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Tutto sugli NFT: i trend, i vantaggi, i limiti, come crearli e guadagnarci

nft non fungible token 3d model

In questo articolo vogliamo tirare le fila sulla nuova buzzword del momento: gli NFT

Nati ormai quasi un decennio fa come naturale sviluppo della blockchain, negli due anni gli NFT hanno visto un boom sia di mercato, sia mediatico. 

Molte cose sono state dette su questa tecnologia, sia in maniera entusiasta che critica, e spesso in modo non troppo oggettivo. Oggi cercheremo di definire il reale ruolo degli NFT nella nostra vita di tutti i giorni, soprattutto per ciò che riguarda il nostro domani. Prima però di ritrovarci in una lunga discussione su quali sono le ragioni della nascita degli NFT, e su quali prospettive future dobbiamo aspettarci, partiamo dalle basi. 

Ti ricordiamo inoltre che se vuoi saperne di più sugli NFT puoi riguardare l'evento NFT-Commerce - Estrai il valore nascosto nel fashion, nell'arte, nel gaming che si è tenuto il 30 novembre, e in cui sono intervenuti Dario Melpignano, CEO di Neosperience, e Marco Pagani, CEO di Wizkey. Puoi riguardare la registrazione a questo link o cliccando qui sotto!

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Che cosa è un NFT? 

È un acronimo che sta per “Non-Fungible Token”. Cosa vuol dire? Rispetto ai beni fungibili, come le banconote (che possono essere scambiate con altre banconote dello stesso valore), i beni non fungibili indicano che tali beni non sono replicabili e sostituibili, perché possiedono una specifica individualità

nft 3d model pattern

Tale individualità è data da una marca digitale, dotata di un certificato di autenticità e unicità. Tale certificato è rilasciato grazie alla tecnologia blockchain. Gli NFT sono quindi associati a un contenuto digitale, di cui garantiscono i caratteri di unicità e autenticità, conferendo al proprietario un certificato della genuinità del prodotto digitale in oggetto e di proprietà del NFT. Ogni NFT, grazie alla blockchain, è un pezzo unico e perciò non è fungibile, ovvero non intercambiabile. 

Ci sono dei limiti nella creazione di NFT? Non particolari: qualsiasi cosa che sia memorizzata su un supporto digitale può essere trasformata in NFT, a patto che se ne abbiano i diritti d’uso (se lo scopo è poi venderlo). 

 

Come funzionano gli NFT oggi 

Oggi gli NFT sono una tendenza di investimento che muove miliardi e miliardi di dollari. Una moda che, tra alti e bassi, è destinata a diventare parte integrante delle nostre vite, anche se probabilmente con risvolti diversi rispetto alla speculazione attuale. Basti pensare ai prezzi a cui numerosi NFT sono stati venduti: Everydays: The First 5000 Days, Crypto Punks e Bored Ape Yacht Club, rispettivamente a 69 milioni, 1 miliardo e 542 milioni di dollari. 

everyday: the first 5000 days nft by beeple

Molti hanno gridato allo scandalo quando queste cifre sono state rese pubbliche, e molti hanno risposto difendendo la tecnologia degli NFT. Per esempio un investitore di NFT di nome Matt McNally ha ricordato agli scettici - qualche settimana fa - che molti dei beni acquistabili oggi sono - in fin dei conti - molti simili agli NFT: "Certo, puoi dire che spendere soldi per acquistare un certificato che dice che possiedi un'immagine facilmente copiabile è ridicolo, ma è qui che ti ricordo che puoi dire circa la stessa cosa sul 99% di tutto il resto ", ha detto McNally

"Gli NFT possono essere in buona parte speculazione, ma cosa non lo è? Potrei aver buttato via migliaia di dollari comprando NFT, ma tu magari stai buttando via migliaia di dollari giocando in borsa, o comprando biglietti della lotteria, o comprando prodotti che non ti servono”

In generale, quando un mercato attira così tanto denaro, il significato è uno solo: ci sono bisogni che non sono ancora soddisfatti, e che trovano sfogo - in questo caso - grazie agli NFT. 

E quali sono questi bisogni? In primis dare valore a ciò che prima non ne aveva alcuno: l’arte digitale e i diritti dei creator su di essa. In secondo luogo, il bisogno di “riconoscimento” (sociale, economico) delle persone anche negli spazi digitali (e grazie agli asset digitali), al momento non soddisfatto. 

Il boom degli NFT si può imputare anche al COVID-19, che ha spinto molte persone a vivere il digitale in modo diverso: una seconda vita. Inoltre molti artisti, performer e musicisti - tra le categorie più colpite dalla pandemia - si sono trovati nella situazione di reinventarsi, trovando negli NFT un modo di guadagnare dal proprio lavoro anche da remoto. 

Parlando di dati più recenti, nel 2022, in particolare nel primo semestre dell'anno, il mercato degli NFT (dopo il blocco improvviso del 2021) è ripartito: infatti sono stati spesi circa $37B, ed è ormai quasi certo che il mercato supererà il totale di $40B investiti nel 2021. 

 

I metaversi

Quindi, una cosa che sicuramente non si può dire sugli NFT è che siano nati senza un obiettivo. Una domanda però sorge spontanea: l’obiettivo è stato raggiunto? Dipende, soprattutto dal campo applicativo. Per esempio uno dei limiti degli NFT è che molte persone si chiedono: “Qual è la loro utilità pratica? In che modo posso farne uso?”. Una domanda a cui si può rispondere - solo parzialmente - dicendo che sono investimenti finanziari.

Ma questa situazione sta cambiando grazie alla nascita dei metaversi, dove gli utenti possono usare e mettere in mostra i propri NFT. Il lancio di un proprio metaverso da parte di Facebook è un chiaro segnale che ormai la strada verso mondi virtuali in cui poter utilizzare i propri NFT è spianata. 

Ma che cosa è un metaverso? La definizione canonica è: uno spazio tridimensionale all'interno del quale persone fisiche possono muoversi, condividere e interagire attraverso avatar personalizzati. In verità non ne esiste una definizione univoca, ma indica genericamente un luogo virtuale dove si può frequentare altra gente, interagire, investire e creare il proprio personaggio a immagine e somiglianza di ciò che si vuole essere. 

Oggi ne esistono circa una decina (a seconda di quale definizione di metaverso si voglia utilizzare). Vediamone alcuni esempi. 

Un esempio di metaverso affermato è quello del gioco Roblox. Oggi il sistema è integrato anche con determinati NFT, attraverso i quali gli utenti possono personalizzare i propri personaggi. 

Un esempio di iniziativa NFT è quella realizzata da Gucci, che ha cercato di raggiungere nuovi consumatori proprio all'interno di questo metaverso creando una “Gucci Collection” esclusiva di NFT, che include borse, occhiali e cappelli che possono essere utilizzati dagli avatar degli utenti all’interno del gioco.

decentraland with nft

Un altro metaverso ormai affermato è quello di Decentraland. Un esempio di iniziativa con NFT in questo mondo virtuale è quello di Coca-Cola, che ha lanciato abbigliamento virtuale di marca come NFT, ospitando persino un Rooftop Party sulla piattaforma per celebrare il lancio. 

 

I vantaggi degli NFT: perché crearli e venderli?

Per i brand e i creator, gli NFT sono una manna dal cielo, se così si può dire.

Tutto un nuovo mercato miliardario nato dal nulla negli ultimi anni: le possibilità di guadagno sono praticamente illimitate, e i costi per le aziende e i privati sono minimi. 

I campi applicativi sono ugualmente infiniti: tutto può essere venduto come NFT, è sufficiente creare una copia digitale di ciò che si vuole vendere e il gioco è fatto. Si possono tokenizzare singoli prodotti o opere d’arte digitali, o creare collezioni di migliaia di oggetti

nft david di donatello

Inoltre gli NFT inglobano tutti i classici vantaggi della blockchain, ovvero decentralizzazione, disintermediazione, immutabilità del registro, tracciabilità e verificabilità dei suoi contenuti, spostamenti e trasferimenti. 

Un’altro vantaggio è la possibilità di guadagnare anche dalle vendite di secondo, terzo, quarto, etc. livello: in poche parole, ogni volta che il tuo NFT viene rivenduto a terzi, vieni ripagato per i tuoi diritti. Il tutto grazie al fatto che sulla blockchain ogni trasferimento di proprietà è tracciabile. Un revenue stream continuo, e illimitato nel tempo. 

 

I limiti degli NFT

Veniamo ora a parlare di quali sono le problematiche - oltre al loro uso, che abbiamo trattato prima - che oggi rischiano di minare il successo degli NFT. Cominciamo dal problema dei diritti d’uso e di vendita

Copyright

È notizia di poco tempo fa che Quentin Tarantino - il noto regista cinematografico - ha annunciato la sua incursione nel mondo dell'arte NFT attraverso la creazione di sette copie digitali scansionate dei suoi script originali, scritti a mano con commento audio, legati alla sceneggiatura del film Pulp Fiction. Il problema è - in questo caso - che la casa di produzione del film, la Miramax, ha deciso di mandare una lettera di diffida al regista, affermando di possedere e di non voler concedere i diritti sui materiali del film, quando in verità la sceneggiatura è di proprietà del regista. 

pulp fiction quentin tarantino nft

Vediamo un altro caso: la modella e attrice Emily Ratajkowski ha venduto pochi mesi fa un NFT che rappresenta un'immagine composita, che mostra una fotografia di se stessa davanti a una stampa di un'altra artista che contiene una foto (di se stessa) scattata (presumibilmente) da un'altra artista. Un bel guazzabuglio, ma in fondo l’obiettivo di quest’opera è proprio quello di riflettere sul diritto d’autore nel mondo dell’arte digitale. 

In generale, gli NFT permettono in potenza agli artisti di recuperare i diritti sulle proprie opere, come detto prima fornendo royalties anche per le successive vendite dello stesso oggetto: però allo stesso tempo gli NFT - se così si può dire - non sono nient'altro che link che puntano a diverse URL, e possono essere qualsiasi cosa. Possono essere una sceneggiatura, o una foto, o un modello 3D, o una canzone, e così via. Il medium è unico, ma l’output è diverso. Gli NFT sono una delle risposte al problema del diritto d’autore, non LA risposta. 

È necessario quindi un passo in avanti anche a livello legislativo, che tenga in considerazione strumenti come gli NFT e trovi finalmente un modo efficace per proteggere l’arte digitale. 

 

Una moda che guarda poco alla qualità...

Un altro “problema” legato al settore, che rischia peraltro di minarne il successo, è la proliferazione di NFT di scarsissima qualità: siccome chiunque può creare NFT - con un minimo di conoscenza tecnica - la forte crescita del mercato ha incentivato una generalizzata scarsa qualità degli oggetti in vendita che però - e bisogna dirlo - vengono spessi comprati ugualmente. 

Prendiamo ad esempio una collezione di 10.000 NFT che ha avuto un certo successo: i Neopet

neopet sad animals nft

Sono animaletti, reali e mitologici, che l’utente è spinto a collezionare per poi utilizzarli in un metaverso dedicato.

Ebbene, la qualità realizzativa dei modelli degli animaletti - venduti a circa 500$ l’uno - lascia molto a desiderare. Orecchie che passano attraverso cappelli, occhiali che posano sulla bocca degli animali, vestiti che eliminano in tronco le zampe anteriori, e chi più ne ha, più ne metta. 

Come si può ben capire, un’operazione del genere non ha alcun interesse nell’NFT in sé, ma più all’investimento economico che c’è dietro. È la criptovaluta che interessa e vale, e il fatto che ci sia qualcosa "attaccato" - ovvero l’NFT - poco importa, è un di più. 

Se questo è il contesto, allora comprare NFT equivale a comprare criptovalute. 

La nostra convinzione è che questo comportamento sia dato solo dalla fase iniziale in cui si trova questa tecnologia: gente poco esperta può facilmente farsi prendere la mano e fare investimenti sbagliati. Con il tempo, la qualità si stabilizzerà verso parametri più affini ad un mercato maturo. 

 

Digitale e immortale: due parole che non vanno a braccetto

Quando si parla di NFT bisogna tenere presente che esistono anche alcune criticità tecniche strutturali, alcune proprie delle blockchain, alcune specifiche. Gli NFT, come abbiamo visto nel primo capitolo, sono in fin dei conti degli smart contract messi su una blockchain che rimandano con un link all’oggetto digitale di cui si è proprietari. 

3d model mirrors nft

Ma cosa succede se la blockchain di riferimento smette di essere una blockchain, o semplicemente smette di esistere? E cosa succede quando i contenuti che vengono linkati da uno smart contract cessano - perché scaduti o obsoleti - di essere raggiungibili? 

Per esempio il marketplace di NFT Hic et Nunc, dopo più di $50 milioni di vendite e basato sulla blockchain Tezos, poche settimane fa è stato chiuso senza dare una spiegazione agli utenti. Niente di grave, anche perché nessuno è stato danneggiato e nessuno ha visto scomparire i propri NFT (dato che il marketplace ha l’unico compito di intermediare), ma ciò che è successo deve far suonare un campanello d’allarme agli appassionati. 

Ogni qual volta una nuova tecnologia si impone sul mercato, nuove società traballanti provano a cavalcare l’onda del successo senza averne gli strumenti, mettendo in pericolo ignari investitori e utenti. Per evitare di correre pericoli, l’unica strada è fidarsi dei maggiori player del mercato: in questo caso - per esempio - OpenSea e Ethereum

 

Gli NFT consumano tanta, tantissima energia (?)

Pochi mesi fa Jason Citron, CEO di Discord - una delle applicazioni di messaggistica più diffuse al mondo - ha fatto un annuncio che era certo avrebbe mandato in visibilio la fanbase: ha pubblicato su Twitter uno screenshot dell'app che mostra come presto Discord sarebbe stata integrata con MetaMask e WalletConnect, i più diffusi sistemi di acquisto di criptovalute e NFT. Purtroppo per lui, gli utenti non l’hanno presa benissimo. 

Riflettendo i sentimenti di molti, un utente ha risposto al tweet: "Non vedo l'ora di dire ai miei amici che Discord sta incoraggiando schemi piramidali a grande costo dell'ambiente. Grazie per l'avvertimento!" Citron alla fine ha ritrattato la sua dichiarazione, e ha detto che Discord non ha intenzione di integrare NFT e criptovalute al momento.

Questo ci insegna che gli NFT possono suscitare anche reazioni critiche, soprattutto se ci si rivolge a un pubblico che è sensibile ai temi ambientali. Infatti, è noto a molti l’impatto ambientale della tecnologia blockchain, che per esistere ha bisogno di enormi quantità di energia per tracciare e archiviare le informazioni sulle transazioni. 

wwf for animals protection with nft

Detto ciò, non è proprio vero che gli NFT sono un danno per il pianeta, anzi. In verità sono solo una piccolissima parte dell’energia consumata dalla blockchain, e peraltro spesso gli NFT vengono utilizzati da organizzazioni no-profit per recuperare fondi per la salvaguardia del pianeta. Per esempio anche il WWF vende i propri NFT per salvaguardare le specie a rischio estinzione...ricordati comunque che è sempre bene mitigare l’impatto ambientale della tua operazione, o utilizzando energia verde e rinnovabile per il mining, o ponendo proprio come scopo dell’iniziativa quello di recuperare fondi per finanziare la trasformazione energetica e la conservazione del pianeta per migliorare la tua brand reputation.

 

Troppo potere agli intermediari

Un limite degli NFT è anche quello degli intermediari. Infatti, un brand o un creator che desiderasse creare e mettere in vendita i propri NFT deve per forza di cosa rivolgersi a due entità terze: la blockchain, su cui minare il proprio token, e un marketplace, dove poterlo mettere in vendita. Mentre rispetto alla blockchain c’è poco da fare, una soluzione per fare a meno dei marketplace terzi - che guadagnano grazie alle commissioni - esiste, ed è NFT-Commerce, la nostra piattaforma di digital commerce dedicata solo agli NFT. 

nft-commerce

Come funziona? È molto semplice: attraverso il nostro sistema, ti permetteremo di creare un collegamento diretto tra il tuo sito/app con la blockchain di riferimento, sia attraverso un wallet dedicato, sia direttamente con un gateway di pagamento attraverso carta di credito. L’utente quindi potrà direttamente comprare i tuoi NFT sulla tua property digitale, sia attraverso la propria criptovaluta, sia pagando con carta. 

Questo sistema permette sia di risparmiarsi le commissioni di terzi, sia di gestire l’esperienza di acquisto, e di recuperare i dati dei clienti. 

Scrivici per saperne di più

 

Conclusioni: perché vendere NFT ti fa guadagnare

Gli NFT sono il futuro - è innegabile - perché rispondono a bisogni che per lungo tempo sono stati disattesi da parte delle istituzioni e delle aziende. Cominciare da subito ad esplorare questo mondo può portare guadagni rilevanti, e offre un vantaggio competitivo sulle aziende concorrenti. 

Importante è tenere in considerazione i vantaggi ma anche le sfide che pone una nuova tecnologia, e non cadere nella trappola della superficialità quando ci si approccia agli NFT. Per questo è essenziale chiedere supporto a chi già vive e lavora nel mondo della blockchain. Perché quando si presenta un nuovo mercato, affidarsi a chi è riuscito già a creare expertise è fondamentale.

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Parlare con i conversational agent rende i bambini maleducati?

i conversational agent e i loro effetti sui bambini

Gli agenti virtuali possono diventare una risorsa importante nella nostra vita, in grado di aiutare le persone nel portare a termine i compiti più ripetitivi e liberare tempo per le attività human to human più ricche di valore. Al tal fine abbiamo lanciato sul mercato il nostro primo virtual agent, Sofia.

Per questo motivo, quando ci siamo imbattuti nella notizia che l’Università di Washington aveva realizzato una ricerca su come i conversational agent influiscono sulla crescita dei bambini, il nostro primo pensiero è stato quello di dedicarvi un approfondimento. 

Se infatti il nostro obiettivo come azienda è quello di portare l’empatia nella tecnologia, non possiamo permetterci di ignorare i rischi e i pericoli che la tecnologia può rappresentare.

Ma andiamo al dunque; quali sono i risultati della ricerca dell'Università di Washington, che si è posta la domanda: “Parlare con i “robot” rende i bambini maleducati?”

 

La ricerca: i conversational agent e i bambini

Parlare con i “robot” - anche se magari non ce ne rendiamo conto - fa ormai parte della vita quotidiana di molte famiglie, il tutto grazie alla grandissima diffusione di conversational agent come Siri di Apple o Alexa di Amazon. 

Recenti ricerche hanno dimostrato che i bambini sono felici di relazionarsi con i propri compagni di giochi artificiali, che - infatti - sono stati sviluppati e utilizzati anche a fini ludici ed educativi

La domanda però che si sono posti i ricercatori è un’altra: parlare con Alexa o Siri influenza il modo in cui i bambini comunicano con gli altri esseri umani? È possibile che comincino a trattare familiari, amici e sconosciuti come robot di servizio? 

Probabilmente no, secondo lo studio condotto dall'Università di Washington.

"Eravamo curiosi di sapere se i bambini stavano prendendo l’abitudine di conversare con gli umani come fanno con Alexa e altri agenti conversazionali", ha detto Alexis Hiniker, assistente professore dell’Università di Washington. 

I ricercatori hanno reclutato 22 famiglie della zona di Seattle per partecipare a uno studio in cinque parti. Nella prima parte, i bambini dovevano parlare con un robot animato che veniva mostrato sullo schermo di un tablet.

Sul retro della sala, nascosto, un ricercatore faceva domande a ogni bambino, che l'app attraverso il robot traduceva in una voce sintetica. All'inizio, quando i bambini parlavano con il robot sul tablet, questo diceva loro: "A volte comincio a parlare molto lentamente. Puoi dire "bungo" per ricordarmi di parlare di nuovo normalmente."

Dopo alcuni minuti di chiacchierata con il bambino, l'app rallentava periodicamente il discorso del robot fino a quando il bambino non avesse detto "bungo." Quando ciò avveniva il ricercatore premeva un pulsante per riportare immediatamente il discorso del robot alla velocità normale. 

La maggior parte dei bambini, il 64%, si è ricordata di usare il bungo la prima volta che l'agente ha rallentato il suo discorso, e tutti hanno imparato la routine alla fine di questa sessione.

Poi i bambini sono stati presentati a un agente conversazionale vero e proprio. Anche questo dispositivo - sempre collegato via voce al ricercatore nell’altra stanza - ha iniziato a parlare lentamente dopo una breve conversazione a velocità normale. Una volta che il bambino diceva "bungo" cinque volte, o lasciava che il robot continuasse a parlare lentamente per cinque minuti, il ricercatore concludeva la conversazione.

Alla fine di questa sessione, il 77% dei bambini aveva usato con successo bungo.

A questo punto, il bambino è stato lasciato solo con il genitore, che nel frattempo l’aveva raggiunto nella stanza. Una volta da solo, il genitore ha chiacchierato con il bambino e poi, come nei casi precedenti, ha iniziato a parlare lentamente. 

19 genitori hanno condotto questa parte dello studio. Dei bambini che hanno completato questa parte, il 68% ha usato “bungo” nella conversazione con i genitori. Molti di loro lo usavano con affetto. Alcuni bambini lo facevano con entusiasmo, spesso interrompendo il genitore a metà frase. Altri hanno espresso esitazione o frustrazione, chiedendo ai loro genitori perché si comportavano come robot.

Finita questa fase, un ricercatore entrava nella stanza e cominciava a parlare con il bambino: come negli altri casi, normalmente in un primo momento, e dopo lentamente. In questa situazione, solo il 18% dei 22 bambini ha usato “bungo” con il ricercatore. Nessuno di loro ha commentato il discorso del ricercatore.

"I bambini hanno mostrato una consapevolezza sociale davvero sofisticata", ha detto Hiniker. "Vedevano la conversazione con il robot come un luogo in cui era appropriato usare la parola bungo. Con i genitori, la vedevano come un'opportunità per legare e giocare. E poi con il ricercatore, che era uno sconosciuto, hanno invece preso la strada socialmente sicura di usare la più tradizionale norma di non interrompere qualcuno che sta parlando con te."

Dopo questa sessione in laboratorio, i ricercatori volevano sapere come sarebbe andato il “bungo” in natura, quindi hanno chiesto ai genitori di provare a rallentare il loro discorso nelle successive 24 ore.

Dei 20 genitori che hanno provato a casa, 11 hanno riferito che i bambini hanno continuato a usare “bungo”. Questi genitori hanno descritto le esperienze come giocose e divertenti: un inside joke, se così si può dire. I bambini che hanno espresso scetticismo in laboratorio hanno invece continuato a chiedere ai loro genitori di smettere di comportarsi come robot.

"C'è consapevolezza nei bambini che i robot non sono persone, e non volevano che la linea tra umano e artificiale si confondesse" ha detto Hiniker. "Invece per i bambini che usavano bungo con i genitori questa esperienza voleva dire qualcosa di nuovo. Non era come se stessero iniziando a trattare i loro genitori come robot. Stavano giocando con loro e connettendosi con qualcuno che amavano."

 

Conclusioni: i virtual agent per insegnare l'empatia

Sebbene questi risultati suggeriscano che i bambini non saranno influenzati dal rapportarsi con i virtual agent in commercio, è ancora possibile che le conversazioni con un conversational agent possano avere un effetto sulle abitudini dei bambini - come l'uso di un particolare tipo di linguaggio o tono di conversazione - quando parlano con altre persone.

D'altro canto questa ricerca ci insegna anche che i dispositivi conversazionali possono aiutare i bambini a consolidare alcune strutture comunicative e - in qualche modo - insegnare l'empatia

Come? Consideriamo l’empatia come una skill che si può affinare nel tempo, attraverso l’esercizio: in questo senso, metterla alla prova nel rapporto con i dispositivi tecnologici equivale a guardarsi allo specchio, come un campo di gioco grazie a cui i bambini possono comprendere la differenza tra umano e artificiale, ed esercitare la propria comprensione dei concetti di identità e umanità. 

Semplificando ancora, si può dire che la creazione di una contrapposizione tra reale e virtuale permetta al reale di risaltare: un po’ come succede quando, trovandoci in una situazione nuova e opposta alla nostra solita vita, finiamo per comprendere e vedere con occhi nuovi il nostro punto di partenza.

Questo può essere il ruolo quindi degli agenti conversazionali: far vedere l’umanità e ciò che ci rende unici sotto un nuovo punto vista. Questo è in linea con ciò che per noi significa “portare l’empatia nella tecnologia”, ovvero la reale ricchezza dell’innovazione

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IA che prevede il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è la grande sfida del ventunesimo secolo

Nel giro di pochi decenni - un’inezia rispetto al passato - il clima sulla terra rischia di diventare irriconoscibile. Quanto? Non lo sappiamo, perché oggi non siamo ancora in grado né di prevedere come sarà il mondo post cambiamento climatico, né sappiamo quali e quanti sono i punti di non ritorno in questa battaglia. 

In aiuto agli scienziati è però giunta una nuova applicazione dell’IA, in grado di funzionare da sistema di allarme precoce contro il cambiamento climatico, quando questi si avvicina - per l’appunto - a soglie da cui è impossibile tornare indietro.

 

L’algoritmo che prevede l’irreversibile

Chris Bauch, professore di matematica applicata presso l'Università di Waterloo, è co-autore di un recente articolo che riporta i risultati del nuovo algoritmo di deep learning che ha contribuito a sviluppare, e che è in grado di individuare le soglie oltre le quali avviene un cambiamento rapido o irreversibile in un sistema, in questo caso climatico.

"Abbiamo scoperto che il nuovo algoritmo è stato in grado non solo di prevedere i punti di svolta in modo più accurato rispetto agli approcci esistenti, ma anche di fornire informazioni su quale tipo di situazione è probabile si sviluppi oltre il punto di non ritorno", ha detto Bauch. 

Alcuni punti di svolta che sono spesso associati al cambiamento climatico includono lo scioglimento del permafrost artico, che potrebbe rilasciare grandi quantità di metano e stimolare un ulteriore cambiamento nell’atmosfera; la rottura delle correnti oceaniche, che potrebbe portare a cambiamenti quasi immediati nei modelli meteorologici; la disgregazione della calotta glaciale, che porterebbe a un rapido cambiamento del livello del mare.

L'approccio innovativo con questa IA, secondo i ricercatori, è che non è stata addestrata solo sulle tipologie note di punti di non ritorno in ambito climatico, ma sulle caratteristiche in sé dei punti di non ritorno. Dopo aver addestrato l'IA su un "universo di possibili punti di non ritorno", composto da circa 500.000 modelli diversi, i ricercatori lo hanno testato nel riconoscere specifici punti di non ritorno reali in vari sistemi, inclusi campioni storici del clima.

Timothy Lenton, direttore del Global Systems Institute dell'Università di Exeter e co-autore dello studio, ha dichiarato: "Il nostro metodo potrebbe mandare segnali di pericolo quando siamo vicini a un punto critico. Fornire un allarme tempestivo potrebbe aiutare le società ad adattarsi e ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti che stanno arrivando, anche se non si possono evitare."

 

Predire i cambiamenti nei sistemi complessi: ci siamo vicini? 

Il deep learning sta facendo passi da gigante nel riconoscimento e nella classificazione dei modelli: il caso in questione è un esempio di quanto siamo arrivati lontano. Un algoritmo in grado di riconoscere i modelli che si verificano prima di un avvenimento, e quindi sapere se un punto di non ritorno sta arrivando, è ciò che ci avvicina a predire per la prima volta eventi complessi, sociali e naturali

"Le persone hanno familiarità con i punti di non ritorno nei sistemi climatici, ma ci sono punti di svolta anche in epidemiologia e nei mercati azionari", ha detto Thomas Bury, un ricercatore post-dottorato presso la McGill University e un altro dei co-autori. "Quello che abbiamo imparato è che l'IA è molto brava a rilevare le caratteristiche dei punti di non ritorno che sono comuni a un'ampia varietà di sistemi complessi."

Il nuovo algoritmo di deep learning è un "punto di svolta per la capacità di anticipare grandi cambiamenti, compresi quelli associati al cambiamento climatico", ha affermato Madhur Anand, un altro dei ricercatori del progetto e direttore del Guelph Institute for Environmental Research.

Ci stiamo quindi avvicinando a ciò che Isaac Asimov chiamava Psicostoria? Non lo sappiamo, però molti professionisti si domandano con sempre maggiore frequenza (e non è un caso che sia appena uscita la serie Foundation di AppleTv) se sarà possibile predire avvenimenti di massa grazie alle nuove tecnologie legate all’IA, e se sì con quale precisione e con quale approccio etico.   

La potenza di calcolo di cui oggi disponiamo, sostenuta dalla grandissima quantità di dati disponibili, infatti non potrà che aumentare esponenzialmente e risultare quindi determinante, anche grazie allo sviluppo dei computer quantistici.

 

Conclusioni: il cambiamento climatico è meno oscuro grazie all'IA

Ora che l’algoritmo ha imparato come funzionano i punti di non ritorno, il team sta lavorando alla fase successiva, che è quella di fornire i dati al sistema per permettergli di individuare le tendenze nel cambiamento climatico che si stanno sviluppando oggi. 

Si dice spesso che l’ignoranza sia pericolosa...grazie all’IA, oggi siamo un po’ meno ignoranti su cosa ci aspetta in futuro. Saremo in grado di reagire e cambiare come ci viene chiesto? Neanche l’IA più avanzata sul pianeta è in grado di rispondere a questa domanda, per ora.

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Cookieless: come sopravvivere alla fine dei cookie di terze parti?

cookie

Google ha appena annunciato che ha deciso di rimandare di quasi due anni, dal 2022 a fine 2023, l'eliminazione dei cookie di terze parti da Chrome. Una scelta dettata dalla necessità di testare con più calma le nuove tecnologie del Google Privacy Sandbox, e di instaurare un dialogo con le istituzioni regolatrici in materia di privacy.

Una boccata di ossigeno per gli addetti ai lavori, anche se la fine dei cookie di terze parti rimane una notizia difficile da digerire per le aziende dell’intero settore dei media, dagli editori ai brand, e per l’intera filiera dell'Internet Advertising.

Il rischio è una crisi del settore del Programmatic Advertising (ovvero la pubblicità online che utilizza i cookie di terze parti), che in Italia aveva chiuso il 2020 a 588 milioni di euro, in crescita del 6% rispetto al 2019.

Oggi - avendo un anno in più a disposizione - le prospettive si fanno un po' più rosee, anche se se sarà comunque necessario ripensare in fretta alle modalità attraverso cui funziona la pubblicità online se si vorrà continuare a crescere nello scenario cookieless

Ma da dove bisogna partire per trovare soluzioni alternative?

In questo approfondimento analizzeremo il contesto odierno e le soluzioni a disposizione degli addetti ai lavori per fare a meno dei cookie di terze parti. Parleremo del Google Privacy Sandbox e di altri strumenti terzi, e vedremo con quale spirito gli esperti guardano ai prossimi anni dell'Internet Advertising.

Cominciamo però dalle basi, dai nemici senza volto della privacy: i cookie di terze parti.

 

Cosa sono i cookie di terze parti?

cookie di terze parti

I cookie di terze parti sono una breve striscia di codice che viene inserita nel dispositivo dell’utente e vengono utilizzati dai domini che non sono il sito web (o dominio) che si sta visitando per scopi pubblicitari.  Sono collocati su un sito web attraverso uno script o un tag. Un cookie di terze parti è accessibile su qualsiasi sito web che abbia un accordo con il provider di adv proprietario del cookie stesso.

I cookie di terze parti sono di solito “persistent cookie”,  hanno una data di scadenza (Il cookie scaricato rimane attivo per diversi mesi sulla macchina dell’utente) e sono memorizzati sull’hard disk dell’utente. Sono utilizzati per tracciare nel tempo i comportamenti dell’utente e a conservare ad esempio alcune preferenze d’uso tra una sessione e l’altra.

Come funzionano?

Facciamo un esempio: un utente visita Amazon. Sfoglia un paio di articoli finché non decide di acquistare un paio di scarpe eleganti marroni. Le mette nel carrello ma finisce per cambiare idea. Successivamente - grazie ai cookie di terze parti - l’utente vedrà altri annunci riguardo le scarpe che stava per acquistare su altri siti o app, serviti sempre dallo stesso provider di adv. Anche se l'utente chiude il browser e termina la sessione, i dati di monitoraggio rimarranno comunque sul computer.

Perché i cookie di terze parti non sono visti di buon occhio?

La possibilità dei cookie di “seguire” il percorso di navigazione delle persone consente loro di associare specifici comportamenti agli utenti, profilandoli e classificandoli. Questo incide fortemente sulla riservatezza degli utenti sul web, e ha convinto numerosi paesi, in particolar modo quelli europei, a regolamentare l'utilizzo dei cookie. Oggi anche l’opinione pubblica è sempre più convinta di una necessaria regolamentazione dell’uso dei dati personali, che ha portato browser come Safari e Firefox (e anche Google dal 2023) a eliminare l’uso dei cookie di terze parti.

Esistono altri strumenti?

Per evitare la distruzione di un mercato che - nel mondo - vale miliardi e miliardi di euro, la stessa Google sta cercando di trovare soluzioni alternative all’uso dei cookie di terze parti, che siano però maggiormente rispettose della privacy degli utenti.

Nel 2020 - a tal proposito - Google ha annunciato il Google Privacy Sandbox, un programma che si pone l’obiettivo di “Creare un ecosistema web fiorente che sia rispettoso degli utenti e privato per impostazione predefinita” attraverso l’uso di nuove tecnologie di tracking, utilizzando API,  che rispettino l’anonimato dell’utente.

Interessante è notare che già esistono alcune tecnologie utili allo scopo, come fingerprinting, cache inspection, link decoration, network tracking e PII (Personally Identifying Information), ma che Google si propone di “combattere aggressivamente” tanto quanto i cookie di terze parti, probabilmente più per la volontà di mantenere il controllo sulle tecnologie utilizzabili che per reali rischi di privacy (sono infatti metodi di tracking già utilizzati parzialmente, ma comunque molto meno efficaci dei cookie di terze parti).

cookie di terze parti

Detto ciò, e considerando che comunque la parola di Google è “legge” siccome la maggior parte degli utenti utilizza il suo ecosistema, vediamo quali sono le diverse tecnologie proposte dal colosso di Mountain View nel Google Privacy Sandbox, che è attualmente un insieme di proposte per diverse API che, se implementate insieme, forniranno funzionalità di navigazione anonime e di targeting comportamentale.

In particolare ci concentreremo ad illustrare come funzionano:

  • Trust Tokens API: per combattere spam e frodi;
  • FLoC: per il targeting basato sugli interessi degli utenti;
  • Gruppi di Interessi Privati (TURTLE-DOV): per il remarketing.

E infine l’utilizzo dei dati di prima parte per il targeting pubblicitario sui siti proprietari.

 

Trust Tokens

Trust Token

In poche parole Trust Tokens è una nuova API che aiuta i brand e le agenzia media a combattere le frodi e distinguere i bot dagli esseri umani, senza tracciamento passivo (quindi nel rispetto della privacy).

Come funzionano i Trust Tokens?

Questi consentono a una sorgente (immaginiamo un sito internet) di rilasciare token crittografati (quindi immodificabili) a un utente considerato attendibile. I token vengono quindi memorizzati dal browser dell'utente. Il browser può quindi utilizzare i token in altri contesti (su altri siti internet) per valutare l'autenticità dell'utente.

Quindi, i Trust Tokens consentono di trasmettere l'attendibilità di un utente da un contesto a un altro senza identificare l'utente.

Un esempio per favore…

Immaginiamo che l’utente Tizio acquisti su un sito di scarpe un paio di mocassini neri. Tutta la fase di compravendita procede senza problemi (si autentica, inserire i dati di spedizione e il numero della propria carta di credito). A questo punto, dato che tutto è andato a buon fine, il sito di scarpe fornisce all’utente (ovvero al suo browser) un Trust Tokens, che - si può dire - ne fa un “utente modello”, degno di fiducia.

Questo utente va poi a leggersi il giornale online, e lì clicca su un annuncio pubblicitario.

Il sistema - grazie a Trust Tokens - riconosce che l’utente è un “vero” utente, e conta come valida la conversione.

Immaginiamo invece che un bot scorrazzi libero per il web, e si metta ad cliccare su tutti gli annunci pubblicitari. Siccome non ha mai guadagnato un Trust Tokens, le sue conversioni non vengono conteggiate. Così i Brand risparmiano budget pubblicitario e le agenzie media offrono un servizio migliore ai propri clienti.

Questo - peraltro - è solo uno dei casi d’uso in cui possono essere utilizzati i Trust Tokens con successo.

 

FLoC

Floc system

FLoC è un API basata su un algoritmo proprietario di Google che offre un nuovo modo - dopo i cookie di terze parti - per la profilazione degli utenti in base ai loro interessi, ovviamente tutelando la privacy degli stessi - secondo Google - in modo “migliore”.

Non tutti però la pensano così. La posticipazione al 2023 è dovuta infatti anche alle critiche che sono state mosse a Google rispetto al reale miglioramento della privacy - e della libertà degli inserzionisti - che FLoC dovrebbe garantire.

Come funziona FLoC?

Non appena un utente naviga su internet, il suo browser utilizza l'algoritmo FLoC per elaborare la sua "coorte di interesse". Come? In base ai siti che visita, l’utente sarà inserito in un gruppo di utenti con interessi simili. Nella "coorte di interesse" nessun utente sarà distinto dagli altri (la coorte avrà un ID identificativo unico e univoco, comune a tutti i membri), per garantirne l’anonimato. Il gruppo avrà un numero minimo di membri (più di qualche migliaia), sempre per rendere impossibile identificare il singolo utente.

Il browser dell’utente ricalcola periodicamente la coorte di appartenenza dello stesso, sul dispositivo dell'utente (quindi non in cloud), senza condividere i singoli dati di navigazione con il fornitore del browser o con chiunque altro.

Perché è utile a brand e agenzie media?

Gli inserzionisti possono includere un breve codice sui propri siti web al fine di raccogliere e fornire dati sulla coorte alle loro piattaforme adtech. Ad esempio, una piattaforma adtech potrebbe venire a conoscenza analizzando il traffico di un negozio di scarpe online che i browser delle coorti 1101 e 1354 sembrano interessati all'attrezzatura da trekking. Da altri inserzionisti, la piattaforma adtech apprenderebbe altri interessi di quelle coorti.

Successivamente, la piattaforma pubblicitaria può utilizzare questi dati per selezionare annunci pertinenti (ad esempio un annuncio per scarponi da trekking dal negozio di scarpe) quando un browser di una di queste coorti va - per esempio - su un sito web di notizie.

 

Gruppi di Interessi Privati (TURTLE-DOVE)

Turtledove system

Come abbiamo finora visto, il Google Privacy Sandbox è un insieme di diverse API. Se implementate insieme, forniranno funzionalità di navigazione anonime e di targeting comportamentale. Ogni API ha il suo obiettivo. TURTLEDOVE è una delle proposte di google che può rendere possibile il retargeting dopo l’eliminazione del cookie di terze parti.

Come funziona TURTLE-DOVE?

Quando un utente visita una pagina, il sito web può creare gruppi di interesse e aggiungere l'utente a uno qualsiasi dei gruppi di interesse, in base all'attività.

Supponiamo che un utente abbia visitato www.scarpebellissime.com. Ha selezionato la categoria "Scarpe Sportive”, le ha sfogliate ma non ha effettuato l'acquisto.

L'inserzionista, www.scarpebellissime.com, ha compreso l'interesse e l'intenzione dell'utente di acquistare scarpe sportive. Così decide di mostrare i suoi annunci di scarpe sportive all'utente. Come? Ha aggiunto l'utente al gruppo di interesse appena creato - “scarpe sportive” - in modo che possa essere retargettizzato. Tutti gli utenti che mostrano un comportamento simile vengono aggiunti a questo gruppo.

L'inserzionista (www.scarpebellissime.com) può permettere alle reti pubblicitarie di accedere a queste informazioni per massimo 30 giorni, al fine di mostrare annunci su altre piattaforme contestuali agli interessi degli utenti.

L'inserzionista non può quindi mostrare gli annunci da solo: deve essere in relazione con più reti pubblicitarie, al fine di riuscire a mostrare i suoi annunci agli utenti su tutto il web.

Per esempio, quando l'utente visita un sito supportato da annunci (“appassionatidicorsa.com”) e il browser scopre che il sito utilizza la rete pubblicitaria utilizzata anche da www.scarpebellissime.com per monetizzare il suo traffico, contatta la rete pubblicitaria e chiede annunci mirati per il gruppo di utenti che hanno mostrato interesse per “scarpe sportive”.

Cosa cambia rispetto al passato?

Rispetto ai cookie di terze parti utilizzati al fine di fare retargeting, la privacy e l’identità dell’utente vengono protette da due sistemi.

Willful IP Blindness: La Willful IP Blindness maschera l'IP dell'utente in modo che nessun fornitore pubblicitario possa identificarlo. Infatti un indirizzo IP può rivelare la “posizione” di un utente e correlarlo con altri dati noti.

Opaque Iframe: Per evitare lo scambio di informazioni tra ambienti diversi, l'annuncio viene posizionato in un "ambiente opaco". Per far ciò, l’annuncio viene consegnato in un pacchetto web, e il rendering avviene interamente a livello locale, così facendo l'iframe non consente attività di rete aggiuntive fino a quando non viene cliccato. In questo modo, i dati dell’utente non possono uscire verso l’esterno delle pagina dove l’annuncio viene mostrato.

 

Dati di prima parte per il targeting

La prima soluzione (parziale) per poter fare a meno dei cookie di terze parti consiste nell’utilizzare meglio i dati di prima parte (creati e impostati dai proprietari di un sito web).

Oggi brand e publisher li utilizzano poco e poco approfonditamente, perché richiedono un’attività di screening e di analisi autonoma non indifferente.

Fanno parte dei dati di prima parte anche gli indirizzi email degli utenti (recuperati tramite form e area private sui siti proprietari), e tutte le informazioni traibili dall’iscrizione ad aree private in piattaforme e siti, trasportabili poi su CRM (Customer relationship management) e CDP (Customer data platform).

Soluzioni a disposizione per disintermediarsi da Google

Ovviamente l’uso dei dati di prima parte offre notevoli opportunità di crescita per le aziende, obbligate a offrire esperienze personalizzate già su i propri touchpoint digitali.

Per esempio Neosperience offre una propria soluzione tecnologica proprietaria per ovviare all’eliminazione dei cookie di terze parti, in grado peraltro di “dialogare” con i nuovi strumenti del Google Privacy Sandbox.

Neosperience User Insight è il software intelligente - basato sui nostri algoritmi di deep learning - che permette di scoprire il profilo psicografico (ovvero quell’insieme di tratti comportamentali che delineano certe tendenze ed abitudini di consumo) dell’utente attraverso l’analisi del suo comportamento sui touchpoint proprietari digitali dei brand.

User Insight

L'Intelligenza Artificiale raccoglie gli eventi significativi nella navigazione dell’utente, e ad essi assegna un determinato punteggio e significato psicografico. Risultati alla mano, l'algoritmo è in grado di inserire il profilo dell'utente in un determinato cluster psicografico, su cui l'azienda può poi basare la propria comunicazione personalizzata.

Vediamone un esempio

Laura visita il sito www.amolamoda.com, su cui è installata la soluzione User Insight. In base al suo stile di navigazione (quali pagine visita, quali prodotti inserisce in carrello, quanto tempo rimane sulle pagine, come e dove muove il puntatore e decine di altri elementi), l’algoritmo inserisce Laura in un cluster psicografico, per esempio in quello detto di "Alto bisogno di appartenenza sociale".

Cosa vuol dire? Che Laura segue la moda e ascolta volentieri i consigli di amici e influencer su cosa indossare. Si affida a brand noti, di cui sceglie i prodotti più popolari.

user insight

Di conseguenza il brand, conoscendo il profilo psicografico di Laura, potrà mandarle - per esempio - una newsletter personalizzata con i prodotti iconici e i best seller, utilizzando un Tone of Voice ammiccante verso i desideri di riconoscimento dell’utente. O potrà invece far comparire a schermo call to action personalizzate in egual modo. In verità i campi applicativi sono quasi infiniti…

Uso dei dati di prima parte per la Lead Generation B2B

Un'altra soluzione utile allo scopo consiste nei software di anonymous tracking, che permettono - tramite la scoperta (nel rispetto della privacy) dell'IP dell'utente - di conoscere azienda, luogo e tipologia di dispositivo di chi visita il proprio sito web.

Un esempio in tal senso è Lead Champion, il nostro tool per la Lead Generation che analizza il traffico e fornisce tutta una serie di informazioni sull'utente e la sua azienda, così da permettere di entrare in contatto con lead interessate con il minimo sforzo.

Le proposte di Google

Anche Google stessa sta cercando di aiutare i brand a fare miglior uso dei dati di prima parte di cui dispongono.

  • Audience dirette per il programmatic: attualmente Google sta lavorando per espandere l’uso dei dati di prima parte per la creazione di campagne di pubblicità programmatica, inclusa l'asta aperta, che siano rispettose della privacy ed efficaci.
  • Indicatori diretti per i publisher: Google inoltre sta sperimentando una nuova funzione che abiliterà gli indicatori diretti (ovvero le informazioni di prima mano a disposizione degli inserzionisti) in Ad Manager. La soluzione consentirà ai publisher di attivare i dati relativi all’engagement dell’utente sui propri siti.
  • Relazioni di fiducia dei publisher:  infine Google sta sperimentando alcune funzionalità per permettere ai publisher di condividere i dati di prima mano crittografati direttamente con altre realtà, con i quali questi hanno già un rapporto diretto. I publisher avranno il pieno controllo sulle informazioni raccolte e su chi potrà ricevere i segnali, e Google non sarà in grado di leggere o decrittografare i segnali.

 

Il futuro della privacy passa da Apple: il caso di iOS15

Tra i giganti della digital economy, l’azienda che per prima ha compreso l’importanza della privacy per i propri clienti (andando incontro alle nuove sensibilità) è Apple.

Come abbiamo già detto, su Safari è già possibile richiedere il non utilizzo dei cookie di terze parti. Ma è da quest’anno che Apple ha deciso di fare il salto di qualità.

Con la pubblicazione di iOS15 vengono migliorate le funzionalità per la privacy per quasi tutti i tasselli dell’ecosistema digitale, dalle email, a Siri, dalle App alla VPN integrata per i clienti iCloud premium.

Ma vediamo le nuove funzionalità nel dettaglio.

  • Il Mail Privacy Protection è una funzionalità che consente di nascondere indirizzo IP, geolocalizzazione e storico delle email degli utenti, così facendo gli strumenti di email marketing non potrebbero più recuperare informazioni sull’apertura dell’email e sul comportamente dell’utente durante la lettura.
  • Il Rapporto Sulla Privacy è uno strumento che permette agli utenti di avere una panoramica dettagliata su come tutte le proprie app utilizzano i loro dati personali.
  • La VPN integrata, chiamata Private Relay, consente all’utente di mascherare il traffico Internet sul browser Safari e nascondere i dati di navigazione, che saranno inaccessibili anche alla stessa Apple. La funzionalità sarà integrata in iCloud+, la versione a pagamento di iCloud.
  • Gli utenti di iCloud+ avranno a disposizione anche la funzionalità Hide My Email che consente di creare un indirizzo e-mail temporaneo da utilizzare per iscriversi ai servizi online, evitando così di fornire il proprio indirizzo di posta elettronica reale.
  • La Intelligent Tracking Prevention, che consente di prevenire il tracciamento contenendo tecniche come il fingerprinting e il cross-site tracking su Safari, al fine di limitare le capacità dei web tracker di utilizzare l’indirizzo IP come un identificatore.
  • Infine, l’assistente vocale Siri, che oltre ad essere  in grado di gestire le richieste degli utenti anche offline, dal prossimo aggiornamento processerà le conversazioni direttamente sull’iPhone, evitando così che escano dal dispositivo.

Se riguardo la proposta di prodotti innovativi e rivoluzionari Apple sembra aver perso il proprio ruolo di leader, così non si può dire rispetto all’offerta di tecnologie per la protezione dei dati personali degli utenti: in questo campo, è l’azienda di Cupertino quella da battere.

 

Le reazioni degli addetti ai lavori al tema cookieless

Una ricerca dell'Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano ha evidenziato - tramite un questionario somministrato agli “addetti ai lavori” - una forte rilevanza della tematica cookieless per tutto l'ecosistema di marketing e comunicazione, in quanto impatterà significativamente il targeting e la misurazione.

A inizio 2021, infatti, il livello di interesse rispetto allo scenario cookieless era “rilevante” e “massimo” per il 71% dei rispondenti. È importante però sottolineare come la maggior parte degli advertiser non abbia ancora preso in considerazione né approfondito il fenomeno, sottovalutandone gli impatti sui risultati di business.

La preoccupazione delle aziende

Considerando il livello di preparazione delle aziende rispetto allo scenario cookieless, il 50% dei rispondenti lo ha valutato “assente/minimo” o “limitato”. Inoltre, dalle interviste è emerso che le aziende advertiser “più evolute”, ossia quelle che hanno cominciato ad approcciare la tematica con maggiore attenzione, vivono un sentimento di generale preoccupazione e disorientamento, a causa di una deadline non ancora ufficializzata e una mancanza di soluzioni alternative.

Rispetto a quest'ultimo punto, il 51% dei rispondenti ha affermato che la propria azienda si è effettivamente attivata per trovare una possibile soluzione/alternativa per affrontare le criticità emergenti dallo scenario cookieless: nello specifico il 9% sta già testando alcune soluzioni alternative, il 7% ha già individuato le soluzioni alternative che utilizzerà e il 35% ha avviato la ricerca.

 

Conclusioni

I professionisti stanno quindi - al momento - navigando a vista, dato che né Google né altre realtà hanno ancora ben chiaro cosa ne sarà del mondo pubblicitario online con la fine dei cookie di terze parti. È un panorama nuovo, a cui il gigante di Mountain View sta cercando di dare fondamenta con gli strumenti che abbiamo visto in questo approfondimento, ma questo non senza sollevare critiche.

Per esempio, il sistema FLoC ha fatto storcere il naso a più di un addetto ai lavori, per i dubbi sul rispetto della privacy che scaturiscono da un sistema di profilazione chiuso sì, ma in mano e analizzabile nei risultati solo da Google stessa.

Niente è ancora certo, se non la fine dei cookie di terze parti entro il 2023 (ma forse neanche quello...): nel frattempo sarà compito di tutti trovare una soluzione alternativa ugualmente valida, ma che garantisca un livello maggiore di privacy e sicurezza per gli utenti.

 

Fonti:

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psicografia

Segmentazione psicografica e profilazione dei clienti: come applicarle al business?

Hai mai sentito parlare dei customer insights ottenuti tramite la psicografia dei tuoi clienti?

Ti piacerebbe offrire ai tuoi clienti prodotti personalizzati e veicolare una comunicazione su misura, ma non sai come fare?

In questo articolo, ti spiegheremo tutto ciò che devi sapere sulla psicografia e su come applicarla alle tue strategie di business.

Il significato del termine psicografia è semplice: essa rappresenta lo studio dell’individuo basato su interessi, personalità e abitudini. Rappresenta lo step successivo alla profilazione più classica e comune tramite i dati socio-demografici, geografici e comportamentali.

Infatti le informazioni socio-demografiche ti dicono chi è il cliente, i dati psicografici invece spiegano il perché delle loro decisioni di acquisto.

 

demographics vs psychographics

 

Sulla base dell'efficacia della psicografia e sull'importanza di conoscere in maniera più approfondita il proprio interlocutore online, Neosperience ha realizzato la solution User Insight che è in grado di fornire informazioni sui tratti psicografici, arrivando a costruire veri e propri profili psicografici. Il fine ultimo è quello di aumentare il convertion rate grazie alla creazione di campagne mirate e perfettamente aderenti a bisogni ed aspettative dei clienti.

 

Grazie alla digital transformation, la psicografia ha manifestato e sviluppato tutto il suo potenziale

Per mezzo dell’analisi dei comportamenti su social, eCommerce e, in generale, ogni ambiente “virtuale”, la psychographic è in grado oggi di profilare gli utenti in un modo impensabile fino a pochi anni fa.

Il suo obiettivo è comprendere le caratteristiche soggettive e individuali delle persone, come le emozioni, i valori e le attitudini, oltre a tutto un altro insieme di fattori psicologici.

Tutti questi dati forniscono insight sulle motivazioni alla base dei comportamenti degli individui, ad esempio sul perché comprano uno specifico prodotto, supportano una certa causa o votano un certo candidato politico. Queste informazioni permettono quindi di effettuare una psycographic personalization dei contenuti e delle campagne, ma ovviamente le applicazioni non si fermano qui.

cosa è la psicografia

Conosciamo tutti il caso tristemente noto di Cambridge Analytica; i ricercatori e i marketers coinvolti sono stati in grado di implementare numerose campagne politiche grazie ai dati psicografici, recuperati illegalmente, dai profili social delle persone.

La metodologia che hanno seguito ha permesso di collocare i soggetti in cinque macro-cluster, a seconda che questi mostrassero in misura maggiore o minore uno dei cinque tratti psicologici presi in esame, ovvero:

  • Apertura all’esperienza: questo tratto indica quanto una persona è open-minded. Una persona con un alto livello di openness è curiosa, creativa e aperta al cambiamento.
  • Coscienziosità: una persona che mostra un alto livello di conscientiousness è responsabile verso se stessa, si pone obiettivi sul lungo periodo e difficilmente agisce di impulso.
  • Estroversione: i soggetti estroversi amano stare con le persone e vivere l’ambiente sociale. Sono inoltre entusiasti e molte volte si lasciano guidare dagli altri; amano inoltre stare al centro dell’attenzione.
  • Amichevolezza: una persona caratterizzata da alti livelli di agreeableness è di solito amichevole, gentile e diplomatica. Mostra inoltre ottimismo e fiducia verso il genere umano.
  • Stabilità emotiva (o Neuroticism): una persona con un alto livello di stabilità emotiva tende a sperimentare facilmente emozioni positive.

 

Il modello, che potete trovare schematizzato di seguito, è noto come OCEAN (le prime lettere delle categorie psicografiche) o BigFive Model.

 

psicografia big five ocean

 

Come si applica questo modello psychographic al marketing?

Attraverso la psicografia è possibile conoscere le caratteristiche soggettive fondamentali dei propri clienti, ottenendone i profili psicografici, i customer insights, che forniscono utili linee guida per la comunicazione e per la creazione di messaggi one-to-one.

 

Esempi di Segmentazione Psicografica

Facciamo un esempio. Una società attiva nel mercato energetico ha bisogno di comunicare un’offerta promozionale al proprio pubblico, che ha precedentemente clusterizzato attraverso il modello psicografico OCEAN.

Se il cliente mostra una spiccata appartenenza al cluster Openness (o apertura all’esperienza) gli verrà mostrato un banner, graficamente creativo e immaginifico, che offre la possibilità di personalizzare il contratto energetico sulle proprie esigenze.

Se il cliente appartiene invece al cluster dell’Estroversione, si comunicherà che l’offerta è stata apprezzata da molte persone, magari dando la possibilità di ricevere uno sconto se il cliente porta con sé un amico.

Se la persona, infine, appartiene al cluster della Coscienziosità, gli verrà data la possibilità, direttamente sul banner, di approfondire l'offerta e di scoprire i vantaggi a lui dedicati sul lungo periodo.

Un altro valido esempio riguarda la segmentazione psicografica che è possibile fare dei clienti nel settore fashion. Alcuni clienti desidereranno sentirsi unici e andranno in cerca di capi di abbigliamento unici o stravaganti, mentre altri vorranno appartenere ad un determinato gruppo sociale. I messaggi pubblicitari e i contenuti da cui tali clienti saranno attratti differiscono sensibilmente!

In generale, le personalizzazioni possibili sono infinite; sarà l'esperto di psicologia e psicografia, in concerto con il creativo, a trovare le migliori soluzioni pratiche per andare a colpire il proprio target con il messaggio appropriato, basato sui profili psicografici.

Ovviamente, visto il potere che tale metodologia mette a disposizione delle aziende, il mercato è strettamente regolato; oggi, ciò che ha fatto Cambridge Analytica qualche anno fa sarebbe impossibile. Negli ultimi anni, quindi, sono stati sviluppati strumenti alternativi, totalmente compliant con la GDPR , che permettono alle aziende di acquisire lo stesso tipo di informazioni per utilizzarle - questa volta - a vantaggio delle persone.


 

Ecco perchè Neosperience ha creato User Insight.

 


User Insight è lo strumento che utilizza le ultime tecnologie di Artificial IntelligenceMachine Learning e Advanced Analytics per permettere alle aziende di conoscere i tratti psicografici dei clienti grazie all’analisi del loro comportamento di navigazione.

Guarda il video e scopri come User Insight può aiutarti ad aumentare le conversioni dal 20 al 50% in più.

In un mercato in cui la personalizzazione dell’offerta è diventata centrale per il successo delle proposte commerciali, comprendere in profondità i bisogni e i desideri di ciascun cliente nel pieno rispetto della sua privacy diventa un fattore imprescindibile.

Il futuro sarà appannaggio di chi riuscirà a usare le nuove tecnologie per migliorare continuamente l’esperienza dei clienti, riducendo progressivamente i “gap” tra fisico e digitale, e la psicografia sarà uno degli artefici principali di questa trasformazione.

In Neosperience crediamo che ciò sia possibile, e lavoriamo per dare sostanza a una tecnologia che permette alle aziende di essere sempre più empatiche e vicine ai loro clienti.

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I dati della Digital Transformation in Italia e nel mondo

dati sulla trasformazione digitale

Il 2020 è stato un anno estremamente complesso.

Tutti sono stati messi a dura prova, i singoli come le organizzazioni. Tuttavia questa pagina di storia è iniziata in modo ben diverso. Nei primi mesi dell’anno, infatti, le prospettive erano rosee.

A inizio anno 2020 il World Economic Forum stimava che la Digital Transformation avrebbe contribuito all’economia globale con una crescita di 100 trilioni di dollari entro il 2025. Dati sulla Trasformazione Digitale che però non si sono - alla fine - confermati.

 

Un imprevedibile cambio di rotta nei dati della Trasformazione Digitale

Poi la storia ha preso una piega ben diversa rendendoci tutti spettatori passivi di grandi trasformazioni. La pandemia ha dato inizio ad una crisi che ha colpito la sanità, l'economia, la politica e la società tutta. Questo ha comportato un evidente rallentamento della crescita stimata dal WEF. Molte prospettive ottimistiche sono state ribaltate.

Ma non tutte. Nel mese di maggio 2020 l’International Data Corporation (IDC) ha riacceso la speranza mostrando come la spesa per la Digital Transformation sarebbe continuata a crescere a un ritmo sostenuto nonostante le sfide presentate dalla pandemia. Si prevedeva che la spesa globale per tecnologie e servizi digitali sarebbe cresciuta del 10,4% in tutto il 2020 fino a 1,3 trilioni di dollari.

Pur tenendo presente che tale incremento è notevolmente inferiore alla crescita del 17,9% nel 2019, questo trend rappresenta una nota positiva in un anno caratterizzato da drastiche riduzioni della spesa tecnologica complessiva.

numeri della trasformazione digitale

 

La prima lezione appresa: i dati cambiano in fretta

Già a metà del 2020 è stata appresa una lezione, ossia l’impellente necessità delle aziende di aumentare l'efficienza operativa e migliorare l'esperienza del cliente; non che prima non si sapesse, ma la pandemia ha reso chiaro ciò che prima era ancora opaco, o per lo meno ignorato.

Nei mesi successivi un sondaggio di PwC ha rivelato che, mentre il 52% delle aziende prevedeva di tagliare o rinviare gli investimenti a causa del COVID-19, solo il 9% degli intervistati ha effettuato realmente quei tagli nel budget allocato alla trasformazione digitale.

Sempre da questa ricerca è emerso che le aziende che investono costantemente in Digital Transformation ottengono chiari benefici in ogni area, quali innovazione, esperienza del cliente, soddisfazione delle persone eccetera. Nel proprio report PwC denomina queste aziende Transcender.

 

I benefici di una Customer Experience di qualità focalizzata sul Digital

McKinsey ha messo in luce come trasformazione digitale e attenzione per la Customer Experience possano generare un aumento della soddisfazione del cliente del 20-30% e aumentare i guadagni economici del 20-50%.

Aggiunge Salesforce: un’ottima Customer Experience fa in modo che il 67% dei clienti sia disposto a pagare di più per un prodotto o servizio. Inoltre i clienti che visualizzano offerte personalizzate sono doppiamente propensi a intraprendere una decisione di acquisto positiva.

I Transcender sono in grado di cogliere e sfruttare tali tendenze, forti del fatto che, come evidenziato da Deloitte, ben due terzi del vantaggio competitivo di un'azienda deriva dall'esperienza del cliente.

 

Uno sguardo al passato della Digital Transformation

Guardandoci alle spalle, notiamo come nel 2019 i ranking internazionali sulla competitività digitale - stilati dall’International Institute for Management Development - posizionavano l’Italia al 41º posto con un punteggio di 67.9 su 110, dopo Thailandia, Kazakhstan e Malesia.

imd world digital numeri della trasformazione digitale

Anche a livello europeo l’Italia non si posiziona meglio. Il divario con altri paesi dell’Unione Europea è ancora importante secondo il DESI (Digital Economy and Society Index). Stilato ogni anno dall’Unione Europea, l’indice colloca l’Italia nel 2020 in terzultima posizione UE.

Non è da escludersi che uno dei motivi di questi risultati risieda nella scelta conservatrice dei giovani italiani che si trovano a scegliere il loro percorso di studi. I corsi di laurea in discipline ICT sono scelti da una minoranza dei giovani italiani (solo l’1%, il dato più basso nell’UE). In Italia la percentuale di specialisti ICT è inferiore al 4%, nettamente al di sotto della media Europea.

 

La seconda lezione appresa: la Digital Transformation è sempre centrale

Dopo un intera rivoluzione intorno al sole, molte delle nostre certezze sono state irrimediabilmente compromesse.

A seguito di un anno complesso, ciò che ci portiamo a casa è un nuovo ordine delle priorità. Come evidenzia la ricerca realizzata da Statista, sono due le principali necessità percepite dai CEO nel post-pandemia: portare avanti progetti di trasformazione digitale (37% dei rispondenti) e migliorare l'esperienza di lavoro a distanza (37% dei rispondenti).

In ultima istanza non dobbiamo dimenticare che sono le pressioni del mercato ad avere il ruolo protagonista nella spinta verso la trasformazione digitale. Infatti ben il 41% dei manager affermano che la necessità di digitalizzare processi e prodotti è dovuta all'aumento della pressione competitiva.

Il 2020 è stato un anno estremamente difficile, che ha portato con sé lezioni complesse. Le imprese in grado di adattarsi in modo flessibile alla "nuova normalità" che si va cristallizzando saranno in grado di sfruttarne tutti i vantaggi, e di mettere a frutto gli insegnamenti faticosamente ottenuti.

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Dalla Digital Transformation alla Customer Transformation

Customer Transformation

Trasformazione Digitale? Un termine che ha ormai perso il suo significato rivoluzionario. 

Sebbene molte aziende siano ancora indietro, la Digital Transformation è considerata dalla maggior parte degli imprenditori e manager come condizione necessaria per sopravvivere in un mondo che si è radicalmente trasformato nell’ultimo ventennio.

Al centro di questo processo si colloca spesso l’azienda come soggetto impersonale, con la sua necessità di aggiornare i meccanismi di funzionamento interni e di individuare nuovi modelli di business.

È arrivato il momento di spostare il focus su un altro soggetto: non più l’azienda e i suoi processi interni, ma le persone: i suoi clienti, collaboratori e partner di business. Ovvero passare dalla Digital Transformation a una più valoriale Customer Transformation.

 

Cambiare le persone partendo dall'azienda

Ogni trasformazione - infatti - deve avere come obiettivo il cambiamento delle abitudini delle persone. 

L'innovazione è un investimento nel capitale umano. Innovare non significa soltanto progettare nuovi prodotti, servizi ed esperienze; significa in primis progettare i futuri clienti.

La “visione del cliente” è importante quanto la visione aziendale. Le aziende di successo creano esperienze che generano maggiori capacità, sia per loro stesse, sia per i loro clienti. Valori e valore sono allineati, e questo allineamento è inseparabile dall'innovazione aziendale.

 

Esempi di Customer Transformation di successo

Model T

Per aiutarci a capire meglio la portata di questo cambiamento di prospettiva, facciamo qualche esempio di successo.

Prendiamo la Model T, prodotta in serie da Henry Ford. La prima automobile alla portata delle masse è stata un’innovazione incredibile. Ma il suo impatto maggiore è stato di gran lunga quello di trasformare le persone comuni in un’inedita categoria di soggetti personali: gli automobilisti.

Allo stesso modo Amazon ha trasformato gli acquirenti in protagonisti critici del rapporto con i brand, emergendo per la prima volta da una posizione di sudditanza potendo condividere recensioni pubbliche in tempo reale, controllare i prezzi e valutare i consigli sui prodotti online.

Google invece è stata in grado di fare dell'impazienza del cliente una virtù. L’utente di Google è per definizione una persona impaziente che si aspetta che il motore di ricerca anticipi le sue domande, anche se formate in modo impreciso o disordinato, ottenendo in fretta risultati pertinenti, a costo zero.

Da questi tre esempi appare chiaro come il successo di un'azienda non dipenda tanto dalla soddisfazione dei bisogni noti dei clienti, ma dalla sua capacità di leggere i loro bisogni nascosti, comprendendo chi i clienti “vorrebbero diventare”. 

Lo scopo autentico dell’impresa è quindi quello di trasformare i clienti. Gli innovatori, così come gli strateghi di business, i marketer, i designer, devono chiedersi costantemente: chi vogliono diventare i nostri clienti? Che tipo di clienti dovremmo immaginare e “creare”? Che tipo di clienti “acquisteranno” le nostre innovazioni? In che modo un’innovazione proposta trasformerà i nostri clienti? Che cosa rende questo cambiamento speciale o unico? 

Attenzione: non stiamo parlando dei soliti esercizi di marketing. Stiamo parlando di come rendersi conto del fatto che quella che chiamiamo “digital transformation” è in realtà una “customer transformation”: un insieme di principi organizzativi e operativi per allineare l’aspirazione all'innovazione dell’azienda a un impatto trasformativo misurabile su ciascun cliente.

 

Come passare da una Digital Transformation a una Customer Transformation?

voice of customer

Ma come è possibile raggiungere un obiettivo così ambizioso?

È chiaro a questo punto come sia tempo di andare oltre le logiche del marketing tradizionale, oggi superate e inefficaci, e utilizzare nuovi approcci e strumenti in grado di facilitare questo processo trasformativo. 

Per esempio, i veri innovatori sanno usare la leva dell’ascolto per comprendere di quale innovazione hanno bisogno i loro clienti. Aziende davvero visionarie, come è stata Apple, hanno avuto successo perché le loro innovazioni hanno portato i clienti in luoghi che loro non potevano immaginare. 

La ricerca qualitativa e l’ascolto profondo della Voice Of Customer sono fondamentali proprio per indagare la domanda trasformativa rivolta al cliente: “Chi vuoi diventare?”

Nei casi in cui tu stesso rappresenti al meglio ciò che vuoi che i tuoi clienti diventino, allora l'introspezione è la migliore risposta a questa domanda. In tutti gli altri casi, non c’è altra scelta che essere ancora più focalizzati sul cliente, incentrati su di lui.

Importante è poi ricordarsi che i futuri clienti non devono essere progettati tutti allo stesso modo.

La segmentazione offre opportunità ricche di nuance per focalizzare l’innovazione tenendo conto della molteplicità delle differenze.

Per costruire relazioni di valore, le aziende devono connettersi con i clienti su base personale, trattandoli come partner, non come “target di vendita”. Per guadagnare la fiducia dei clienti, devono coinvolgerli facendo leva sui loro valori, sulle loro emozioni che derivano dall’esperienza, filtrata dalla loro personalità, creando esperienze soddisfacenti. 

Eppure, pochissime aziende sono capaci di stabilire un dialogo digitale efficace con i clienti. 

Questo perché si pensa che il digitale - e quindi il mondo di oggi - sia incompatibile con il significato di Empatia

Per “colpa” della rivoluzione operata dagli smartphone ci siamo ritrovati sì più liberi, ma anche più lontani gli uni dagli altri. Nuove porte si sono aperte, ma altre si sono chiuse, e tra queste i valori positivi di una vita disconnessa: il contatto lento e il valore del silenzio, ascoltato insieme a chi abbiamo intorno.

Ma il digital non deve essere per forza un mezzo di distruzione di empatia. L’abbiamo capito soprattutto oggi, vivendo il tempo dalla pandemia dove la distinzione fra località e prossimità diventa quasi impalpabile.

 

Conclusioni sulla Customer Transformation

empatia

È tempo di fare leva sul capitale umano e sulla tecnologia, ma in un modo nuovo: entrando in una relazione empatica con ogni cliente, cogliendone aspirazioni e vincoli. Assecondando un processo che è allo stesso tempo profondo e naturale, incentrato sulla scoperta di quali sono i bisogni profondi dei clienti e in ultimo di chi, grazie ai prodotti e servizi che acquistano, i clienti vogliono diventare.

Una tecnologia finalmente empatica, che ci offra questa prospettiva radicalmente nuova sul significato di trasformazione digitale, è ciò di cui abbiamo bisogno oggi.

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Diagnosticare il Covid19 con un vocale? L’abbiamo reso possibile

Analisi IA per diagnosi covid con il suono

Ancora oggi - a più di un anno dalla comparsa del Coronavirus che ha messo in ginocchio quasi tutto il mondo - stiamo combattendo la battaglia contro la pandemia con strumenti insufficienti

I vaccini scarseggiamo, e hanno comunque durata limitata; nuove cure sono state trovate (come gli anticorpi monoclonali), ma risultano ancora poco diffuse ed eccezionalmente care; anche gli stessi tamponi diagnostici - sebbene oggi ne vengano realizzati più di 300mila al giorno - si differenziano in diverse tipologie, non sempre tutte ugualmente affidabili. 

In questo panorama si inserisce il progetto appena concluso, che siamo felici di annunciare. 

Diagnosticare il Covid19 con un vocale

Insieme ai nostri partner Capsula Health Pod e al laboratorio TeDH (Technology and Design for Healthcare) del Politecnico di Milano, abbiamo sviluppato un nuovo sistema per supportare i processi di diagnosi di infezioni da Covid19.

Come ci riesce? La piattaforma è in grado di analizzare dati come la frequenza della respirazione, lo stress durante un dialogo – il cosiddetto “fiato corto” – e i colpi di tosse dei pazienti, contribuendo in modo determinante alla diagnosi di infezioni da Covid19. 

I suoni fisiologici generati dalla respirazione, dal battito del cuore, dalla digestione, da migliaia di anni sono usati per valutare il nostro stato di salute e diagnosticare malattie. Fino a oggi questi segnali venivano registrati attraverso l’auscultazione manuale, spesso durante visite mediche programmate, ma negli ultimi anni la tecnologia ha reso possibile raccogliere ed elaborare questi suoni corporei attraverso l’impiego di dispositivi personali (smartphone, tablet e computer) rendendo possibile la loro elaborazione automatica.

Analizzando un flusso audio contenente una breve conversazione, oppure alcuni colpi di tosse, il sistema è in grado, infatti, di individuare le persone che presentano i suoni caratteristici dell’infezione da Covid19.

L’infrastruttura impiega l’intelligenza artificiale incorporata nella piattaforma Neosperience Health Cloud – con cui era già stato creato e diffuso nel mondo il primo sistema di rilevazione delle polmoniti bilaterali a partire dall’analisi delle radiografie toraciche.

Risultati

Per ottenere questi risultati abbiamo implementato sistemi di rilevazione frutto di anni di ricerca nel campo delle malattie respiratorie e abbiamo addestrato i nostri modelli proprietari su dataset capaci di fornire un’accuratezza ROC AUC superiore all’80%, oltre ad applicare tecniche di specializzazione come il transfer learning con cui riusciamo a migliorare ulteriormente la precisione.

Questo è solo l’inizio di un progetto che ha un potenziale incredibile: le elaborazioni di questi dati possono essere impiegate efficacemente come segnali di pre-screening. Questo modello di registrazione e analisi può diventare un valido supporto per la diagnosi e il rilevamento di un’ampia gamma di patologie.

Se vuoi saperne di più, contattaci in chat a questo link.

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Digital Transformation: i vantaggi competitivi di cambiare Vision

Digital Transformation

La Digital Transformation è la tematica del momento. Se ne parla come di un processo necessario volto a rimodellare il proprio business e ridefinire il vantaggio competitivo delle aziende.

Ma cos’è realmente la Digital Transformation? Pochi ne conoscono la definizione e ne comprendono l’utilità.

Data la centralità di questo tema, è essenziale che l’Italia come ecosistema riesca ad affermarsi con successo. Al momento purtroppo il nostro paese risulta ancora il fanalino di coda in termini di Digital Transformation, competenze digitali e integrazione degli strumenti digitali alle strategie di business (Dati DESI 2020).

In questo articolo analizzeremo in profondità la Trasformazione Digitale, comprendendo che cosa sia, le ragioni per cui è imprescindibile, le aree di applicazione ed eventuali criticità che si possono incontrare lungo l’intero processo.

 

Che cos’è la Digital Transformation?

filo azzurro

La Digital Transformation è uno dei processi evolutivi e di crescita che caratterizza l’era di business moderna. La trasformazione digitale rappresenta lo strumento che ci fornisce la capacità di affrontare l'incertezza e rispondere rapidamente al cambiamento. Comporta un profondo cambiamento mutamento nell’identità e nelle attività dell’azienda, nei processi e nelle competenze, ma rappresenta anche un cambio di marcia e un incremento del vantaggio competitivo.

"La Digital Transformation va intesa come un treno che corre verso il futuro e che le aziende non possono più permettersi di perdere"

Si tratta di un fenomeno molto ampio che coinvolge tutti i tipi di istituti: la Pubblica Amministrazione, le PMI, le multinazionali e le aziende no-profit. Nessuna area aziendale è esentata da tale processo. Lo sviluppo digitale comprende l’innovazione in ogni settore di un’impresa, quali marketing, ricerca e sviluppo, amministrazione e produzione. Ognuna di queste aree di competenza deve essere protesa all’innovazione, accogliendo cambiamenti radicali dei paradigmi ormai obsoleti.

Il risultato di questo processo è un'incessante tensione verso l’innovazione, che sfocia nella produzione di tecnologie e strumentazioni rivoluzionarie. Su tali tecnologie alcune aziende nate negli ultimi anni hanno basato il proprio successo e vantaggio competitivo.

Quindi sebbene oggi il potenziale della Digital Transformation non sia ancora stato pienamente compreso e apprezzato, un innegabile risultato raggiunto è l’aver rivelato scenari di business precedentemente inimmaginabili.

 

Perché Digital Transformation?

punto interrogativo digital

Sono svariate le ragioni che possono portare un manager a decidere di abbracciare un processo di Digital Transformation. Tra di esse, le più importanti sono:

  • Il desiderio di migliorare la user experience dei propri consumatori finali, che essi siano altre aziende o clienti finali;
  • Ottenere un sistema flessibile e agile che sia scalabile e adatto a qualunque tipo di sfida;
  • Innovare per crescere, rappresentando lo strumento anti-fragile che protegge l’impresa sul medio-lungo termine. 

Abbracciando la cultura della trasformazione digitale - e quindi adottando strumenti digitali innovativi - si ottengono vantaggi per tutti gli stakeholder. Semplificare i processi di gestione del personale, condividere report e dati in tempo reale in tutte le funzioni, creare una connessione diretta a tutti i contenuti e alle risorse online: questi sono solo alcuni esempi di pratiche che possono essere applicate alle diverse aree di business. Ciò che è fondamentale è rendere flessibili gli strumenti di innovazione in modo che si prestino ad ogni utilizzo e ambiente.

Occorre fare attenzione a un aspetto importante: non basta semplicemente acquisire degli strumenti digitali, ma è necessario integrarli nelle proprie strategie.

"Abbracciare la Digital Transformation significa adottare una nuova mentalità di criticismo costruttivo, orientata a ridefinire le proprie abitudini e mettersi in discussione"

Le aziende storicamente leader del settore che non hanno saputo riconoscere nell’innovazione tecnologica il futuro e non hanno avuto la mentalità giusta per accogliere il cambiamento, detengono ormai delle quote minime del mercato di riferimento o sono addirittura scomparse. Parliamo ad esempio delle società di telefonia come Nokia e Motorola oppure giganti del settore della fotografia come Kodak.

Che cosa possiamo imparare dagli errori altrui? Che l’innovazione è un processo continuo e che non può essere interrotto. Per evitare di finire come le imprese che alla terza industrializzazione non furono in grado di compensare il gap formatosi con i propri concorrenti, ignorando il potenziale delle nuove tecnologie e dei nuovi business model, è necessario includere la Digital Transformation nelle proprie strategie di crescita per evitare di ampliare il gap formatosi con l’industrializzazione 4.0. 

 

Le basi della Digital Transformation

la strada per la trasformazione digitale

Chiaramente, la vision a supporto di un processo di cambiamento, come quello innescato dalla Digital Transformation, non può che essere indicata dai CEO, che devono farsi promotori interni all’azienda abilitando le figure chiave in direzione di un nuovo percorso.

Quali sono i pilastri che reggono la Digital Transformation? Ne abbiamo individuati cinque:

  • Mindset

Non solo i manager, ma tutti i collaboratori dovrebbero adottare il mindset necessario per poter approcciare un processo delicato come quello della trasformazione digitale. La mentalità dovrebbe  essere aperta all’ascolto, pronta a mettersi in discussione, flessibile a sufficienza da imparare dai propri errori. 

  • Empatia

Parliamo di quello che dovrebbe essere l’obiettivo finale dello sviluppo tecnologico e il risultato cui dovrebbe tendere la Digital Transformation. La tecnologia degli ultimi anni è nata a supporto delle attività umane finendo in taluni casi paradossalmente per alienare dalla realtà e dai rapporti umani il suo stesso creatore. I nuovi processi tecnologici invece spingono le aziende in una direzione dove la tecnologia supporta l’uomo ad essere sempre più umano. Questo è l’obiettivo che sta più a cuore al gruppo Neosperience: desideriamo un mondo dove il digitale permetta di veicolare emozioni e sentimenti. 

  • Customer Experience

La Digital Transformation deve avere un impatto su tutti gli stakeholders dell’azienda, a partire dai clienti. Il vantaggio deve essere percepibile e concreto, deve portare ad una maggiore continuità di servizio, offrendo un’esperienza ottimale. Non dobbiamo dimenticare che gli standard richiesti dai clienti sono sempre più elevati e non sono raggiungibili senza gli strumenti tecnologici a supporto. La customer centricity non può che essere uno degli capisaldi di un processo di Digital Transformation.

  • Coinvolgere le persone

Come detto precedentemente, la Digital Transformation è un processo che deve coinvolgere tutta l’impresa e che riguarda ogni suo membro. Bisogna condividere una roadmap e una mentalità improntata al cambiamento. Diventa quindi necessario che la cultura del cambiamento sia condivisa in tutta l’impresa. In questo modo diviene possibile per tutti assecondare e supportare la transizione, comprendendo a fondo la sua ragion d’essere.

  • Innovare ma rimanendo coerenti con se stessi

La parola d’ordine della Digital Transformation è cambiamento. Non si tratta tuttavia di un cambiamento di identità: la Digital Transformation comporta la capacità di sapersi innovare senza dimenticare le proprie origini e la propria mission originaria

 

I numeri della Digital Transformation

Il Covid-19 ha ribaltato molte previsioni fatte negli scorsi anni, ma i dati più recenti ci parlano comunque di una crescita positiva. Prima di fare fronte al virus, il World Economic Forum stimava che la Digital Transformation avrebbe contribuito all’economia globale con una crescita di 100$ trilioni entro il 2025. In realtà la pandemia ha evidenziato la necessità delle aziende di aumentare la propria efficienza operativa e migliorare l'esperienza del cliente. Si tratta infatti di fattori decisivi che influenzano il destino dell’azienda in un momento di difficoltà economica come quella che si troveranno a fronteggiare nel futuro prossimo.

 

Figure chiave della Digital Transformation

figure della Digital Transformation

La definizione di Digital Transformation ha sicuramente un core tecnologico, tuttavia il fattore umano ne costituisce la chiave di volta. Esso infatti è ciò che dà la spinta al cambiamento e in caso dovesse venire a mancare, qualsiasi processo di trasformazione ne subirebbe certamente delle conseguenze negative.

In questo scenario, l’attore più rilevante è certamente il CEO, il quale ha la responsabilità di tratteggiare cultura aziendale e mission affinché l’organizzazione sia costellata di figure professionali ben definite e desiderose di aiutarlo nel processo di cambiamento. 

Il CEO dovrà essere affiancato da altre figure, le cui principali sono: il CIO, il CDO, il CTO e il CFO.

  • Chief Innovation Officer (CIO)

Ha il compito di portare nella propria organizzazione la spinta al cambiamento necessaria alla trasformazione digitale.

  • Chief Digital Officer (CDO)

È una figura caratterizzata da competenze nell’area della comunicazione e del marketing e nell’area dell’innovazione di prodotti o servizi.

  • Chief Technology Officer (CTO)

È un professionista esperto di tecnologia e digital che suggerisce al direttivo le implementazioni tecnologiche che possono migliorare la produttività aziendale.

Nonostante non sia tra le prime figure alle quali si pensa parlando di Digital Transformation, il Chief Financial Officer (CFO) ha un ruolo cruciale nelle strategie di business, che devono essere sempre più guidate dall’analisi e dall’interpretazione di dati.

 

Aree di applicazione della Digital Transformation

fibra ottica digital

Come anticipato nei paragrafi precedenti, la Digital Transformation è un processo di cambiamento che interessa ogni area di un’azienda e ogni tipo di settore. 

Le aree dove è possibile, se non necessario, abbracciare la Trasformazione Digitale sono molteplici : 

  • Entertainment

Il business dell’intrattenimento è stato particolarmente interessato dalla trasformazione digitale. Vedendo la domanda mutare, molti player hanno sentito la necessità di modificare i contenuti che offrivano e le relative modalità di fruizione. Alla base dell’innovazione digitale del settore si possono individuare diversi strumenti (per esempio la tecnologia cloud computing) che hanno permesso l’innovazione di prodotto portando al successo alcune startup, come Netflix e Spotify.

  • Fashion & beauty

Il settore della moda e delle bellezza ha visto il suo cliente tipico imparare ad utilizzare canali diversi per conoscere, visionare e acquistare i prodotti. Questa multi-canalità ha portato le aziende a dover presidiare più touchpoint, sia offline che online. Le aziende che non hanno saputo interpretare la Digital Transformation sono state messe a dura prova durante il periodo del Covid-19 , dove tutti gli strumenti classici in loro possesso si sono rivelati non adeguati al cambiamento dell’ambiente esterno. Il periodo caratterizzato dalla pandemia ha conferito una centralità indiscussa al digital commerce. La Digital Transformation ha inoltre cambiato la brand experience. Le aziende non si limitano a vendere i loro singoli prodotti, ma desiderano coinvolgere i propri clienti aumentando il loro grado di fedeltà verso il brand. Un modo per farlo consiste nel proporre esperienze di intrattenimento vere e proprie attraverso una comunicazione non convenzionale.

  • Consumer goods & retail

Come il settore della moda, anche le aziende che vendono prodotti di largo consumo hanno adottato una struttura omnichannel per poter gestire al meglio il cliente in tutte le fasi della sua esperienza di acquisto. Il processo di Digital Transformation ha apportato grandi innovazioni nel settore, come la vendita dei propri prodotti online con l’utilizzo di e-commerce di proprietà e la presentazione originale di prodotti e servizi. Una comunicazione efficace riesce a  trasmettere l’unicità del prodotto, senza i limiti dello store fisico. 

  • Financial service

Anche il settore del banking e dei servizi finanziari ha dovuto affrontare la sfida della Digital Transformation. La nuova sfida emersa è stata riuscire a conoscere il proprio cliente, il quale è in cerca di un servizio o un prodotto più conforme alle proprie esigenze specifiche. L’innovazione è possibile in seguito a una profonda comprensione dei bisogni dei propri clienti. La Digital Transformation a tal proposito ha offerto alle aziende degli strumenti rivoluzionari per conoscere in maniera più approfondita i propri clienti e per personalizzare i propri prodotti e servizi

  • Automotive

Negli ultimi anni la Digital Transformation ha impattato sul settore automobilistico, stravolgendo il mercato e il settore di riferimento. Sono nati nuovi modelli di business come il car-sharing, la cui efficienza è strutturata sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale e IoT. Le aziende hanno compreso di dover modificare il modo in cui si è soliti entrare in contatto con i propri clienti, realizzando touchpoint digitali ad hoc, e-commerce per la vendita e configuratori di prodotto online.

  • Industry & services

Il settore dell’industria e dei servizi ha trovato nuova linfa nella Ricerca e Sviluppo. Le tecnologie innovative, integrate ai prodotti e ai servizi dell’industry, hanno reso l’esperienza d’uso più efficace ed efficiente: l’intelligenza artificiale è stata la tecnologia più disruptive in questo senso. Ha permesso per esempio di sviluppare programmi di manutenzione smart

  • Healthcare

Infine, anche in un settore molto complesso come quello medico e della salute la Digital Transformation ha apportato grandi cambiamenti, al fine di offrire delle nuove esperienze d’uso che si sviluppano attorno alla figura del paziente, coinvolgendolo. Diverse tecnologie sono state implementate nel settore e con differenti scopi, tra cui scopi diagnostici e teraputici. Grazie alla Digital Transformation, le aziende mediche hanno inoltre potuto migliorare la customer experience dei propri pazienti, facilitando i servizi di prenotazione o seguendo i pazienti nella degenza anche a casa, rendendosi disponibili h24 tramite piattaforme dedicate

 

Le aree di implementazione e di competenze della Digital Transformation sono varie, così numerose che è impossibile riuscire ad elencarle tutte. Un processo di Digital Transformation realmente efficace richiede un’analisi approfondita della realtà dell’impresa supportata da una forte expertise. Come ormai è chiaro, non si tratta più di una scelta, bensì di un’esigenza di sopravvivenza evolutiva.  

Neosperience ha la mission di aiutare le aziende a rivoluzionare i propri paradigmi abbracciando una vera e propria business transformation. Se sei interessato a scoprirne di più puoi entrare in contatto con noi e scoprire i vantaggi che abbiamo da offrire alla tua azienda.

 

Strumenti utili per la Digital Transformation

luci digital

In una strategia di Digital Transformation, come abbiamo visto, l’aspetto organizzativo e di processo costituisce un aspetto fondamentale. Risulta però evidente come le singole tecnologie diventino imprescindibili. Ecco  alcune delle tecnologie nate negli ultimi anni cruciali per la Digital Transformation:

  • Cloud

Il cloud è una “nuvola” di dati e servizi sempre accessibile tramite una connessione internet, da qualsiasi dispositivo e in qualsiasi luogo.Vi sono numerose aziende che offrono servizi in cloud. In questo modo il cliente può fruire di tutti i servizi online in ogni momento, ciò include ad esempio la gestione del proprio profilo e dei propri post, l’accumulo di fotografie e video, l’ascolto di brani musicali online ecc. Il cloud è uno strumento flessibile e applicabile a diversi settori, in grado di offrire delle esperienze d’uso nuove e innovative.

  • Artificial Intelligence

L'intelligenza artificiale (AI) si riferisce alla simulazione dell'intelligenza umana in macchine programmate per pensare come esseri umani e imitare i loro pattern di comportamento. Il termine AI può essere applicato a qualsiasi macchina che presenti tratti associati a una mente umana come l'apprendimento e la risoluzione di problemi. La caratteristica distintiva dell'intelligenza artificiale è la sua capacità di razionalizzare e intraprendere azioni che hanno le migliori possibilità di raggiungere un obiettivo specifico. Un sottoinsieme di intelligenza artificiale è l'apprendimento automatico, che si riferisce a programmi per computer che possono imparare automaticamente dai dati senza essere assistiti da esseri umani. Le tecniche di deep learning consentono questo apprendimento automatico attraverso l'assorbimento di enormi quantità di dati non strutturati come testo, immagini o video.

  • Business Intelligence Software

I Business Intelligence Software sono un insieme di strumenti utilizzati dalle aziende per recuperare, analizzare e trasformare i dati in utili insight aziendali. Esempi di strumenti di business intelligence includono visualizzazione dei dati, data warehousing, dashboard e reporting. Diversamente dalla competitive intelligence, i Business Intelligence Software si basano sull’asset di dati di prima parte generati e collezionati dall'azienda. In prospettiva della Digital Transformation, la conoscenza profonda dei clienti è essenziale per creare prodotti e servizi con un reale product market fit. I dati sono quindi la risorsa più preziosa per comprendere in modo chiaro dove e come l’offerta incontra le reali esigenze dei clienti

  • IOT

L'Internet of Things (IoT), anche noto con il nome di Internet delle cose o Internet degli oggetti, prevede la connessione a Internet di diverse tipologie di oggetti fisici. Oggi, alla categoria Internet delle cose appartengono oggetti di uso domestico come frigoriferi e lampadine, ma anche risorse aziendali come le etichette intelligenti per l'identificazione dei prodotti e i dispositivi medici smart. Altri esempi sono i dispositivi indossabili, i dispositivi intelligenti e le città smart, la cui esistenza è esclusivamente dovuta all'IoT.

  • Big Data

Il termine Big Data si riferisce proprio al concreto utilizzo della nuova mole di informazioni. Ciò presuppone nuove capacità di collegare fra loro le informazioni per fornire un approccio visuale ai dati, suggerendo pattern e modelli di interpretazione fino a ora inimmaginabili. I Big Data sono necessari e utili nei settori più disparati, per esempio automotive, medico, retail, scientifico, farmaceutico e altri ancora.

  • Blockchain

Le tecnologie Blockchain sono incluse nella più ampia famiglia delle tecnologie di Distributed Ledger, ossia sistemi che si basano su un registro distribuito, che può essere letto e modificato da più nodi di una rete. Per validare le modifiche da effettuare al registro, in assenza di un ente centrale, i nodi devono raggiungere il consenso. Le modalità con cui si raggiunge il consenso e la struttura del registro sono alcune delle caratteristiche che connotano le diverse tecnologie Distributed Ledger. La Blockchain è quindi una sottofamiglia di tecnologie, o come viene spesso precisato, un insieme di tecnologie, in cui il registro è strutturato come una catena di blocchi contenenti le transazioni e il consenso è distribuito su tutti i nodi della rete. Tutti i nodi possono partecipare al processo di validazione delle transazioni da includere nel registro.
Credits to https://blog.osservatori.net/it_it/blockchain-spiegazione-significato-applicazioni 

  • Segmentazione

Si tratta della suddivisione del mercato in sottoinsiemi (segmenti) omogenei di clienti sulla base di specifici parametri che possono accomunarli nel modo di rispondere a una particolare formula d’offerta o per la presenza di caratteristiche analoghe e rilevanti ai fini degli obiettivi di marketing prefissati. Scopo della segmentazione è quello di individuare parti del potenziale di mercato che, per la loro omogeneità, possono essere considerate obiettivi raggiungibili da particolari combinazioni del marketing mix. L’impresa, in questo modo, tenta di esplorare la domanda di mercato per ricavarne informazioni sul comportamento d’acquisto dei clienti e per stimare l’entità quantitativa di ogni segmento individuato. Ciò le consente di scegliere i segmenti obiettivo e attuare una politica di marketing mirata.

  •  Personalizzazione

Strettamente correlata al punto precedente vi è la personalizzazione. Anche se non si tratta di una vera e propria tecnologia (ma di un mix di tecnologie applicate) è indubbiamente alla base di ogni strategia di marketing e vendita efficace. In un mondo digitale ricco di dati ed informazioni è possibile comunicare con i propri clienti offrendo un’esperienza totalmente modellata sulle unicità del cliente con un approccio quasi one to one. Nel B2C si inizia a parlare di tratti psicografici e comunicazioni personalizzate. Nel B2B grazie ai dynamic content i brand possono declinare i propri messaggi in base alla industry del potenziale cliente, alla funzione aziendale, o addirittura rispetto alla specifica azienda in essere. Tutto questo porta ad un incredibile miglioramento dei tassi di conversione rispetto alla tradizionale comunicazione one-to-many.

  • Voice of Customer

La Voice of the Customer è il processo tramite il quale le esperienze dei clienti possono essere ascoltate, raccolte, analizzate e condivise all’interno di un’impresa. La Voice of the Customer è a pieno titolo una parte integrante della Customer Experience (CX) e come tale è determinante nel delineare una strategia marketing. È uno degli strumenti principali per ottenere un vantaggio competitivo: con una visione più precisa dei desideri dei clienti è possibile allineare la propria offerta alle loro esigenze.

  • Predictive Analysis

L'analisi predittiva è una categoria di analisi dei dati volta a fare previsioni sui risultati futuri, sulla base di dati storici e tecniche di analisi come la modellazione statistica e l'apprendimento automatico. La scienza dell'analisi predittiva può generare intuizioni future con un significativo grado di precisione. Con l'aiuto di sofisticati strumenti e modelli di analisi predittiva, qualsiasi organizzazione può ora utilizzare i dati passati e attuali per prevedere in modo affidabile tendenze e comportamenti futuri.

  • Data Platform

Una data platform combina tutti i dati provenienti da vari set di dati e funge da hub centralizzato a cui è possibile accedere per l'analisi e le integrazioni. Una hospitality data platform raccoglie dati da più sistemi (PMS, POS, Channel Manager, Website Analytics e molto altro), li armonizza in strutture utilizzabili e uniformi, e fornisce interfacce API e applicazioni gestite per accedere ai dati.

  • Augmented Reality

La realtà aumentata (AR) è una delle più grandi tendenze tecnologiche in questo momento, e diventerà ancora più grande quando gli smartphone, che dispongono della realtà aumentata, e gli altri dispositivi saranno più accessibili. L’AR ci permette di integrare l’ambiente reale con elementi digitali, ma anche di immergere l’utente in un’esperienza completamente differente dalla realtà: entrambi gli usi hanno il fine di offrire un’esperienza pienamente immersiva simile al mondo reale. La realtà aumentata è inoltre già disponibile nella nostra vita quotidiana e utilizzata in differenti modi, come i filtri di Snapchat, app che aiutano a trovare l’auto in un parcheggio affollato e una varietà di app per lo shopping che permettono di provare i vestiti senza nemmeno uscire di casa.

 

Possibili criticità della Digital Transformation

strisce di codice

Per innovare e seguire la trasformazione digitale, non basta abbracciarla e includerla nella propria strategia di crescita, ma bisogna assorbirne la mentalità e gli strumenti necessari al suo successo. 

Di seguito, tre punti a cui prestare particolarmente attenzione quando si decide di implementare la Digital Transformation:

1. Non è un progetto da breve termine

Non bisogna dimenticare che la Digital Transformation è un processo che richiede impegno e acquisizione di skills e competenze, oltre l’adozione di nuovi strumenti e funzioni. Pretendere dei risultati nel breve termine potrebbe portare a scoraggiamento e disillusione. 

2. La tecnologia, di per sé, non è la soluzione ai problemi di business ma va adottata entro una chiara strategia.

È necessario ricordarsi sempre che gli strumenti digitali sono degli strumenti utili all’uomo che deve saperli applicare. Conoscenze, competenze e visione del futuro, integrati alle innovazioni tecnologiche e ai giusti strumenti, realizzano la Digital Transformation che può risolvere molti problemi strategici delle aziende.

3. La Digital Transformation non si improvvisa

Un errore che spesso molte aziende commettono quando decidono di avviare una strategia di Digital Transformation è quella di volerla implementare in autonomia. Così facendo, spesso si rischia di non ottenere risultati tangibili nel periodo prestabilito e di far lievitare la spesa, perdendo la resa. Purtroppo, scegliendo di tenere in azienda la ricerca con l’obiettivo di ottenere un prodotto personalizzato, spesso destabilizza l’identità aziendale e la core competence. Scegliere partner esterni invece porta il vantaggio di acquisire esperienze e competenze maturate e sviluppate negli anni. Società esterne hanno sicuramente alle spalle case histories di successo. L’expertise in questo contesto è un fattore molto importante, che permette di evitare tanti errori in fase di progettazione e di implementazione. 

 

Che cosa può fare Neosperience per la tua Digital Transformation

Neosperience colors

Alla luce dell'importanza della Digital Transformation, come è possibile che un paese come l’Italia, all’avanguardia in più di un campo scientifico e artistico, sia così indietro in termini di trasformazione digitale? Cosa manca al nostro paese per essere alla pari con i maggiori player internazionali? 

Come detto in apertura, è fondamentale che l’Italia riesca a emergere nelle classifiche internazionali dove purtroppo risulta ancora il fanalino di coda in materia di competenze digitali e integrazione degli strumenti digitali alle strategie di business (Dati DESI 2020).

In Neosperience abbiamo coltivato un’idea, una visione di innovazione che fosse collaborativa e unica allo stesso tempo. L’Italia è il paese delle PMI, che sono al contempo la forza e la debolezza del nostro sistema paese: grandi innovatrici, ma fragili rispetto ai grandi player internazionali. 

PMI - però - sono anche le aziende italiane che offrono servizi e soluzioni per la Trasformazione Digitale. 

Capaci di comprendere le reali necessità dei propri clienti, spesso non sono però in grado di offrire un range abbastanza vasto di soluzioni e servizi per soddisfarne le richieste. 

Come fare quindi? La soluzione che abbiamo deciso di adottare è quella della condivisione delle responsabilità e competenze con aziende simili alla nostra, unite da un obiettivo comune. Perché l’unico modo che le PMi hanno di prosperare oggi, alla luce della crescente complessità digitale, è unirsi e mettere a fattor comune il proprio valore. 

Oggi il gruppo Neosperience conta più di nove realtà diverse, le quali hanno maturato esperienza in settori altrettanto diversi. Con il crescere del nostro gruppo siamo stati capaci di rispondere al meglio alle necessità dei nostri clienti. Siamo arrivati a disporre di un portfolio di soluzioni e servizi unico nel panorama internazionale, che abbiamo deciso di dividere i 7 diversi punti. 

illustrate i punti della Digital Transformation

1. Disegnare la Trasformazione Digitale

Vogliamo aiutare le aziende a tirare fuori il meglio dal digitale, investendo sul capitale umano
e sulla tecnologia in un modo nuovo. Vogliamo condividere una visione di innovazione che abbia al centro il rapporto tra essere umano e digitale. Il nostro obiettivo è soddisfare i bisogni del cliente permettendogli di migliorarsi e crescere insieme ai propri clienti.

2. Progettare a realizzare prodotti digitali

Non bisogna lasciarsi intimidire dai grandi intermediari o dei competitor. Oggi è necessario sviluppare la propria offerta unica e personalizzata sulle caratteristiche dell’azienda e su quelle dei clienti tipo. Due sono i punti fondamentali: offrire esperienza di valore al passo con i tempi, e recuperare i dati dei clienti. 

3. Analizzare e comprendere il comportamento dei clienti

La nostra tecnologia permette di analizzare il comportamento di navigazione degli utenti e di realizzare questionari mirati grazie all'Intelligenza Artificiale. Permettiamo alle aziende di creare un rapporto empatico con i clienti, per coinvolgerli e fidelizzarli ai servizi e prodotti. 

4. Trovare nuovi clienti

Con le nostre soluzioni dedicate alla Lead Generation le aziende nostre clienti sono in grado di scoprire preziosi insight sui loro clienti tipo, entrando in contatto con loro in maniera automatica e dando valore al rapporto umano tra venditore e acquirente. 

5. Coinvolgere i clienti

Il digitale offre la possibilità alle aziende di entrare nella vita dei clienti. Per non sprecare questa occasione è necessario creare e condividere contenuti ed esperienze che facciano realmente la differenza, che siano innovative e che rimangano impresse. Noi offriamo una serie di soluzioni e servizi per renderlo possibile. 

6. Aumentare ricavi e margini

Le nostre soluzioni tecnologiche si fondano su anni di ricerche ed esperienze sul campo, ed hanno permesso a centinaia di nostre aziende clienti di aumentare i propri ricavi e margini. Migliorando l’offerta al cliente e fornendo ai clienti gli strumenti per rendere più efficienti i processi operazionali, permettiamo loro di guardare al futuro con la consapevolezza di non essere rimasti indietro rispetto ai competitor. 

7. Digitalizzare i processi operazionali

Grazie alle partnership con realtà leader di mercato nazionali e internazionali siamo stati in grado negli anni di sviluppare un portfolio unico di competenze e soluzioni per la digitalizzazione dei processi operazionali. Dalla smart manufacturing, allo sviluppo di soluzioni gestionali verticali, dai CRM allo sviluppo di soluzioni proprietarie innovative per l'Enterprise Search, noi di Neosperience offriamo un ecosistema completo e affidabile.

 

Per concludere, Neosperience crede in una Digital Transformation che - come un puzzle - prende forma solo se ogni pezzo viene posizionato al posto giusto. Solo chi può offrire tutte le tessere è in grado di aiutare i propri clienti a comprendere e a sfruttare al massimo i vantaggi delle ultime tecnologie, e dei cambiamenti metodologici che ne derivano. 

Se sei interessato ad approfondire il tema, non esitare a scriverci qui, o prendi direttamente appuntamento con i nostri tecnici cliccando su questo link. Saremo felici di condividere con te le nostre idee, certi che potrai apprezzare la freschezza e l’organicità della nostra offerta. 

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Diagnosticare il Covid grazie all’Intelligenza Artificiale

Dimasdia

Sin dagli albori dell'umanità, come essere umani abbiamo dovuto affrontare numerosi ostacoli di natura medico-sanitaria. In questa sfida, la tecnologia ha giocato spesso il ruolo di "salvatrice" e ci ha aiutato a mitigare le conseguenze disastrose di epidemie e calamità. 

Oggi che stiamo vivendo una delle emergenza sanitarie più difficili degli ultimi anni, un nuova tecnologia si è dimostrata essenziale per la lotta al Covid-19Al momento in fase di sperimentazione nel campo della ricerca medico-scientifica, l'Intelligenza Artificiale, applicata all'elaborazione di dati relativi a immagini, ha prodotto risultati estremamente significativi.

Intelligenza Artificiale applicata alla salute

Negli ultimi anni tecniche di machine learning sono state utilizzate a scopo diagnostico per supportare gli specialisti.

L’obiettivo a lungo periodo è quello di ridurre i costi delle pratiche diagnostiche, di facilitare la reperibilità degli strumentiampliare l’applicazione clinica, soprattutto in campo radiologico nel settore della Computed Tomography (CT) e della Positron Emission Tomography (PET). 

DIMASDIA: l'Intelligenza Artificiale per la diagnosi del Covid-19

Come gruppo Neosperience noi non ci siamo tirati indietro in questo momento difficile, e in collaborazione con l’Ospedale Sacco di Milano, l’Istituto Auxologico Italiano, LoopTribe Srl e il CRS4, e finanziati da Regione Lombardia, dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e dall’Istituto Veronesi, abbiamo sviluppato e concluso con successo il progetto DIMASDIA-COVID19 per la diagnosi del Covid-19 e delle malattie correlate tramite l'Intelligenza Artificiale e il Machine Learning.

In particolare, insieme ai partner abbiamo sviluppato due modelli per la diagnosi rapida che - a costi minori rispetto a qualsiasi altro strumento diagnostico - ci hanno permesso di analizzare radiografie polmonari e le eco-cardiografie dei pazienti per individuare le patologie correlate al Covid e di prevenire l'insorgere di complicanze e di migliorare la prognosi.

Primo modello

Il primo modello - basato sulle analisi delle radiografie polmonari di pazienti Covid-19 è stato in grado di diagnosticare precocemente la malattia e ha permesso, partendo da circa 1000 immagini disponibili per il training, di ottenere una precisione diagnostica del 91%

Tale modello verrà migliorato per raggiungere gli standard clinici e reso disponibile a tutte le strutture interessate tramite la piattaforma digitale DIMASDIA, realizzata in seguito agli ottimi risultati raggiunti.  

Secondo modello

Il secondo modello - relativo alle immagini eco-cardiografiche - era stato inizialmente sviluppato per individuare un rapporto causa-effetto tra l’infezione da nuovo Coronavirus Sars-Cov-2 e patologie cardiologiche (acinesia cardiaca), ma ha portato a nuove aree di approfondimento.

Partendo da questi risultati il modello è stato quindi ulteriormente affinato allo scopo di diagnosticare, sempre grazie all’Intelligenza Artificiale, alterazione della cinetica cardiaca, fornendo così un supporto determinante per la diagnosi di questa complicanza clinica molto rilevante e frequente, soprattutto in questo periodo.

Anche questo modello si è dimostrato molto preciso, con una percentuale di accuratezza superiore al 90%, partendo sempre da un dataset di circa 1.000 immagini diagnostiche

Dimasdia

In conclusione

Grazie a questo progetto, il gruppo Neosperience è stato in grado di fornire strumenti standardizzati e basati su evidenze scientifiche per la gestione clinica dei pazienti COVID-19. Abbiamo poi sviluppato e reso disponibile una piattaforma web - basata sull'Intelligenza Artificiale - in grado di coadiuvare la diagnosi, il follow up e a colmare le lacune sulla storia dell’infezione.

Inoltre, data la concreta possibilità di effettuare un pre-screening a domicilio o nei presidi territoriali diffusi, l’applicazione di questi modelli potrebbe contribuire a rendere la diagnosi al contempo più economica e più semplice da realizzare.

Si aprono quindi nuove sfide e nuove opportunità di sviluppo per l'Intelligenza Artificiale in ambito Healthcare: noi di Neosperience abbiamo deciso di puntare verso questa direzione, perché non ci può essere progresso medico senza tecnologia.

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