficace. 

Economia

economia

C’è chi dice che il Covid-19 porterà a una crisi economica di proporzioni bibliche, e chi invece immagina un domani in cui questo periodo sarà visto come “il momento della rinascita per l’economia globale”. A metà fra queste due posizioni antitetiche si posizionano affermazioni del tipo: “Il domani sarà un disastro, ma almeno avremo dato una bella spinta alla digitalizzazione”, o: “Sì, rinasceremo per poi morire soffocati dal nostro enorme debito pubblico”. 

Anche in questo caso nessuno può fornire una risposta definitiva. L’unica cosa da tenere in considerazione - quando si parla di crisi economiche - è il potere che la speranza può esercitare sulla stessa. Il circolo vizioso della contrazione della domanda scaturisce dalla convinzione, reale o no, che si stia vivendo in un momento di crisi. L’unico modo per evitare conseguenze catastrofiche, e sperare in una reale rinascita, è continuare a nutrire la fiducia delle persone e delle imprese. Oggi lo stato ha la possibilità di investire e di sforare i limiti di bilancio; è un’occasione unica da non sprecare. 

I nuovi equilibri

Per chi si professa sovranista, la pandemia di Covid-19 sarà l’occasione perfetta per chiedere uno stato maggiormente indipendente. Chi invece crede nel valore di una maggiore cooperazione internazionale, è fiducioso che in futuro questa esperienza darà alle persone la consapevolezza che, come umanità, siamo tutti nella stessa barca. 

In entrambi i casi, vivremo nei prossimi anni una trasformazione considerevole: non possiamo immaginare che i rapporti di forza e di valore fra le nazioni possano rimanere gli stessi. Una nuova normalità che vivremo uniti o divisi: sicuramente non più nel limbo che stiamo vivendo oggi

La tecnologia nell'era del Covid-19

Tecnologia

In questo periodo la tecnologia è protagonista assoluta sia del tempo libero, sia del lavoro.

Continuerà a essere così centrale anche in futuro, quando tutto sarà finito? Alcuni dicono che non potremo più farne a meno: lo smart working diventerà elemento fondamentale delle nostre vite. In generale saremo più restii ad uscire di casa, preferendo rimanere sul divano a guardare la nostra serie preferita su Netflix. 

Altri invece affermano che nei prossimi mesi proveremo un’avversione per tutti gli strumenti che eravamo soliti utilizzare in quarantena, e per questo motivo finiremo per ri-apprezzare il valore della corporeità e del contatto fisico con le altre persone. 

In generale, il futuro probabilmente ci insegnerà a trovare un equilibrio tra fisico e digitale. Manterremo le buone abitudini virtuali che abbiamo scoperto in questo periodo, e rifiuteremo quelle che abbiamo scoperto essere inutili e dannose

PMI o grandi player internazionali? 

La prossima crisi economica ha il potere di rivoluzionare i rapporti di forza tra i player economici italiani. 

Già prima i grandi soggetti internazionali, come Amazon o Zalando, stavano mettendo in crisi il tessuto economico tradizionale italiano, obbligando alla chiusura numerose piccole realtà. Oggi questa tendenza sembra ancora più palese. Questa situazione si acuirà o assisteremo a un’inversione di marcia? 

È una domanda di difficile risposta. Se questa situazione critica spingerà le PMI a rinnovarsi, allora probabilmente assisteremo a una rivoluzione favorevole alle piccole realtà. Se ciò non avverrà, i player internazionali continueranno a erodere quote di mercato. 

Solo una cosa è certa: il destino delle PMI italiane è nelle mani dei loro imprenditori. Se questi saranno in grado di rinnovarsi e di approfittare della situazione che si è venuta a creare, allora la nuova normalità non potrà che sorridergli. 

Lavoro

Il mondo del lavoro sarà nomade? Torneremo mai a lavorare in ufficio come prima? A queste domande dovrebbe essere abbastanza facile rispondere, perché giungeremo a una soluzione già nel breve periodo.

La tendenza che sembra evidenziarsi è quella di continuare a prediligere il lavoro da casa; per questo motivo difficilmente torneremo alla situazione da cui siamo partiti. Nei limiti del possibile verrà data la possibilità di scegliere dove lavorare alla singola persona: sicuramente questa sarà una delle conseguenze più positive (e sicure) della pandemia. 

La Mobilità post Covid-19

Mobilità

Il bonus per la micro mobilità sostenibile che il governo intende elargire ai cittadini delinea il possibile futuro dei trasporti. Meno macchine, più piste ciclabili e marciapiedi più larghi. L’automobile privata guadagnerà sì una nuova centralità, ma sarà strettamente legata alle figure dei lavoratori pendolari. 

Questi arriveranno ai parcheggi alle porte delle città, prenderanno la bicicletta dal bagagliaio e si dirigeranno verso il centro. 

O almeno questo è quello che immaginano i nostri legislatori

Il futuro sotto questo punto di vista è nebuloso; c’è il rischio che le persone decidano di andare in ufficio con la propria vettura privata. Esiste quindi il pericolo di rendere inutili tutte le vittorie ecologiste raggiunte (con difficoltà) in questi anni. 

Una nuova normalità

nuova normalità

 

Infine vorremmo concludere con una riflessione sul significato di “nuova normalità”. 

È un concetto sintesi di tutti quegli elementi di cui abbiamo trattato sopra. 

Come cambierà il nostro stile di vita nei mesi a venire? Come ci porremo alla “normalità” quando tutto questo sarà finito? Queste sono domande destinate a rimanere senza risposta a lungo. Solo con gli occhi della consapevolezza, passato del tempo, potremo guardarci indietro e riconoscere come la pandemia è riuscita a distruggere e ricostruire le nostre abitudini quotidiane

Tutti però concordano su un fatto: la nostra vita non sarà più la stessa. Già oggi sappiamo dentro di noi di essere cambiati profondamente. Solo più avanti sapremo come questo nostro cambiamento interno, questa nostra "nuova normalità", influirà sul contesto generale.

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Visual Storytelling. Come sfuggire all’anonimato?

Visual Storytelling comics

Quali sono le ultime tecnologie per il Visual Storytelling? Quali sono le applicazioni all’interno del marketing e della comunicazione? Come è possibile riuscire a distinguersi dalla concorrenza?

In questo nostro approfondimento analizzeremo le innovazioni tecnologiche inerenti alla pratica del Visual Storytelling. Partiremo dai concetti base di questa disciplina, fino ad arrivare alle ultime applicazioni.

Prima di iniziare, è giusto sottolineare i fattori che hanno contribuito al successo del Visual Storytelling.

  1. La nostra mente elabora le immagini 60mila volte più velocemente dei testi; il 90% delle informazioni che vengono trasmesse al cervello è visivo;
  2. Le immagini “durano” più a lungo delle parole; l’80% delle immagini vengono ricordate, mentre solo il 20% delle parole ci rimangono impresse;
  3. Il nostro cervello preferisce ricevere le informazioni tramite una storia, un racconto. Questa tendenza si manifesta ancor più chiaramente nel marketing: il 92% del pubblico preferisce conoscere i prodotti e i brand tramite le loro storie.

moving memory

Da quando si ha memoria, il concetto di storia è sempre stato presente all’interno delle dinamiche umane. Le pitture rupestri di decine di migliaia di anni fa ci mostrano un’umanità che già in principio raccontava il suo ambiente attraverso le immagini. 

Dalla nascita del capitalismo e del mercato diffuso, il Visual Storytelling è entrato all’interno delle dinamiche del marketing. La definizione di Shlomi Ron, CEO del Visual Storytelling Institute, è la seguente: “Il Visual Storytelling è una strategia di marketing che sfrutta narrazioni avvincenti, mettendo il cliente al centro della storia, messe in scena con un’esperienza emotiva visiva e distribuita efficacemente lungo il percorso del compratore, al fine di potenziare la vita dei clienti e generare risultati di business”.

Oggi il pubblico, che dà ormai per scontata la funzionalità, sceglie di acquistare un prodotto in base alle emozioni che questo suscita. Per questo motivo le aziende, oggi, sono obbligate a proporre e comunicare esperienze, piuttosto che le caratteristiche tecniche. Tutti i case studies di successo degli ultimi decenni vanno in questa direzione: basti pensare a Apple e a come è riuscita a diventare l’oggetto del desiderio di milioni di persone solo grazie al suo posizionamento come potenziatore della creatività e dell’unicità di ogni uomo. 

Ebbene, il Visual Storytelling ha avuto un ruolo determinante. Chi si ricorda la celeberrima pubblicità “1984” realizzata da Ridley Scott per il lancio del Macintosh? Non fu solo uno spot, ma la traduzione in immagini della mission di Apple, un racconto di quello che era e sarebbe stata la rivoluzione che i prodotti della mela avrebbero portato nel mondo dei computer. 

1984 apple

Se in quegli anni il Visual Storytelling, per i suoi costi intrinseci (realizzazione, acquisto dello spazio pubblicitario), era una strategia adottabile solo dalle grandi aziende, oggi la situazione è decisamente cambiata. Grazie al digitale, ogni realtà, anche la più piccola, può raccontare la sua storia attraverso le immagini.

Per merito dei social network, dell’evoluzione dei siti web e della diffusione delle applicazioni mobile, tutti noi siamo in grado di trasmettere emozioni e farci conoscere da un pubblico globale. 

Tutti questi medium mettono a disposizione formati sempre più vari e centrati sui singoli stili di narrazione: immagini, video, stories, caroselli, animazioni, infografiche, fino ad arrivare alla Realtà Aumentata (AR) e alla Realtà Virtuale (VR). 

Ma è subito sorto un nuovo problema. Se oggi è semplice creare una campagna di Visual Storytelling, al contempo è diventato difficilissimo farsi notare e distinguersi dalla concorrenza. Gli unici fattori differenzianti che offrono un vantaggio sono strumenti e tecnologie innovative; il problema è che possono essere utilizzate solo dalle grandi realtà, perché costose e di difficile applicazione pratica. 

Per quanto ci sia una storia da raccontare, e per quanto bella e appassionante possa essere, il rischio è che questa si perda nella confusione dell’online. Attirare l’attenzione del pubblico è diventato imprescindibile.

Alcuni studi - il più famoso dei quali è quello pubblicato da Microsoft nel 2005 - hanno evidenziato come la nostra soglia dell’attenzione (ovvero per quanto tempo, mediamente, riusciamo a rimanere concentrati) sia precipitata negli anni; oggi riusciamo a prestare attenzione a un contenuto per circa 8 secondi. Come è successo? La causa principale è dovuto alla montagna di informazioni e contenuti da cui siamo travolti quotidianamento. Per questo motivo tendiamo a ignorare la maggior parte di essi durante la giornata.

Noi di Neosperience, per venire incontro alle aziende hanno problemi di “riconoscibilità”, abbiamo sviluppato la Soluzione Image Memorability, che permette all’utente che la utilizza (il Social Media Manager, il marketers, il fotografo, etc.) di conoscere in anticipo quanto una certa immagine verrà ricordata dal pubblico, il tutto grazie a un’Intelligenza Artificiale che è stata “educata” a riconoscere gli elementi che rimangono maggiormente impressi nella memoria di chi guarda.

Inoltre, attraverso lo studio del pattern visivo, Image Memorability è in grado di evidenziare quale zona dell’immagine sarà più memorabile; se per esempio un social media manager sta per lanciare una campagna per pubblicizzare un paio di scarpe, analizzando le immagini pubblicitarie attraverso Image Memorability potrà scoprire che ciò che più rimane impresso non sono i sandali, ma la modella che li indossa.

In definitiva, il Visual Storytelling è uno strumento potentissimo per comunicare il proprio brand e i suoi valori; l’esplosione del digitale, però, ha complicato la vita delle aziende. Oggi riuscire a distinguersi e a farsi ricordare è sempre più difficile. Fortunatamente le ultime tecnologie possono venire in soccorso ai brand; Image Memorability può giocare un ruolo importante nella lotta alla visibilità.

Iscrivetevi alla demo gratuita e comunicateci le vostre impressioni!

 

 

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L’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning possono offrire un aiuto concreto contro il Coronavirus (Covid-19). Abbiamo quindi deciso di dedicare un team di esperti e la nostra tecnologia alla creazione di algoritmi di screening che siano di supporto ai medici e al sistema sanitario.

Insieme per sconfiggere il Coronavirus grazie all’Intelligenza Artificiale

Con l’hashtag #defeatcovid19, noi di Neosperience abbiamo lanciato l’iniziativa e la community di esperti defeatcovid19.org rivolta a tutte le aziende e i professionisti che si occupano di Intelligenza Artificiale. L’obiettivo è quello di individuare risposte tecnologiche comuni che siano di supporto alle strutture sanitarie e ai medici in un momento così difficile. 

Gli strumenti e i partner

Abbiamo reso disponibile la piattaforma Neosperience Cloud (in una sua nuova versione, definita Core Edition) e il nostro team di data scientist alle organizzazioni e agli enti che lottano contro il Coronavirus, unendo le forze:

  • con il Politecnico di Milano, primo partner dell’iniziativa;
  • con il Consorzio Europeo Nestore, composto dallo stesso Politecnico di Milano, da Neosperience e da altri 14 partner da 8 paesi europei;
  • con i nostri partner di Value China, che possono vantare un rapporto unico e un canale preferenziale con esperti ed enti cinesi già attivi nella ricerca, come Tencent.

Mettiamo così insieme le nostre abilità e unicità e siamo così in grado di dare un respiro internazionale all'iniziativa.

L'obiettivo dell'iniziativa Defeatcovid19.org

“Stiamo aggregando un team di esperti di intelligenza artificiale da tutto il mondo – ha spiegato Dario Melpignano, Presidente di Neosperience. Noi abbiamo fatto un primo passo rendendo disponibile la piattaforma Neosperience Cloud, in un’apposita versione denominata Core Edition, offerta da oggi a titolo gratuito a tutti gli enti di ricerca pubblici, privati e non profit attivi nel mondo della salute che ne faranno richiesta per le finalità di screening e supporto alla diagnosi del Covid-19.”

Giuseppe Andreoni, coordinatore del laboratorio TeDH (Technology and Design for Healthcare) del Politecnico di Milano e coordinatore scientifico del progetto europeo Nestore, afferma: “Insieme a Neosperience abbiamo dato vita a un gruppo di lavoro che può elaborare algoritmi di screening con cui coadiuvare il personale sanitario. Obiettivo del team è accogliere da subito in modo ampio e inclusivo gli apporti delle organizzazioni e dei data scientist più esperti, valorizzando gli sforzi di ciascuno verso il bene comune.” 

Una sfida che mette insieme le nostre competenze tecniche e le motivazioni ideali, come ribadisce Dario Melpignano. “In queste ultime settimane ci siamo dedicati a comprendere come essere più utili alla nostra comunità nella difficile situazione che stiamo vivendo. Una delle esigenze principali è avere a disposizione strumenti di diagnosi che siano rapidi e facilmente integrabili nei processi di screening. L’intelligenza artificiale e il machine learning possono fornire un contributo nella diagnosi precoce ai sistemi sanitari di tutto il mondo: per organizzare l’operatività, programmare le terapie e migliorare l’efficienza in un momento così critico.” 

La tecnologia: intelligenza artificiale e machine learning per supportare lo screening e la determinazione della prognosi.

Le tecnologie che mettiamo a disposizione includono le reti neurali specializzate nel riconoscimento di pattern specifici all’interno di immagini e i modelli di correlazione dei dati, che potranno essere impiegati nel supporto allo screening e, in seguito, nella valutazione delle terapie in relazione ai dati raccolti, migliorando la determinazione della prognosi. Dati raccolti in forma anonima, nel rispetto della normativa sulla privacy.

Ha contribuito all’ideazione del progetto il Dott. Alberto Barosi, responsabile della Diagnostica Non Invasiva Cardiovascolare dell’Ospedale Sacco di Milano, esperto nel campo della diagnostica con ultrasuoni. L’iniziativa vede coinvolti un pool di Ospedali Covid delle province di Milano, Bergamo e Brescia. 

Condivisione delle tecnologie e dei risultati dell'iniziativa

Neosperience, insieme al Politecnico di Milano, ai membri del Consorzio di Nestore e ai partner di Value China, si farà promotrice della condivisione, senza fini di lucro, dei risultati conseguiti, che rimarranno proprietà del mondo scientifico. 

I dati e i modelli, unitamente alle metodologie sviluppate, saranno sia resi pubblici su strumenti open source quali Github, sia messi a disposizione dei gruppi di ricerca italiani ed esteri che ne faranno richiesta, potenziando così gli strumenti a supporto della diagnosi e della cura.

Partecipa anche tu, come privato o come organizzazione

I data scientist e le organizzazioni che vogliono approfondire e aderire all’iniziativa possono accreditarsi sul sito

http://www.defeatcovid19.org/ 

completando il form dedicato.

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L’Intelligenza Artificiale che vede attraverso le pareti

Quest'oggi parleremo di una nuova applicazione dell'Intelligenza Artificiale, sviluppata dal MIT e chiamata RF-Pose, che è in grado di "vedere" attraverso le pareti. Prima, però, facciamo un passo indietro e chiediamoci: "perché?".

Rispetto ad altre specie animali, non possiamo affermare che i nostri sensi siano particolarmente sviluppati; si sono infatti lentamente attenuati, assopiti, grazie o a causa dello sviluppo psichico ed intellettuale degli ultimi 10.000 anni, che ha posto in secondo piano tutto il resto. Ciò che, però, è meraviglioso della nostra continua evoluzione è il desiderio insaziabile di potenziare i sensi e le capacità che già possediamo, tornando ad abilità primitive, o prendendone in prestito di nuove da altre specie animali. 

Fra i cinque sensi, ciò che abbiamo di meglio da offrire è indubbiamente la vista; per questo, diamo un così grande valore simbolico ai nostri occhi. Siamo ormai in grado di vedere al buio o di captare infrarossi e proprietà termiche, come alcuni animali possono già fare. Il prossimo passo, secondo molti, sarà l’acquisita capacità di vedere attraverso gli oggetti. 

Come ben si sa, certi animali, come ad esempio i pipistrelli, utilizzano un radar altamente sviluppato per muoversi nello spazio, che permette loro di vedere le prede anche a grande distanza e attraverso alberi e fronde. 

Da circa un secolo che noi umani abbiamo familiarità con le frequenze radio, ma solo negli ultimi anni si è stati in grado di creare un dispositivo portatile e preciso per poter riconoscere una persona o un oggetto attraverso le pareti utilizzando questa tecnologia. Attualmente, il problema maggiore è il costo del dispositivo radar e la mancanza di precisione che ancora lo contraddistingue, ma gli ultimi sviluppi in fatto di machine learning e IA rappresentano dei significativi passi avanti. 

Il progetto dell’MIT 

Circa un anno fa il MIT ha pubblicato i risultati di uno studio riguardo all’utilizzo di onde radio a bassa frequenza per il riconoscimento dei movimenti delle persone attraverso le pareti. L’IA sviluppata su un deep neural network, chiamata RF-Pose, è in grado di realizzare modelli in due dimensioni.

Inizialmente una rete neurale ha estratto, grazie all’utilizzo di telecamere, uno sticker dalle migliaia di immagini di persone intente a condurre le attività più disparate. Successivamente il sistema RF-Pose gli è stato affiancato per collegare gli sticker ai corrispettivi dati radio. 

Quando il RF-Pose ha cominciato a lavorare in autonomia, i ricercatori hanno notato, non con un certo stupore, che questo era in grado di percepire le persone attraverso le pareti, con un calo della precisione del solo 10%. È sorprendente che la precisione dei risultati, fra il sistema visivo e quello basato sulle onde radio, sia assolutamente comparabile. 

Un’altra abilità che il RF-Pose può vantare è la capacità di riconoscere la singola persona, grazie alle sue caratteristiche fisiche o ai movimenti, con una precisione dell’83%.

I benefici in termini di privacy 

Una caratteristica fondamentale di questo tipo di strumento è rappresentata dalla possibilità di tracciare il movimento delle persone nel completo rispetto della loro privacy. L’utilizzo di onde radio, infatti, restituisce la silhouette della persona che si trova dietro il muro, senza alcuna specificazione dei tratti somatici o delle caratteristiche individuali che permetterebbero l’identificazione del soggetto. 

Una tutela di questo tipo permette di sviluppare applicazioni commerciali totalmente sicure e nel pieno rispetto delle normative sulla privacy che stanno diventando sempre più stringenti. 

Le applicazioni pratiche 

I possibili sbocchi pratici di questa tecnologia sono infiniti, anche grazie al fatto che il sistema è a basso costo di sviluppo e di facile utilizzo. 

I ricercatori del MIT affermano che inizialmente verrà sperimentato in ambito medico, per riconoscere o seguire lo sviluppo di certe malattie, come il Parkinson e la SLA, attraverso micro segnali e caratteristiche fisiche. Allo stesso tempo si pensa di implementarlo in case di riposo o abitazione private di soggetti con difficoltà motorie, come dispositivo di sicurezza che, nel caso di una caduta o situazioni di rischio, può mettere in allarme il personale sanitario.

Altri possibili ambiti d’uso sono il gaming - in cui il riconoscimento dei movimenti del giocatore non dipenderebbe più da una videocamera, limitata da un certo raggio d’azione; la sicurezza e la robotica, con il potenziamento delle capacità di movimento e la mappatura degli spazi interni, come stanno già facendo Apple e Google con Indoor Maps Program e IndoorMaps, che fanno uso della rete Wi-Fi e della planimetria dell’edificio.

La nostra soluzione per i retailer 

Noi di Neosperience abbiamo sviluppato, negli anni, una soluzione per la Customer Experience in store, che si basa su una tecnologia innovativa e rivoluzionaria per il settore.

People Analytics, infatti, utilizza alcune telecamere posizionate nel negozio che, unite ai nostri sistemi di analisi dei flussi basati sull’IA, riconoscono i movimenti dei clienti e evidenziano le zone che registrano un maggiore o minore flusso di utenti, grazie a una mappa di calore. Un sistema di questo tipo permette di acquisire insight molto interessanti e di individuare problematiche e punti di forza nella disposizione dei prodotti o nel comportamento dei dipendenti. 

Ovviamente questa tecnologia potrebbe essere potenziata con il RF-Pose del MIT, così da superare i limiti ambientali del negozio.

Il sistema RF-Pose per l’advertising 

Un’altra possibile applicazione è l’implementazione del sistema RF-Pose nella cartellonistica digitale e tradizionale. Già alcuni soggetti, come Grandi Stazioni Retail, utilizzano totem capaci, attraverso telecamere, di leggere le espressioni facciali del pubblico e, più in generale, tenere conto del numero di persone che passano e della loro posizione nello spazio. 

Questo tipo di tecnologia, però, è molto costosa. Uno strumento basato sul sistema RF-Pose, invece, sarebbe in grado di tenere conto dei passanti e della loro posizione. In questo caso, potrebbe essere applicato anche alla cartellonistica tradizionale senza grandi spese di implementazione. 

Inoltre, lo stesso sistema potrebbe essere utilizzato per inviare notifiche ai clienti che passano davanti all’adv, se questi hanno dato l’autorizzazione a ricevere notifiche. 

In definitiva, il RF-Pose è un sistema che promette di migliorare di molto il nostro modo di comprendere i movimenti e le attività degli utenti, tenendo sempre presente che la privacy del pubblico è la cosa più importante da proteggere. 

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Crisis Management: l’IA per aiutare a predirla e affrontarla

Quali risposte e aiuti può offrire il Crisis Management e l'applicazione dell'IA al suo interno?

In un mondo sempre più dinamico, tecnologico, globalizzato, responsabile e sensibile rispetto a molte tematiche, le situazioni di crisi potenziali o reali in cui le aziende possono imbattersi sono in costante aumento. Basti pensare al tema dei cyber attacchi; negli ultimi anni si sono moltiplicati in ogni settore, dal pubblico al privato, mettendo a serio rischio dati sensibili e sistemi informatici. 

Riuscire a prevedere e a risolvere le problematiche che via via possono intaccare la tua brand reputation è essenziale. Se ti prepari per tempo e se sei riuscito a sviluppare le giuste competenze all’interno della tua azienda, hai le giuste skills per affrontare ogni situazione. 

Se invece anche i piccoli problemi ti mettono in difficoltà condizionando il tuo operato, allora il tuo business, nel caso che un evento interno o esterno sopraggiungesse, rischia di finire gambe all’aria.

Perchè, ricordando l’ammonimento di Ian Mitroff, forse il più importante esperto di crisis management, “non ci si deve chiedere più se un evento critico si verificherà, bensì quando, dove e con quali conseguenze”

La ricerca di Deloitte sul Crisis Management

Nel 2018 Deloitte ha condotto un’innovativa ricerca riguardo alla percezione di manager ed esperti di settore sul tema nel crisis management. I risultati sono stati sorprendenti sotto molti punti di vista. 

Ciò che è balzato agli occhi degli esaminatori è stata una generale self confidence dei manager, che molte volte ritengono la propria azienda pronta a sostenere un evento inaspettato e pericoloso, quando in realtà non hanno dati empirici su cui basarsi. 

Per fare un esempio, l’88% degli intervistati ha affermato di essere in grado di affrontare uno scandalo aziendale, quando in realtà solo il 17% lo ha vissuto in prima persona, nella realtà o grazie ad una simulazione.

Il punto è proprio questo. Sperimentando e provando sulla propria pelle situazioni di crisi, la percezione dei dirigenti cambia considerevolmente. La ricerca ha infatti evidenziato che, tra coloro i quali nei due anni precedenti avevano sperimentato una situazione aziendale drammatica, la necessità di investire in prevenzione e formazione risultava considerevolmente più alta rispetto alle priorità evidenziate dai colleghi ancora senza crisi sulle spalle.

Quindi, come è giusto comportarsi?

Preparandosi per tempo. Per prima cosa, è assolutamente necessario redigere una lista dei possibili problemi in cui potrebbe incappare l’azienda. 

Redigere una valutazione dei rischi coerente è il primo passo per non farsi trovare impreparati.

Successivamente va nominata e organizzata una task force che sia responsabile in caso di crisi. È uso comune coinvolgere i soggetti che si occupano delle pubbliche relazioni e del rapporto con i consumatori, i vertici più alti dell’azienda, che dovranno essere i soggetti con cui si relazioneranno media e istituzioni e, inoltre, l’ufficio legale, per spiegare e dipanare ogni questione giuridica.

Essenziale è anche programmare simulazioni di crisi, in base alla valutazione di rischio redatta precedentemente. L’esperienza è l’unico strumento utile per affrontare una crisi nel miglior modo possibile, ma è anche la lente d’ingrandimento sulle debolezze aziendali. 

Si dice che quando una persona si trova in una situazione di pericolo, questa mostra la sua vera natura. Per le aziende funziona allo stesso modo. Non bisogna mai sottovalutare il potere che una simulazione ha per la crescita e la consapevolezza di dipendenti e dirigenti. 

Quali sono gli strumenti già esistenti?

Uno sicuramente da citare è In Case of Crisis by RockDove Solutions, proposta come app utilizzabile dai quadri aziendali. Questo strumento si ripromette di aiutare le aziende ad affrontare situazioni di crisi attraverso strumenti come protocolli operativi, sistemi di messaggistica intra app tra responsabili, notifiche personalizzate e report delle attività messe in campo.

La domanda però è un’altra: si può fare di più?

A riguardo, è interessante partire dalla famosa definizione che Timothy Coombs, Associate Professor in Communication Studies at Eastern Illinois University, diede di crisi aziendale. “Una crisi è la percezione di un evento non prevedibile che mette in pericolo le aspettative degli stakeholder e che può seriamente compromettere la capacità operativa di un’organizzazione con conseguenze negative”

Due sono i passaggi essenziali: “non prevedibile” e “compromettere la capacità operativa”. Cercheremo di individuare ora quali soluzioni, basate sull’IA, renderebbero questa definizione obsoleta.

Soluzioni basate sull'Intelligenza Artificiale per il Crisi Management

Partiamo dalla sua non prevedibilità. Abbiamo già visto che grazie a simulazioni e formazione, uniti a un valutazione dei rischi affidabile, la possibilità di prevedere situazioni rischiose cresce considerevolmente. 

Ma immaginiamo di implementare all’interno dello strumento un’IA in grado di aiutare i responsabili nella valutazione dei rischi, riconoscendo operazioni e dimensioni dell’azienda, la sua posizione geografica e i macro fattori esterni che potrebbero influenzare le operazioni. 

In questo modo, l’IA propria dell’app potrebbe sviluppare programmi di formazione ad hoc per i singoli responsabili, immaginando situazioni e implicazioni plausibili, su base anche probabilistica, e collegando autonomamente domande a comportamenti da adottare e best practices. 

Inoltre potrebbe simulare una situazione di crisi vera e propria, coinvolgendo tutti i responsabili, misurando tempi di reazione e efficacia di scelte e operazioni, tenendo come termine di confronto le crisi passate, divise in well or bad concluded. 

Riguardo al problema della compromissione delle capacità operative aziendali, la sua utilità consisterebbe nel facilitare la comunicazione fra tutti i membri della task force e nel tenere sotto controllo i parametri di crisi. 

Specifiche funzionalità

Andando più nello specifico, nel momento in cui è certo che una crisi sia in atto, chi ne è a conoscenza potrebbe mandare un alert automatico, con i dati più importanti già raccolti dall’IA, a tutti gli altri responsabili.

Una volta inserite le informazioni su stato, tipo e caratteristiche della situazione di crisi, l’IA potrebbe aiutare a prevederne lo sviluppo, immaginando soluzioni ad hoc per riuscire ad affrontarla. Inoltre, l’Intelligenza Artificiale potrebbe svolgere funzionalità di web listening, monitorando le parole chiave collegate all’azienda su internet e sulle piattaforme social, per tenere sotto controllo lo sviluppo della crisi. Inoltre, con un unico strumento sarebbe possibile monitorare l’operato dei propri servizi di customer service, e dei membri stessi della task force.

Grazie a queste nuove opportunità tecnologiche, si ridurrebbero significativamente i rischi di vedere compromessa l’operatività aziendale. Inoltre l’IA sarebbe in grado di imparare dagli errori propri e altrui, migliorando costantemente la propria efficienza e limitando sempre di più le conseguenze sfavorevoli delle situazioni di crisi.

In definitiva, le possibilità di migliorarsi ancora rispetto al crisis management esistono e vanno perseguite. Perché prevedere una crisi e limitarne i danni è una questione che riguarda la vita e il lavoro di migliaia e migliaia di lavoratori e cittadini. L’Intelligenza Artificiale serve proprio a questo, ad aiutare noi uomini a vivere meglio e in sicurezza.

 

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Etica e tecnologia. Il lato oscuro dietro al tech

Etica e Tecnologia. Cosa si nasconde e quali sono le motivazioni di chi è favorevole ed entusiasta per un uso indiscriminato e illimitato della tecnologia e, invece, di chi si rifiuta in toto di accettarla?

Il giudizio di noi uomini è un pendolo che continuamente oscilla fra ottimismo e pessimismo. Questa tendenza si manifesta chiaramente quando ci si trova a doversi confrontare con gli sviluppi tecnologici che negli ultimi decenni hanno modificato il nostro stile di vita.

Umberto Eco, nel lontano 1964, dava alle stampe Apocalittici e Integrati, un saggio che aveva lo scopo di mettere ordine, una volta per tutte, tra i vari giudizi che venivano espressi riguardo alla società di massa. Eco cercò di trovare una giusta e ragionevole via di mezzo tra chi si mostrava entusiasta e chi, invece, aborriva il cambiamento perché, come la saggezza popolare ci insegna, in medio stat virtus

La situazione attuale del rapporto fra etica e tecnologia

Lo stesso discorso si può trasferire, senza particolari modifiche, nella società di oggi, che vede due schieramenti confrontarsi con violenza su diversi temi, come social network, privacy, rapporti personali, aggressività online e deresponsabilizzazione. Fra chi ha cieca fiducia nella nascita di un mondo finalmente giusto, e chi predice la fine della nostra esistenza, anche noi, come il pendolo,  siamo altalenanti nel giudizio sul nostro futuro tecnologico.

Nell’ultimo periodo, ad alimentare il dibattito, sono salite agli onori della cronaca notizie relative a razzismo, pregiudizi e scarsa sensibilità etica delle Intelligenze Artificiali che vengono adoperate dai grandi soggetti internazionali nella gestione dei social network, nei procedimenti di recruitment aziendale, nei sistemi predittivi della polizia e in molte altre applicazioni.

Ebbene, non c’è da stupirsi; la tecnologia non è neutrale. 

Questa è creata dagli umani per i suoi simili, e porta dentro di sé tutti i pregiudizi e lo storico personale di chi la sviluppa. Questa verità viene alla luce chiaramente nelle applicazioni dove la tecnologia ha una voce e si relazione direttamente con i suoi creatori.

Tay, il bot di Microsoft

Nel 2016, Microsoft rilascia su Twitter il suo bot più evoluto, Tay, acronimo per thinking about you, per migliorare le sue abilità conversazionali all’interno del social network. 

In meno di 24 ore Tay comincia ad usare un linguaggio offensivo, sessista e razzista, costringendo Microsoft a ritirare il bot. 

Le cause di questo disastro mediatico vengono presto scoperte: durante quel breve lasso di tempo, l’Intelligenza Artificiale, che non era stata istruita a riconoscere e limitare i comportamenti scorretti, ha imparato dagli utenti stessi di Twitter a utilizzare un linguaggio inappropriato. 

Il sistema di moderazione dei contenuti di Youtube 

Un altro esempio che va citato perché pervasivo nelle nostre vite è il funzionamento del sistema di moderazione dei social network. Come ben sappiamo, nel 90% dei casi è un’Intelligenza Artificiale, addestrata per riconoscere quali siano i contenuti inadatti, a controllare ciò che viene pubblicato sui social. Ebbene, non è raro il caso di utenti che sono stati il bersaglio di un comportamento discriminatorio da parte del sistema di controllo dei contenuti. 

In riferimento a ciò, è interessante l’episodio inerente alla piattaforma di video-streaming YouTube, che ha penalizzato economicamente e in visibilità i contenuti su temi LGBTQ+ di numerosi content creator. In questo caso, il sistema non è stato in grado di distinguere tra temi sessualmente espliciti, e quindi non ammessi, e video che invece mettevano in luce i differenti orientamenti sessuali e di genere degli autori.

I casi noti che possono essere presi in considerazione in questo post sono veramente tanti, e molti altri sono quelli che non hanno ricevuto visibilità mediatica e che per questo ignoriamo.

OpenAI e corsi universitari

In risposta, molti soggetti negli ultimi anni hanno recepito l’importanza del tema e sono corsi ai ripari. OpenAI, società no-profit che vanta fra i propri finanziatori Elon Musk e Bill Gates, si è posta come obiettivo la creazione di un’Intelligenza Artificiale libera, sicura e che possa migliorare la vita di tutta l’umanità, senza discriminazioni. 

Molte università, invece, hanno cominciato a inserire, all’interno delle proprie offerte formative, esami e specializzazioni riguardanti l’etica nell’intelligenza artificiale. Harvard, Stanford, il Massachusetts Institute of Technology; tutte le più importanti fucine di talenti del settore tecnologico hanno finalmente compreso l’importanza di insegnare ai propri alunni che la tecnologia, come abbiamo già detto, non è neutrale e va pensata secondo coscienza. 

Anche in Italia, per quanto i corsi universitari su IA e machine learning siano ancora limitati numericamente e territorialmente, il tema dell’etica applicata alla tecnologia è trattato e sviluppato ovunque. 

In definitiva, la chiave di volta è una sola: ricordarsi che non saranno le macchine a costruire un futuro migliore, ma le persone che le svilupperanno, se avranno a cuore il nostro futuro e riusciranno a dare un'etica alla tecnologia.

 

Photo by Nadine Shaabana on Unsplash

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