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Smart Agriculture: cogliere le opportunità di un settore in crescita

La tecnologia mostra tutto il suo carattere distruttivo quando viene applicata a ciò che ci appare da sempre immutabile. È il caso dell’agricoltura, e delle sue enormi possibilità di crescita e sviluppo se interfacciata con le ultime innovazioni e soluzioni tecnologiche della Smart Agriculture, il cui valore nel 2019 in Italia è stato stimato in circa 450 milioni di euro, con una crescita del 22% rispetto al valore dell’anno scorso e con prospettive di sviluppo sul lungo periodo ancora più rosee.

Scendendo nel dettaglio, gli investimenti maggiore nel settore sono dedicati ai sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature agricole (39%), ai software gestionali (20%) e ai macchinari nativamente connessi (14%), seguiti dai sistemi di monitoraggio da remoto di terreni e colture (10%) e dai sistemi per mappare i terreni e le coltivazioni (9%).

In primis va sottolineato che il campo tecnologico che sembra aver maggiori opportunità applicative all’interno della Smart Agriculture è quello dell’IoT (Internet delle Cose), ovviamente coadiuvato da tutta un’altra serie di tecnologie come droni, Blockchain, Machine Learning, etc.

L’Italia è uno dei maggiori paesi europei per spesa nel settore, con un valore degli investimenti pari a circa il 20% del totale di quello comunitario.

Ma quali sono i vantaggi pratici per l'agricoltura nell’adozione di questi strumenti?

In questo approfondimento vi spiegheremo quali sono le applicazioni tecnologiche all’interno dei processi di coltura che possono aiutare l’agricoltore a gestire con maggiore efficienza processi, materiali, macchinari, risorse umane e, ovviamente, le stesse coltivazioni.

Le Fitopatologie

Partiamo dalle fitopatologie, che causano spesso enormi perdite economiche all’agricoltore se non riconosciute in tempo. Per limitare i danni è fondamentale scoprire tempestivamente la loro insorgenza, e allo stesso tempo prevenirne la nascita evidenziando le condizioni che ne aumentano il rischio.

Come? Per esempio attraverso l’implementazione di sensoristica (IoT) nei campi, sugli alberi, sui singoli frutti, nelle canaline di scolo e così via, grazie a cui è possibile recuperare informazioni qualitative sullo stato di salute delle piante, sull'umidità del terreno, sulla presenza di sostanze dannose, di insetti, di patologie, etc.

Allo stesso tempo, tramite l’utilizzo di droni e quindi di ortofoto e rilievi 3D, è possibile evidenziare la diversa composizione delle colture, quali ricevono meno acqua, crescono di meno, o appaiono meno sane o malate.

Agricoltura di Precisione

Un’altra applicazione di IoT, droni, ma anche del Machine Learning, si sviluppa nel concetto di “agricoltura di precisione”, sempre facente parte della Smart Agriculture.

Solitamente i mezzi di produzione vengono utilizzati secondo il calendario o comunque omogeneamente in una coltura, senza considerare la variabilità intra-campo e le reali necessità.

Le nuove tecnologie permettono di raccogliere facilmente informazioni per effettuare trattamenti selettivi risparmiando tempo e prodotti applicati. Attraverso un’analisi predittiva, resa possibile da algoritmi di Machine Learning appositamente “educati”, l’agricoltore è in grado di prevedere quando determinate colture e aree avranno bisogno di essere seminate, irrigate o concimate.

Altre Applicazioni Smart Agriculture

Ma scendiamo ora più nel dettaglio delle varie funzionalità, immaginando una soluzione ready-to-use dedicata alla Smart Agriculture. Quali sono le sue applicazioni pratiche?

Mappatura Appezzamenti

Grazie alla soluzione, l’operatore può disegnare facilmente le mappe web dei propri appezzamenti utilizzando come sfondo le ortofoto dell’area. Il sistema permette di caricare anche le mappe del catasto per facilitare la ricerca delle parti interessate. Sarebbe possibile riportare in mappa non solo gli appezzamenti, ma anche tare o parti di terreno destinate ad altri utilizzi.

Georeferenziazione piante o filari

Oltre alla visualizzazione degli appezzamenti, in particolari condizioni in cui sia importante l’informazione per ogni singola pianta, è possibile georiferire piante o filari, utilizzando il GPS in campo e riportando le informazioni in mappa.

Informatizzazione dei dati riguardanti le colture

A ciascun appezzamento disegnato in mappa è possibile associare una molteplicità di informazioni utili sia in fase di valutazione e monitoraggio della coltura, sia in fase di invio dati per adempimenti normativi. I dati caricabili sono infatti gli stessi presenti nel fascicolo aziendale e utili per la PAC. I dati relativi agli appezzamenti possono essere poi scaricati in appositi file elaborabili o stampabili.

Interfaccia con sensori del suolo e della pianta

La soluzione si interfaccia direttamente ai sensori IoT installati negli appezzamenti per fornire informazioni importanti circa la risposta del suolo e delle piante alle condizioni meteoclimatiche.

Visualizzazione dati meteo

L’applicazione mette a disposizione dati meteo derivanti da centraline fisse o sensori IoT installati direttamente negli appezzamenti interessati. I sensori forniscono informazioni utili circa il microclima che insiste su una determinata area, fondamentale per la valutazione della possibilità di insorgenza di determinate fitopatologie.

Gestione magazzino per fertilizzanti e fitosanitari

Una sezione specifica della soluzione sarebbe dedicata alla gestione del magazzino di fertilizzanti e fitosanitari, dove è possibile caricare tutte le informazioni relative ai prodotti in entrata nel magazzino e ai prodotti utilizzati sul campo. Il sistema automaticamente visualizza un contatore per monitorare la presenza in magazzino dei prodotti.

Elaborazione grafici e statistiche

Una soluzione Smart Agriculture produce numerosi grafici e statistiche che permettono di effettuare un’analisi specifica per vari fattori, in particolare:

    • Elaborazione di modelli previsionali: la soluzione sarebbe in grado di elaborare modelli previsionali molto accurati, per ogni singola area, che indicano la probabilità di generazione, fertilità e mortalità di un agente infestante. Queste informazioni consentono di conoscere tempestivamente l’inizio di una fitopatologia o il grado di infestazione.
    • Ottimizzare lo spandimento a rateo variabile dei mezzi di produzione: la soluzione Smart Agriculture permetterebbe di ottimizzare l’uso di fertilizzanti, prodotti fitosanitari e acqua irrigua grazie all’utilizzo di mappe di distribuzione e dei parametri del terreno ottenuti dal campionamento del suolo.
    • Supportare nelle scelta dei punti di campionamento del terreno: la piattaforma supporterebbe l’agricoltore nella scelta del campionamento attraverso varie indicazioni che derivano da dati pedologici, orografia e precedenti campionamenti.
    • Evidenziare la presenza di criticità localizzate: la soluzione sottolineerebbe varie criticità, come la carenza di nutrienti, la presenza di fitopatologie o la presenza di ristagno idrico nei terreni attraverso mappe di vigoria della vegetazione. Queste mappe vengono realizzate a partire dai dati telerilevati per mezzo di satelliti o droni.

 

Conclusioni

In sintesi la soluzione per la Smart Agriculture che abbiamo immaginato permette di:

- Migliorare e modernizzare la gestione delle colture, sostituendo mappe e dati cartacei;

- Ottimizzare i tempi di gestione e caricamento dati;

- Prevenire l’insorgere di una patologia e contenerne la diffusione;

- Ottimizzare le scelte di gestione;

- Risparmiare sull’utilizzo di prodotti (fertilizzanti, fitosanitari, acqua);

- Risparmiare sui mezzi di produzione;

- Contenere gli impatti ambientali delle attività;

- Produrre prodotti di qualità maggiore;

- Realizzare confronti temporali per la gestione di criticità negli appezzamenti.

È quindi arrivato il momento per l'agricoltura di entrare - non in punta di piedi, ma da protagonista - nell’epoca della digitalizzazione.

Il futuro è 4.0. anche per l’agricoltura: sviluppando nuove soluzioni per la Smart Agriculture è possibile far "fruttare" un mercato in crescita, che offre grandi opportunità alle realtà che credono in un approccio ecologico e oculato alle risorse.

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Arredamento e Design: opportunità per continuare a crescere

In questo articolo vi parleremo delle opportunità di crescita e innovazione nel settore dell’arredamento e del design

Oggi il contesto in cui gli operatori del settore si stanno muovendo è complesso. Sebbene i principali eventi fieristici siano stati rimandati, e numerosi settori chiave per il mercato, come turismo e ristorazione, siano in difficoltà, la ripartenza è stata più positiva di quanto ci si aspettasse, soprattutto per quanto riguarda il B2C.

Molti imprenditori del settore hanno affermato che - dopo il lockdown - hanno assistito a un flusso di acquisti superiore del 50% rispetto all’anno precedente. 

Sebbene sia una notizia positiva, che dimostra il valore inattaccabile del settore, è comunque necessario che le aziende affrontino i cambiamenti che sono avvenuti in quest’ultimo periodo, sia per quanto riguarda il rapporto con il mercato B2C, sia soprattutto per il B2B

In questo articolo vi racconteremo quali sono le soluzioni migliori per affrontare i mesi e gli anni che verranno. 

Lead Generation Online per B2B e B2C

Come abbiamo detto prima, la vendita B2B ai settori chiave per l’arredamento e il design è ancora in difficoltà. Turismo, eventi e ristorazione erano voci importanti per il bilancio di tanti produttori. Oggi questi ricavi sono praticamente scomparsi.

È quindi necessario trovare - con il coraggio di cercare in “luoghi” inesplorati - nuove fonti di guadagno.

Neosperience Customer Generator è lo strumento ideale per raggiungere tale obiettivo. 

La piattaforma permette ai reparti sales e marketing di automatizzare e ottimizzare la ricerca di nuovi lead.

Come? 

  • Tenendo nota di identità, azienda e altre caratteristiche di chi visita i profili social (LinkedIn) e il sito web aziendale
  • Analizzando le loro caratteristiche uniche, come interessi e personalità (grazie all’Intelligenza Artificiale su cui si basa).
  • Automatizzando la ricerca di persone e aziende potenzialmente interessate, come influencer di settore (architetti, designer, etc.) o realtà attive nei settori del turismo, ristorazione, edilizia, eventi, etc.
  • Automatizzando con messaggi personalizzati il contatto con tali utenti e aziende.
  • Memorizzando tutte queste informazioni su una piattaforma dedicata, facilmente integrabile con i sistemi già in uso dell’azienda.

Allo stesso tempo il Neosperience Customer Generator permette di implementare le stesse dinamiche anche per un pubblico B2C; a tal scopo è interessante citare la possibilità di trovare e contattare persone potenzialmente interessate sui maggiori social network, come Facebook, Twitter e Youtube, oltre ovviamente a LinkedIn.

Trovare nuove fonti di guadagno è diventato essenziale: le strategie di lead generation tradizionali, come partecipare alle fiere per parlare vis a vis con i possibili prospect, non sono più attuabili. I reparti sales e marketing devono quindi spostare online le proprie attività, utilizzando però uno strumento che permetta loro di realizzare un lavoro di qualità ed efficiente, e che porti risultati certi e misurabili.

Il punto vendita fisico

Lo store fisico rimane il touchpoint più importante per il settore dell’arredamento. 

Poter vedere e toccare con mano i mobili e le finiture è imprescindibile, soprattutto se la spesa per l’acquirente è considerevole.

Oggi la pandemia ha obbligato i brand a ripensare alla visita del cliente in negozio: è essenziale poter offrire esperienze sicure, ma non per questo meno efficaci o ingaggianti

Un cliente, quando decide di acquistare un nuovo arredamento per casa propria, è emotivamente coinvolto: è una scelta importante, che lo accompagnerà per molti anni a venire. Alla luce del momento che stiamo vivendo, è importante ricordarsi del valore di questa esperienza, per non tradire il lato più intimo e autentico dei propri clienti. 

La soluzione Neosperience People Analytics aiuta la rete vendita a dare il giusto peso all’esperienza del cliente, valorizzando il suo comportamento d’acquisto e garantendo che le norme sanitarie odierne non precludano il successo della Customer Experience.

Come funziona? 

La solution richiede l'installazione in una serie di telecamere ad alta risoluzione in punti strategici all’interno dello store. Le immagini recuperate vengono poi analizzate da algoritmi di Machine Learning che permettono di evidenziare il comportamento dei visitatori. 

Quali informazioni fornisce? 

  • Quante persone passano davanti allo store;
  • Quante persone si fermano di fronte alle vetrine;
  • Quante persone entrano ed escono dallo store;
  • In che modo le persone si muovono nelle diverse aree del negozio;
  • Come si comportano i clienti, per esempio quando interagiscono con prodotti e promozioni;

Inoltre evidenzia:

  • Se le persone indossano o no la mascherina, e se la indossano correttamente;
  • Se si è raggiunto il numero massimo di presenze in negozio;
  • Possibili assembramenti.

Grazie ai dati recuperati, il retailer è in grado di scoprire quali prodotti, promozioni, vetrine e disposizioni fisiche funzionano - e quali no. Di conseguenza può modificare - per esempio - il layout del negozio per venire incontro al comportamento naturale del visitatore. 

Inoltre le informazioni in real time sul rispetto delle norme sanitarie permettono allo store manager di intervenire tempestivamente per evitare situazioni di pericolo, o comunque poco apprezzabili per l’esperienza del cliente.

Neosperience People Analytics può essere implementato sulla propria rete di vendita o anche nei negozi multi-marca, previo accordo con loro.

Mixed Reality per Arredamento e Design

Come abbiamo già detto, il settore dell’arredamento deve poter far toccare con mano i prodotti ai clienti. Questo non toglie però che la maggior del pubblico - in una fase precedente all’acquisto - decida di informarsi attraverso i canali digitali

Solitamente, dopo aver cercato su Google o aver sfogliato qualche rivista di design, gli utenti interessati finiscono inevitabilmente per visitare il sito del brand, desiderosi di poter vedere e approfondire le informazioni sui prodotti. In quel momento, su quel touchpoint, il possibile acquirente prende una decisione: andare in negozio per - magari - acquistare, o continuare la ricerca.

È quindi essenziale che il brand offra un’esperienza di visione virtuale del prodotto coinvolgente ed efficace, che stimoli l’interesse dell’utente e lo convinca a dirigersi verso lo store. 

Questo discorso è valido per il B2C, ma anche - soprattutto oggi - per il B2B

Il Salone del Mobile di Milano è stato rimandato all’anno prossimo: molti brand, grandi e piccoli, non hanno potuto presentare i propri prodotti ai buyer del settore. Ma una soluzione a questo problema esiste, e si chiama Mixed Reality

Il termine raggruppa due tecnologie simili concettualmente, ma molto distanti come modalità di fruizione: la Realtà Aumentata e la Realtà Virtuale.

La prima si serve di uno strumento - lo smartphone principalmente - per posizionare nell’ambiente circostante i modelli 3D degli oggetti, anche animati, con cui l’utente può parzialmente interagire.

La seconda invece ha bisogno di un visore dedicato, che - una volta indossato  - proietta l'utente in una realtà totalmente virtuale, dove può muoversi liberamente e interagire con l’ambiente. 

Quali sono le applicazioni di queste tecnologie per l’arredamento? 

Come ci ha insegnato negli anni Ikea Place, non esiste strumento migliore della Realtà Aumentata per permettere agli utenti di testare come l’arredamento si posiziona all’interno degli spazi abitativi. Il successo dell’esperienza proposta dal gigante svedese dimostra, se ancora ce n’era bisogno, che il pubblico è pronto e vuole un’offerta di questo tipo.

Riguardo invece alla Realtà Virtuale, questa tecnologia si è dimostrata particolarmente efficace per il B2B. Come abbiamo detto, fiere ed eventi al momento sono off limits: perché allora non offrire ai buyer un’esperienza virtuale all’interno del proprio showroom?

Spedendo i visori direttamente agli interessati, questi potranno scoprire e interagire con le nuove collezioni. Aprire un divano letto per vedere com’è all’interno? Si può fare. Inserire la prolunga su un tavolo? Anche. Oggi questa tecnologia ha raggiunto livelli qualitativi inimmaginabili.

Arricchire la fasi precedenti all’acquisto è diventato essenziale. 

Il valore dato all’esperienza del cliente - oggi sempre più centrato sul digitale - è il discriminante tra successo e insuccesso. 

Customer Data Platform

Senza scendere in tecnicismi, in questa sezione vi spiegheremo quali sono i vantaggi derivanti dall’adozione di una Customer Data Platform (CDP) e dall’implementazione di strategie per acquisire le informazioni di contatto e personali di utenti e clienti.

Spesso le aziende che vendono arredamento, sia B2C sia B2B, fanno un errore: si dimenticano di recuperare i dati dei clienti. 

Come mai? 

Per quanto riguarda il B2B, la motivazione è una sola: siccome gli acquirenti medio-piccoli (architetti, ristoratori, etc.) si rivolgono direttamente a terze parti, i loro dati rimangono ai rivenditori e non arrivano al brand

Per quanto riguarda il B2C, invece, oltre al discorso sui rivenditori (ugualmente valido), c’è un’altra motivazione molto semplice: chi compra una cucina, un divano o dei sanitari difficilmente ripete l'acquisto nel breve o medio periodo; per questo motivo molte aziende decidono di non recuperare i dati del cliente per ricontattarlo e fidelizzarlo. La visione comune è che questa sia un’attività troppo costosa e dispersiva, che non porta dei vantaggi reali.

L’azienda così facendo perde invece un’occasione per instaurare un legame con il cliente che, anche se forse non nell’immediato, indubbiamente le porterà dei vantaggi. 

Immaginiamo che un avvocato - cuoco amatoriale ma appassionato - debba rinnovare casa. Si presenta da un rivenditore e acquista la cucina dei suoi sogni. Il brand recupera i dati del nuovo cliente. Come? Gli chiede di attivare la garanzia della cucina sul proprio sito internet. Memorizza quindi i suoi dati e li inserisce nella propria Customer Data Platform

Qualche giorno dopo manda un’email al cliente offrendogli uno sconto su un corso di cucina.

Dopo un mese, invece, gli regala un codice sconto per l’acquisto di utensili professionali per cucinare. 

Il secondo mese scrive al cliente per invitarlo a partecipare a un concorso: compilando il questionario potrà vincere una cena cucinata in casa propria da uno chef tre stelle Michelin.  

Via via che passa il tempo, fra brand e utente si creerà un legame.

Quando il cliente dovrà consigliare agli amici quale cucina acquistare, consiglierà la sua. Quando dovrà cambiare cucina nella casa al mare, comprerà sempre dallo stesso brand

Stesso identico discorso è valido per il B2B: magari il produttore in questo caso - dopo l’acquisto - offrirà sconti per le piastrelle di un partner, o agli architetti una masterclass con un famoso designer internazionale. Più saranno validi i vantaggi che offre il brand, più i professionisti torneranno ad acquistare.

In ogni caso, il discorso è sempre lo stesso: creare una relazione con i clienti è ciò che permette a un’azienda di crescere nel tempo, con la consapevolezza di poter contare su una solida base di appassionati. 

La Customer Data Platform serve proprio a questo: a creare relazioni e a rendere più semplice il contatto con il pubblico, grazie a automazione e personalizzazione, e a facilitare la gestione dei clienti e dei loro dati.

Conclusioni

In definitiva, per il settore dell'arredamento e del design è tempo di cambiare alcuni paradigmi operativi e strategici, per continuare a crescere e portare la qualità del Made in Italy in tutto il mondo.

Se sei interessato ad approfondire le applicazioni delle tecnologie Neosperience al settore, ti invitiamo a contattarci cliccando sul. link qui sotto.

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The Last of Us 2. Violenza e tecnica non vanno d’accordo

the last of us 2

Poco più di una settimana fa abbiamo assistito al debutto su Playstation 4 di The Last Of Us 2, quello che molti hanno definito come il “canto del cigno”, l'ultimo grande titolo prima dell'uscita di scena dell'odierna generazione di console.
 

Trama e reazioni

Sintetizzando, la storia di The Last of Us 2 è ambientata in un mondo post-apocalittico abitato da zombie e umani che lottano per la sopravvivenza. Il giocatore impersona uno di questi sopravvissuti, una giovane ragazza di nome Elly, che viaggerà per una Seattle devastata alla ricerca di vendetta. 

Per chi volesse approfondire la trama, ecco il link alla pagina wikipedia

Il gioco, in questi primi giorni, ha raccolto recensioni entusiaste dagli addetti ai lavori, ma anche molte critiche dagli stessi giocatori. Un motivo di questo “dualismo” è anche ciò di cui vi parleremo in questo articolo.

Forse vi starete chiedendo: “Perché state parlando di un videogioco? Cosa c'entra con il blog di Neosperience?”. Ebbene, c’entra eccome. Oggi tratteremo di una questione spesso sottovalutata, ma molto importante per delineare il futuro della tecnologia, dell’interazione con essa e delle sue implicazioni etiche.
 

Violenza e Realismo in The Last of Us 2

The Last of Us 2 è una storia che ha al suo centro la vendetta e, di conseguenza, la violenza. 

Al giocatore viene chiesto di compiere atti atroci. La protagonista spesso non è guidata da buone intenzioni, anzi si potrebbe definire come una vera e propria anti-eroina. E anche quando la violenza è giustificata,  perché ci si difende da un’aggressione, questa “disturba” il giocatore, già che si trova costretto a uccidere, per esempio, i cani da guardia dei nemici (che guaiscono). Allo stesso tempo anche gli stessi nemici piangono e urlano se vedono morire i propri amici, chiamandoli peraltro per nome. 

The Last of Us 2 è un gioco che è in grado di mettere in difficoltà qualsiasi videogiocatore. 

Ma cos'è che lo rende realmente tale? La violenza, infatti, non è una novità all’interno dell’industria videoludica; anzi, oggi si può definire come normalità. 

In verità, ciò che distingue questa produzione da tutte le precedenti è il comparto tecnico. 

La grafica e le animazioni di The Last Of Us 2 sono realizzate a regola d’arte, così come il suono e gli effetti. È un gioco che si può giustamente definire “realistico”, quasi filmico in certi momenti.

Il giocatore, per questo motivo, è coinvolto nelle dinamiche di gioco come mai era successo in passato. Le sue azioni sono “reali”, come la violenza e l’orrore con cui deve, gioco forza, convivere. 

Qualcuno potrebbe dire, però: “Sono ormai alcuni anni che vengono realizzati giochi ad alto tasso tecnico, magari anche in Realtà Virtuale, che però non suscitano queste reazioni”. 
 

Half-Life Alyx

Ebbene, in verità è necessario fare delle precisazioni. Per esempio i giochi in Realtà Virtuale solitamente hanno una scarsa qualità grafica (la maggior parte), o, nei casi in cui invece sia ottima, come Half-Life Alyx, questi ci mettono nei panni di esseri umani in lotta con nemici mutanti o “mascherati”, e che quindi hanno ben poco valore empatico.


 

Red Dead Redemption 2

In un gioco come Red Dead Redemption 2, invece, che per qualità tecnica potrebbe rivaleggiare con The Last of Us 2, la casa produttrice ha ideato un escamotage.

Infatti ogni decisione del giocatore, positiva o negativa, influenza la storia. All'utente non conviene comportarsi come un assassino spietato, perché il gioco lo penalizzerebbe. Questa costante sensazione di essere giudicati dal sistema ha spinto molti giocatori ad abbandonare la violenza fine a se stessa, per abbracciare un'esplorazione più pacifica. 


 

Quali conseguenze ha questa tendenza?

Nei due esempi citati sopra, alcune conseguenze sono già evidenti.

  • I nemici non sono più “umani”, ma alieni, zombie, mostri, etc.
  • Sempre più spesso nei videogiochi viene lasciata al giocatore la scelta su come comportarsi, così che anche gli utenti “obiettori di coscienza” possano godere del prodotto senza venirne traumatizzati.
  • Un’altra conseguenza consiste nell’uso di grafica cartoon, o comunque non realistica, che funziona da schermo per rendere il tutto meno visivamente impattante.
  • Inoltre, non è un caso che sempre più giochi siano esclusivamente online: giocare con altri giocatori reali, che non subiscono conseguenze reali se uccisi, risulta più facile (anche se potrebbe sembrare un ossimoro).
  • Un’altra ancora riguarda proprio l’uso della violenza: molti giochi si stanno trasformando, come Fornite, da sparatutto in metaversi, ovvero in realtà che sono più incentrate sull’incontro, sulla condivisione fra i giocatori, che sulla semplice lotta per la vittoria.

 

The Last of Us 2 e la scoperta della "troppa" violenza

L’innovazione tecnologica ha ormai raggiunto livelli inimmaginabili fino a pochi anni fa. 

Le qualità tecniche stanno lentamente, ma inesorabilmente, modificando il nostro modo di relazionarci con il gaming e, in generale, con l’universo dell’intrattenimento virtuale. 

Più i prodotti diventano realistici e impattanti, più diventerà complesso - dal punto di vista etico - decidere quali contenuti offrire e quali no ai videogiocatori. 

I videogiochi sono da sempre demonizzati da una certa fetta di psicologi o cittadini come una possibile minaccia. Se prima questo discorso sembrava ridicolo, oggi forse lo è di meno. 

Il sempre maggiore realismo - che inevitabilmente porta a un maggior coinvolgimento degli utenti - mal si sposa con la rappresentazione della violenza.

Qual è il limite che siamo disposti ad accettare come esseri umani? Fin dove possiamo spingerci prima di provare disgusto e orrore? A chi sarà concesso di vivere queste esperienze ? A tutti come succede oggi, o verranno inserite norme legislative per limitarne l'uso solo ai maggiorenni? 

Molte sono le domande aperte a cui bisogna ancora trovare una risposta. 
 

Ma ci sono anche grandi opportunità

Ovviamente, però, l'innovazione tecnologica nel mondo dell'intrattenimento porta con sé numerose opportunità per i business.

Più la Realtà Virtuale si evolve e diventa realisticamente immersiva, più questa diventa "interessante" per le aziende.

Quali sono le applicazioni più probabili?

  • Il mondo degli eventi per incominciare. Noi di Neosperience - che negli anni abbiamo sviluppato una profonda conoscenza del medium virtuale - abbiamo sviluppato una soluzione verticale per permettere alle aziende di realizzare i propri eventi virtuali. Al link potete trovare un approfondimento che abbiamo dedicato alla nostra Virtual Exhibition.
  • Allo stesso tempo le aziende, grazie alla VR, sono in grado di realizzare per i propri clienti delle esperienze di acquisto o di test dei propri prodotti all'avanguardia. La realtà virtuale è uno strumento che può cambiare profondamente le regole del gioco.

Il bello è che quello della Realtà Virtuale è un mondo aperto e ancora ricco di percorsi inesplorati.

Un’app customer-facing per passare da un sito di e-commerce statico tradizionale a un vero e proprio concept store virtuale?

Oggi si può fare, e con costi contenuti per l'azienda interessata. La nostra piattaforma nativa per la Realtà Aumentata e Virtuale, Reality Plus, permette tutto ciò che abbiamo scritto in precedenza, e anche di più.

Se sei interessato ad approfondire l'argomento, ti invitiamo a contattarci attraverso il nostro form di contatto.

Insieme possiamo dare forma virtuale alla vostra realtà aziendale, ai vostri obiettivi e necessità.

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Virtual Exhibition: Neosperience e Value China per gli eventi B2B

virtual exhibition

Come Neosperience siamo certi che il settore degli Eventi Internazionali abbia ancora un futuro.
Stiamo vivendo una situazione drammatica, è innegabile, ma, come spesso si dice, una crisi è anche un'opportunità. Ecco perché abbiamo sviluppato la soluzione verticale Virtual Exhibition (Smart Exhibition nella versione dedicata al pubblico asiatico).

È arrivato il momento di rivoluzionare gli eventi B2B internazionali.

Oggi esistono tecnologie in grado di supportare e facilitare la realizzazione e la gestione delle fiere B2B; in questo articolo vi parleremo della nostra soluzione verticale che abbiamo realizzato per il settore.

Il problema

Oggi viaggiare per partecipare a fiere ed eventi internazionali è difficile, se non impossibile.
Siccome questa situazione rischia di perdurare nel tempo, è ormai diventato essenziale trovare un’alternativa.

La soluzione

La soluzione che abbiamo individuato si basa sul concetto di “digitalizzazione dell’esperienza”. Noi in Neosperience ci siamo posti l’obiettivo di riuscire a sviluppare una piattaforma che riuscisse a unire al suo interno i punti di forza del settore degli eventi internazionali con le prerogative di un’esperienza virtuale.

La Neosperience Virtual Exhibition è una soluzione verticale pensata per aiutare le realtà italiane a creare e gestire i propri eventi internazionali. Abbiamo inoltre voluto guardare con un occhio speciale al mercato cinese.

Il motivo? Siamo convinti che le migliori opportunità di business sono - e saranno in futuro - ad appannaggio dei paesi asiatici. Per questo motivo abbiamo accolto all’interno della nostra famiglia Value China, una società specializzata nell’aiutare le aziende italiane a crearsi un proprio mercato nel paese del dragone.

I tuoi obiettivi

Ci siamo quindi dedicati a delineare quelli che pensiamo siano gli obiettivi di ogni azienda o organizzazione desiderosa di realizzare il proprio evento internazionale.

  • Sviluppare e proporre un ecosistema digitale che sia in grado di forgiare nuovi modi per coinvolgere gli espositori e i visitatori. In poche parole, creare una community;
  • Ideare e realizzare esperienze rilevanti ed efficaci per sorprendere i visitatori;
  • Connettere, influenzare e costruire fiducia negli audience di riferimenti, su ogni piattaforma e device;
  • Permettere la creazione di un database di qualità con informazioni e insight sul proprio pubblico;
  • Sviluppare nuove fonti di guadagno per espositori e organizzatori;

 

Virtual Exhibition: ciò che offriamo

Una volta delineati gli obiettivi, abbiamo pensato a come soddisfarli con la nostra soluzione. La Neosperience Virtual Exhibition offre infatti:

  • Uno spazio dove realizzare speech e workshop: tramite uno strumento di streaming video, si possono organizzare incontri one-to-many, one-to-few e one-to-one.
  • Una feature di Matching basata sull’Intelligenza Artificiale per mettere in contatto le aziende partendo da una profilazione di interessi e qualità, esattamente come avviene nel mondo dei social network personali dove è possibile identificare utenti simili.
  • L’uso della Realtà Aumentata e Virtuale per dare “fisicità” ai contenuti che gli espositori decideranno di condividere, o per rendere più efficaci gli incontri e gli speech.
  • Una funzione di eCommerce all’interno della piattaforma per permettere agli espositori di vendere e proporre i propri prodotti al pubblico.

Il nostro obiettivo finale consiste nel rendere il tuo evento un esempio del buon uso del digitale nel settore. Così facendo la tua iniziativa diventerà naturalmente un polo attrattivo internazionale per il tuo settore merceologico.

Perché Neosperience e Value China

Le nostre due realtà hanno visioni e competenze uniche in Italia.

Siamo in grado di aiutare la tua azienda a estrarre il massimo del valore dal tuo posizionamento, realizzando l’evento virtuale che meglio si addice alle tue necessità.

Oltre a ciò, aiuteremo la tua realtà a espandere il proprio mercato. Ti permetteremo di raggiungere tutti i paesi asiatici e dell’area pacifica, e i loro pubblici interessati a ciò che produci o realizzi.

Grazie alla nostra soluzione ready-to-use, insieme saremo in grado di realizzare il tuo evento virtuale, a capitalizzare su prodotti e competenze e a diffondere le tue unicità in tutto il mondo.

Sei interessato alla Neosperience Virtual Exhibition? Vuoi diventare un precursore del digitale applicato agli eventi e alle fiere?

Ti mostreremo i benefici pratici nell’adottare la nostra soluzione.

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Neosperience alla MDW 2020: la Milano BeatView

milano beatview

Come forse avrete notato, quest’anno Neosperience ha deciso di partecipare alla Milano Digital Week con (ben) due progetti distinti: la Milano BeatView e la Milano da Dire

In una situazione difficile abbiamo deciso di metterci in gioco 

Ci siamo detti: non c’è cosa più bella che affrontare i problemi con la consapevolezza di essere ancora in grado di sorridere per una cosa ben fatta. La nostra speranza era portare tale sorriso anche sul viso di chi avrebbe assistito alle nostre iniziative. Ci siamo riusciti? Solo voi potete dircelo. 

In questo primo articolo vi racconteremo la Milano BeatView 

Prima di farvi calare, però, con anima e corpo nel nostro primo progetto, vorremmo fare una premessa sulla Milano Digital Week di quest’anno, la prima totalmente online. 

Il tema dell’evento era “una città aumentata”. Il focus delle iniziative era dedicato ad evidenziare il ruolo dei vari quartieri all’interno dell’anima della città. Come? Fornendo un punto di vista unico sul tema delle smart city e sulle tecnologie digitali in grado, per l’appunto, di “aumentare” gli spazi urbani (come avevamo peraltro già fatto in un nostro precedente progetto)

Un argomento indubbiamente complesso, pieno di sfaccettature e molto sensibile. 

Il racconto di una città, infatti, presta il fianco alle possibili considerazioni negative, più che legittime, dei suoi cittadini.

“Abbiamo trovato pane per i nostri denti”, ci siamo detti. 

Presi penna e foglio, ci siamo messi subito al lavoro. 

Neosperience Reality Plus - Realdreams

This is "Neosperience Reality Plus - Realdreams" by Neosperience on Vimeo, the home for high quality videos and the people who love them.

La Milano BeatView

Il concept alla base di questo progetto ha preso forma per voce di Davide Ciacco, un nostro giovane Developer. 

“Studiare il rapporto fra musica, città e movimento, offrendo all’utente un’esperienza musicale personalizzata in base alla sua posizione nello spazio” 

Da questa idea siamo passati alla pratica. Ci siamo concentrati ad analizzare il ruolo che gioca la musica nella creazione storica di una città. 

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milano digitalweek

Tanti grandi musicisti hanno cantato le bellezze, le esperienze, gli amori e i luoghi di Milano che sono loro più cari. Spesso hanno raccontato il passato che li lega alla città, altre volte hanno illuminato la realtà urbana di oggi. 

La musica, abbiamo capito, è profondamente identitaria. È impossibile slegare una canzone dal contesto in cui è stata composta e cantata. Alcune volte questo collegamento è palese, altre volte è nascosto, ma c’è sempre. 

Abbiamo quindi deciso di creare una sorta di audioguida in musica della città. Abbiamo raccolto alcune delle canzoni più iconiche di Milano, ne abbiamo raccontato la storia, e le abbiamo inserite all’interno della Milano BeatView. 

Elio e le Storie Tese, Jannacci, Celentano, Myss Keta, Coma_Cose sono solo alcuni degli artisti che abbiamo deciso di inserire nel nostro progetto. Ognuno di essi, con il suo pezzo di Milano e la sua storia, è un punto di vista unico sull’esperienza di vivere la città. 

Milano BeatView

 

Grazie alla Milano BeatView l’utente potrà viaggiare per le strade meneghine ascoltando la colonna sonora della città e imparando le curiosità e le storie dietro ai grandi classici della musica.

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8 trend per l’eCommerce di domani

ecommerce box

L’eCommerce sta rivoluzionando il nostro modo di fare acquisti. In 20 anni è diventato lo strumento prediletto per lo shopping di tantissime persone in tutto il mondo. Il suo valore ha raggiunto nel 2020 i 2 trilioni di dollari, ed è destinato a crescere ancora. In questo articolo analizzeremo gli 8 trend che, secondo noi, saranno fondamentali per l'eCommerce del futuro.

 

eCommerce nel mondo

Il paese in cui il mercato del commercio online è più alto è la Cina, con 634 miliardi nel 2018. Le stime affermano che rimarrà in testa almeno fino al 2023. In Europa e in America le cifre sono più basse, ma in crescita costante.

Nei prossimi anni assisteremo a un vero e proprio “boom” del settore nei paesi in via di sviluppo, come l’India e i paesi del sud est asiatico, e l’Africa. Essenziale perché ciò avvenga è che in quei luoghi vengano potenziate le infrastrutture e la rete internet. Da notare che in questi paesi ci si connette soprattutto attraverso il mobile

 

eCommerce in Italia

In Italia il mercato dell’eCommerce nel 2019 valeva 48,5 miliardi di euro, con una crescita del 17% rispetto all’anno precedente. È da sottolineare che il lockdown sembra aver dato un’ulteriore spinta all’acquisto online. L’effetto di questo avvenimento lo vedremo però solo con i dati del prossimo anno.

 

8 Trend per l'eCommerce di domani

Fatta questa breve premessa sui numeri del commercio online nel mondo, ora ci dedicheremo ad elencare gli 8 trend che secondo noi avranno il maggiore impatto sul settore nel futuro prossimo.
 

  

1. Headless eCommerce: tutti possono gestire un eCommerce

Slegare back-end e front-end di un eCommerce è oggi diventato possibile, e preferibile. 

Quali sono i vantaggi? Una piattaforma più leggera e tempi di caricamento più corti, la possibilità di personalizzare da zero la User Experience e un minor rischio di incappare in problemi a causa di modifiche e aggiornamenti. 

In definitiva, un’esperienza migliore per utenti, designer, marketer e sviluppatori, e la possibilità di essere maggiormente resilienti

Le problematiche? 

I costi, soprattutto. Grandi marchi internazionali, come Michael Kors e Lancome hanno già sviluppato un proprio Headless eCommerce, e tanti si aggiungeranno ancora. 

E per le piccole aziende che non hanno grandi risorse da investire? 

Fortunatamente esistono piattaforme come Shopify che permettono di creare un Headless eCommerce in semplicità ed economicità. 

 

2. Chatbot: i nuovi shop assistant

Di Chatbot se ne parla ormai da molti anni. Nati per andare a sostituire o potenziare il Customer Service delle aziende, oggi vengono utilizzati con buoni risultati come Shop Assistant negli eCommerce. 

Proporre o vendere prodotti tramite un’interfaccia conversazionale porta notevoli vantaggi; diminuisce il tasso di abbandono degli utenti, ne migliora l’esperienza e permette una personalizzazione delle proposte gestita direttamente dall’acquirente, oltre al fatto che con la memorizzazione delle conversazioni si è in grado di recuperare dati di qualità. 

Al momento non sono ancora tanti gli eCommerce che utilizzano Chatbot per il supporto all’acquisto del cliente. I problemi maggiori riguardano i costi di sviluppo delle piattaforme e la gestione e il controllo continuo che richiedono, oltre al fatto che la tecnologia NLP (natural language processing) è quella che, fra quelle legate all’IA, ha visto i minori miglioramenti negli anni. 

Questo non toglie che il futuro prossimo degli eCommerce, come quello dei retail fisici, non può prescindere dall’automazione del processo di acquisto e dal supporto virtuale. Questo è un macro trend che determinerà in profondità l'esperienza di acquisto dell'eCommerce.

 

3. Lo Shopping è sempre più mobile 

Gli ultimi dati confermano che sempre più utenti comprano online dal proprio dispositivo mobile. I motivi sono molto vari:

  • Perché disponiamo di una connessione dati sempre più potente ed economica.
  • Perché i telefoni hanno schermi sempre più grandi per facilitare la navigazione. 
  • Perché sempre più siti di eCommerce vengono sviluppati seguendo il principio del mobile first
  • Perché sono ormai migliaia le app di eCommerce specifiche per i singoli esercenti;
  • Perché sempre di più si fanno acquisti sui social network
  • Perché son sempre più diffusi i negozi digitali che fanno uso della Realtà Aumentata per proporre i loro prodotti.

In generale, oggi non si può più prescindere dal creare sistemi di vendita online che siano incentrati sul mobile. 

 

4. Voice Commerce: chiedi e ti sarà dato

Questo è forse uno dei trend per l'eCommerce che dimostra di avere le maggiori possibilità di crescita. Il Voice Commerce è la vendita tramite dispositivi conversazionali come Alexa e Siri

Al momento l’utilizzo di tale funzione è ancora limitata, ma in futuro è probabile che sempre più persone decideranno di utilizzarla. 

Va sottolineato che il voice commerce funziona solo per certe categorie di prodotto e in un dato momento del customer journey dell’utente. Infatti, la persona deve aver già chiaro che cosa vuole acquistare prima di utilizzarlo. Per questo motivo è utile per acquisti ripetuti, poco costosi o comunque quando il cliente ha già raggiunto la propria decisione.  

 

5. Social Commerce: l’esperienza di acquisto diventa sociale

Si parla di Social Commerce quando gli acquisti possono essere fatti direttamente sui social network. Questa è una tendenza che si sta affermando ormai da alcuni anni. Monetizzare direttamente il proprio profilo social è un vantaggio non indifferenti per numerose aziende. 

Attraverso questa funzione, disponibile su Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok ed altri, gli utenti possono acquistare senza mai uscire dalla piattaforma. 

Migliora così l’esperienza generale dell’utente e diminuisce il tasso di abbandono. 

Perdere questa opportunità, soprattutto quando si ha un nutrito pubblico online, è un errore. 

Bisogna però ricordarsi che questi strumenti funzionano in particolare per prodotti di basso e medio valore. 

 

6. Realtà Aumentata e Virtuale: prova il prodotto dove vuoi

Il più grande limite di fare gli acquisti online consiste forse nell’impossibilità di poter vedere e toccare con mano il prodotto che si vuole acquistare. Per sopperire a questo limite, oggi molte aziende hanno cominciato ad utilizzare la Realtà Aumentata e Virtuale. 

Lo spartiacque che ha sancito la definitiva affermazione di queste tecnologie per il mondo del commercio è stata l’introduzione dell’app Ikea Place; da quel momento abbiamo assistito alla lenta, ma inesorabile, crescita dell’applicazione di queste tecnologie nel settore. 

Grazie al potenziamento prossimo della rete dati (5G), a grafiche sempre più fotorealistiche e alla diffusione dei visori VR presto non avremo più bisogno di andare a vedere o provare i prodotti in negozio.

 

7. Intelligenza Artificiale: un supporto a marketer e comunicatori

Anche nel settore dell’eCommerce l’IA finirà per giocare un ruolo chiave. Come?

Le sue applicazioni sono innumerevoli. Dall’analisi del comportamento degli utenti, alla gestione del magazzino, dai Chatbot (come abbiamo detto in precedenza) al mondo dell’Advertising; nei prossimi anni le attività di routine e promozionali saranno per la maggior parte in mano agli algoritmi.  

Anche il tema della personalizzazione dell’esperienza del cliente è strettamente legata all’Intelligenza Artificiale. Ne parliamo nella scheda seguente.

 

8. Personalizzazione: il cliente al centro

Quando parliamo di personalizzazione, intendiamo sia quella inerente al prodotto, sia quella legata all’esperienza dell’utente. Il pubblico vuole sentirsi importante e centrale, oggi più che mai. 

Per far ciò, innanzitutto, bisogna saper ascoltare e comprendere il cliente. In fin dei conti, l'Empatia è forse uno dei trend più rivoluzionari degli ultimi anni, e l'eCommerce non ne può fare a meno.

Come ci si dimostra empatici? Raccogliendo direttamente le richieste del pubblico, o analizzando il loro comportamento sull’eCommerce.

Nel primo caso l’output naturale è la diretta personalizzazione del prodotto.

Nel secondo, invece, l’obiettivo è la personalizzazione della comunicazione e del layout del sito/app

Con tutta probabilità, nei prossimi anni assisteremo a una progressiva trasformazione del mercato al dettaglio da one to many, a one to one, sia per quanto riguarda i prodotti - sempre più cuciti addosso alle persone - sia per quanto riguarda la comunicazione.

 

Conclusioni

8 trend sono fin pochi per poter descrivere le reali possibilità di crescita dell'eCommerce nel futuro.

Oggi l’eCommerce ha guadagnato una posizione di tutto rispetto all’interno delle dinamiche di vendita. La sua inarrestabile crescita non sembra rallentare, ma anzi accelera sempre più, anche alla luce degli ultimi avvenimenti drammatici. 

Come avrete notato, tutti i trend che abbiamo citato in questo approfondimento sono strettamente legati gli uni agli altri: è un ecosistema di tecnologie che si auto-supporta. Fintanto che il digitale continuerà ad evolversi, così farà anche l’eCommerce.

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Intelligenza Artificiale: il Covid-19 stimola l’innovazione?

intelligenza artificiale

L’Intelligenza Artificiale è attrice protagonista nella lotta contro il Covid-19.

In questi mesi è stata utilizzata per: cercare una cura e un vaccino, condividere informazioni e ricerche, osservare e predire l'evoluzione della pandemia, assistere il personale sanitario e controllare la popolazione.

Come si è comportata l’IA in questo periodo? Ha soddisfatto le aspettative di scienziati, tecnici e medici?

Esiste un detto abbastanza comune che afferma: “le difficoltà portano alla verità”.
È indubbio che il momento di difficoltà che stiamo vivendo porterà alla luce ciò che è vero, importante e di valore, e ciò che non lo è. L’intelligenza artificiale non fa eccezione.

Questo periodo sarà uno spartiacque. Fra qualche tempo saremo in grado di voltarci indietro e identificare in questi mesi il momento della verità per molte tecnologie.

Fra quelle che sembrano comportarsi meglio c’è l’Intelligenza Artificiale: i risultati ottenuti sono stati essenziali per il contrasto alla pandemia. Quali dei suoi utilizzi potrà rivelarsi utile anche anche nei prossimi anni?

Oggi parleremo dei trend che la pandemia sembra delineare per il futuro dell’IA.

Intelligenza Artificiale e Salute

salute

La sanità ha cominciato il suo processo di digitalizzazione da molti anni. Con l’aumentare dell’età del pubblico, i costi dei trattamenti sono cresciuti sempre più: il digitale, da sempre, è la risposta più ovvia quando si tratta di risparmiare risorse, e anche questo caso non fa eccezione. Sull'argomento avevamo scritto un approfondimento qualche mese fa.

Oggi però le prospettive sono cambiate. La digitalizzazione non è più vista solo come un strumento per diminuire i costi, ma come un potenziatore del trattamento sanitario, oltre che della ricerca medica in sé.

Per esempio, la velocità con cui si è riusciti a sviluppare i primi prototipi di vaccini si deve tutta all'Intelligenza Artificiale. La start up americana Moderna è riuscita a ridurre significativamente il tempo necessario per sviluppare un prototipo di vaccino  grazie al supporto della bioinformatica, di cui l'IA è parte integrante.

La pandemia ha dato una grande spinta alla ricerca medica. L’Intelligenza Artificiale in questo ambito ha visto una profonda e velocissima crescita. Stiamo assistendo a una rivoluzione.
È corretto aspettarsi che la ricerca vivrà un periodo di grande prosperità nei prossimi anni; molte nuove conquiste arriveranno.

Per esempio, gli algoritmi predittivi possono prevedere lo sviluppo o l’insorgere di una malattia in un paziente apparentemente sano e abilitano la personalizzazione del trattamento sanitario (in base alla storia clinica del paziente e all’analisi della suo DNA). L’Intelligenza Artificiale è stata inoltre utilizzata come “mente” dei robot chirurghi con ottimi risultati.

La telemedicina

Oltre a ciò, nei prossimi anni assisteremo probabilmente all’esplosione della telemedicina potenziata con l’IA. La situazione attuale, in cui il sistema sanitario si è ritrovato oberato dall’emergenza, ha reso necessario un ripensamento dei processi di supporto al paziente.

Andare in ospedale per questioni non essenziali è sconsigliato. Poter ricevere assistenza medica da remoto è quindi diventato fondamentale. Lo sviluppo di prodotti per la digital health ha visto una grande crescita, e il ruolo dell’intelligenza artificiale nel portare avanti tali iniziative è centrale.

Così facendo il peso del servizio sarebbe solo parzialmente a carico degli operatori; per evitare lungaggini i casi più semplici sarebbero gestiti direttamente dall’IA, ovviamente sotto la supervisione di un umano.

In quali features può essere utile? Attraverso, per esempio, l’analisi dei bio-dati dei paziente, l’IA può mandare autonomamente un alert al medico curante in caso insorgessero problemi. In base al comportamento quotidiano del paziente, l’IA può suggerire attività e migliorie allo stile di vita. Può inoltre analizzare il sentiment della persona, e reagire di conseguenza dando un supporto psicologico. In verità, le applicazioni sono quasi infinite.

Intelligenza Artificiale e Apprendimento

elearning

La pandemia ha obbligato a ripensare al sistema educativo in tutto il mondo.
Stiamo assistendo a una rivoluzione in cui l’Intelligenza Artificiale giocherà un ruolo determinante.

Già nel 2017 il rapporto Artificial Intelligence Market aveva previsto un incremento del mercato dell’IA “educativa” del 47,5%, dal 2017-2021, negli Stati Uniti.

eLearning per uno studio democratico

La didattica a distanza, come avevamo scritto in un nostro precedente articolo, è sinonimo di democratizzazione dello studio. In questo contesto, l’IA è in grado per esempio di offrire la personalizzazione dei contenuti didattici in base agli interessi e alle possibilità degli studenti.

Per esempio, questa può offrire esercizi diversi a seconda del livello dello studente. Se uno rimane indietro nello studio, può facilitare il suo recupero. Invece, se un ragazzo per esempio soffre di disturbi d’apprendimento, può ricevere una didattica personalizzata.

Esistono società che hanno già realizzato piattaforme per l’educazione che funzionano anche grazie all’IA. Una di queste è la Carnegie Learning. Nata come startup dell’Università di Pittsburgh, propone alle scuole della piattaforme digitali AI based per fornire test e feedback personalizzati agli studenti, dalla scuola dell’infanzia sino al livello universitario.

In definitiva, nei prossimi mesi assisteremo a una diffusione esplosiva dell’eLearning. È difficile, se non impossibile, pensare che torneremo a una didattica esclusivamente fisica; più probabilmente verranno sviluppati sistemi a fruizione mista, un po’ digitale e un po’ sul posto. L’Intelligenza Artificiale, in questo, potrà giocare un ruolo essenziale per migliorare l’esperienza dello studio a distanza.

Intelligenza Artificiale e Industria

intelligenza artificiale industria

Attraverso l’analisi dei pattern e la raccolta di enormi quantità di dati, oggi l’Intelligenza Artificiale può arrivare a riconoscere con precisione lo sviluppo di processi anche molto complessi.

In questo periodo, per esempio, l’IA è stata utilizzata per predire lo sviluppo della pandemia con ottimi risultati (per quanto la situazione sia costantemente in divenire e non manchino eventi inaspettati e dati incompleti).

Prima dell’emergenza Coronavirus, questa sua abilità era utilizzata soprattutto in ambito industriale, commerciale, nel campo scientifico (meteorologico, matematico, etc.) ed economico.

Per esempio l’IA è in grado di predire gli errori e programmare la manutenzione dei macchinari. Riesce inoltre a conoscere in anticipo la quantità di prodotti da realizzare per i clienti in base a, per esempio, il clima, le tendenze di mercato, i giorni festivi e lavorativi, etc.

Le società che forniscono utilities sono in grado di prevedere quanta acqua/luce/gas verrà utilizzata dai propri clienti, gestendo così efficacemente la produzione e la distribuzione.

L'Intelligenza Artificiale ci "ascolta"

In ambito commerciale ed economico, già oggi grandi società utilizzano l’IA per prevedere gli sviluppi del mercato, gli acquisti delle persone e le loro preferenze. Ad esempio Amazon utilizza un’IA in grado di prevedere a quali prodotti sarà interessato un loro cliente in base allo storico di ricerca.

Negli ultimi anni c’è stato un momento nella vita di ognuno in abbiamo pensato: “il mio telefono mi ascolta”. Dicevi a un amico che volevi un telefono nuovo e subito compariva la pubblicità dell’ultimo smartphone. Fortunatamente, però, nessuno ascolta le nostre conversazioni (almeno non per fini di profilazione). Queste pubblicità erano il risultato di un’analisi “intelligente” dei nostri bisogni. Era un’Intelligenza Artificiale a proporle.

Se la tecnologia verrà perfezionata non è difficile immaginare che l’IA possa avere ulteriori applicazioni in grado di influenzare direttamente la nostra vita di tutti i giorni.
Va però tenuto in considerazione che esiste il rischio che possa entrare “troppo” nelle nostre abitudini; sta a istituzioni, legislatori e privati riconoscere fino a dove spingersi per non infrangere la libertà delle persone.

Per concludere, quali sono le applicazioni e le modalità in cui l’Intelligenza artificiale è entrata in gioco durante il Coronavirus?

Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale sono infinite. Questo periodo critico ha messo in luce alcune qualità di questa tecnologia, che si sono dimostrate estremamente utili. Ciò che abbiamo imparato sull’IA durante la lotta contro il Covid-19 si dimostrerà essenziale anche in altri campi, sia scientifici che commerciali. Partendo oggi dalla consacrazione di questa tecnologia, non dobbiamo però dimenticarci dei possibili rischi inerenti al suo utilizzo massiccio e non controllato.

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psicografia

Che cosa è la Psicografia?

È, in poche parole, lo studio dell’individuo basato su interessi, personalità e abitudini. È il passo successivo alla profilazione attraverso i dati socio-demografici, geografici e comportamentali. 

La psicografia non è un campo di studio recente; nata come strumento della psicologia, è stata poi applicata al marketing nella ricerca tradizionale (focus group, ricerche di mercato, etc.). 

È stato però attraverso il digitale che ha sviluppato tutto il suo potenziale. 

Per mezzo dell’analisi dei comportamenti degli utenti sui social, sugli eCommerce e, in generale, in ogni ambiente “virtuale”, la psicografia è in grado oggi di profilare gli utenti in un modo impensabile fino a pochi anni fa.

Il suo obiettivo è comprendere le caratteristiche soggettive e individuali delle persone, come le emozioni, i valori e le attitudini, oltre a tutto un altro insieme di fattori psicologici. 

Tutti questi dati forniscono insight sulle motivazioni alla base dei comportamenti delle persone, ad esempio sul perché comprano uno specifico prodotto, supportano una certa causa o votano un certo candidato politico; ovviamente però le applicazioni non si fermano qui.

Conosciamo tutti il caso tristemente noto di Cambridge Analytica; i ricercatori e i marketers coinvolti sono stati in grado di implementare numerose campagne politiche grazie ai dati psicografici, recuperati illegalmente, dai profili social delle persone. 

La metodologia che hanno seguito ha permesso di posizionare i soggetti in cinque macro-cluster, a seconda che questi mostrassero in misura maggiore o minore uno dei cinque tratti psicologici presi in esame, ovvero: 

  • Apertura all’esperienza: questo tratto indica quanto una persona è open-minded. Una persona con un alto livello di openness è curiosa, creativa e aperta al cambiamento. 
  • Coscienziosità: una persona che mostra un alto livello di conscientiousness è responsabile verso se stessa, si pone obiettivi sul lungo periodo e non agisce di impulso.
  • Estroversione: i soggetti caratterizzati da estroversione amano stare con le persone e vivere l’ambiente sociale. Sono inoltre entusiasti e molte volte si lasciano guidare dagli altri; amano inoltre stare al centro dell’attenzione.
  • Amichevolezza: una persona caratterizzata da alti livelli di agreeableness è di solito amichevole, gentile e diplomatica. Mostra inoltre ottimismo e fiducia verso il genere umano. 
  • Stabilità emotiva (o negativamente Neuroticism): una persona con un alto livello di stabilità emotiva tende a sperimentare facilmente emozioni positive.  

Questo modello, che potete trovare schematizzato di seguito, è noto come OCEAN (le prime lettere delle categorie psicografiche) o BigFive.

Come si applica questo modello al marketing?

Attraverso la psicografia è possibile conoscere le caratteristiche soggettive fondamentali dei propri clienti, che forniscono utili linee guida per la comunicazione e per la creazione di messaggi one-to-one

Esempi pratici di Segmentazione Psicografica

Facciamo un esempio. Una società attiva nel mercato energetico ha bisogno di comunicare un’offerta promozionale al proprio pubblico, che ha precedentemente clusterizzato attraverso il modello psicografico OCEAN. 

Se il cliente mostra una spiccata appartenenza al cluster Openness (o apertura all’esperienza) gli verrà mostrato un banner, graficamente creativo e immaginifico, che offre la possibilità di personalizzare il contratto energetico sulle proprie esigenze.

Se il cliente appartiene invece al cluster dell’Estroversione, si comunicherà che l’offerta è stata apprezzata da molte persone, magari dando la possibilità di ricevere uno sconto se il cliente porta con sé un amico.

Se la persona, infine, appartiene al cluster della Coscenziosità, gli verrà data la possibilità, direttamente sul banner, di approfondire l'offerta e di scoprire i vantaggi a lui dedicati sul lungo periodo.

In generale, le possibili personalizzazioni sono infinite; sarà l'esperto di psicografia, in concerto con il creativo, a trovare le migliori soluzioni pratiche per andare a coprire la maggior parte del pubblico di riferimento con il messaggio corretto.

Ovviamente, visto il potere che tale metodologia mette a disposizione delle aziende, il mercato è strettamente regolato; oggi, ciò che ha fatto Cambridge Analytica qualche anno fa sarebbe impossibile. Negli ultimi anni, quindi, sono stati sviluppati strumenti alternativi, totalmente compliant con la GDPR , che permettono alle aziende di acquisire lo stesso tipo di informazioni per utilizzarle - questa volta - a vantaggio delle persone .

Ecco perchè Neosperience ha creato User Insight

User Insight è lo strumento che utilizza le ultime tecnologie di Artificial Intelligence, Machine Learning e Advanced Analytics per permettere alle aziende di conoscere i tratti psicografici dei clienti grazie all’analisi del loro comportamento di navigazione.

 

Guarda il video e scopri come User Insight può aiutarti ad aumentare le conversioni dal 20 al 50% in più.

 

 

In un mercato in cui la personalizzazione dell’offerta è diventata centrale per il successo delle proposte commerciali, comprendere in profondità i bisogni e i desideri di ciascun cliente nel pieno rispetto della sua privacy diventa un fattore imprescindibile. 

Il futuro sarà appannaggio di chi riuscirà a usare le nuove tecnologie per migliorare continuamente l’esperienza dei clienti, riducendo progressivamente i “gap” tra fisico e digitale. Noi di Neosperience crediamo che ciò sia possibile, e lavoriamo per dare sostanza a una tecnologia che permette alle aziende di essere sempre più empatiche e vicine ai loro clienti.


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La tecnologia migliora la qualità della vita?

qualità della vita

La tecnologia migliora la qualità della vita? Esiste una correlazione tra felicità e tecnologia? Se sì, perché le persone soffrono di depressione oggi più che in passato? Perché i tassi di suicidi nei paesi sviluppati hanno raggiunto livelli così drammatici? Esiste una buona e cattiva tecnologia? Luminari in ogni campo stanno cercando delle risposte, ma la strada è in salita. La tecnologia influenza il lavoro, lo studio, la salute, la socialità e molte altre cose; è quindi difficile giungere a una risposta definitiva. 

Sebbene probabilmente l’argomento sia più grande delle nostre reali capacità interpretative, vorremmo fornirvi un nostro punto di vista sulla questione. 

Il significato di qualità della vita

Innanzitutto il concetto di qualità della vita è da considerarsi empirico; sebbene la maggior parte dei fattori che ne definiscono il valore siano scientifici, il risultato è naturalmente impreciso, perché inerente al percepito delle persone. Qual’è il reale collegamento tra il Pil di un paese e la felicità dei suoi cittadini? Nessuno lo sa, eppure questo è un parametro che viene preso in considerazione. 

Ogni anno viene stilata una classifica globale fra i paesi che offrono la qualità della vita migliore. I fattori che vengono presi in considerazione sono innumerevoli, e spaziano dalla salute, al crimine, al reddito, all’istruzione, all’inquinamento e così via.

Sebbene - come detto sopra - la definizione di qualità della vita sia di per sé parziale e di scarso valore scientifico, può essere comunque una cartina tornasole abbastanza precisa sul sentimento generalizzato delle persone

Il rapporto fra qualità della vita e tecnologia

technology

 

Detto ciò, quale ruolo gioca lo sviluppo tecnologico nel definire la qualità della vita delle persone? 

In primis va sottolineato che fra i fattori che concorrono a una migliore qualità della vità, presi in considerazione dagli enti di ricerca, non sono presenti elementi inerenti allo sviluppo tecnologico del paese o dei suoi cittadini. Se andiamo però a vedere quali sono i paesi che si sono posizionati meglio nella classifica sulla qualità della vita, ecco che questi si rivelano essere anche i più tecnologici. 

Cosa intendiamo per “più tecnologici”? Quattro sono i parametri presi in considerazioni dalle ricerche sul tema: utenti internet, smartphone e disponibilità di connessione internet veloce in percentuale alla popolazione, e il Digital Competitiveness score, sviluppato dalla IMD World Competitiveness Center. Tale metrica si concentra su: conoscenza tecnologica, prontezza nello sviluppare nuove tecnologie e sull’abilità di studiare e mettere in pratica le ultime innovazioni.  

Canada, Giappone, Paesi Scandinavi, Danimarca, Svizzera, Germania sono solo alcuni dei paesi al top sia per innovazione tecnologica sia per qualità della vita. Ci sono però paesi che invece non seguono la stessa logica, come Cina, USA, Taiwan e Corea del Sud, che vantano un’ottima innovazione tecnologica ma una qualità della vita inferiore. 

Diciamo quindi che c’è una tendenza, ma non è automatica. Che cosa fa sì che certi paesi siano tecnologici e “felici”, e altri no? 

La tecnologia rende le persone felici?

Sadness

Innanzitutto va specificato che la tecnologia può migliorare la qualità della vita sotto numerosi punti di vista. Può offrire nuovi posti di lavoro, permettere lo smart working e una maggiore libertà, diminuire l’inquinamento, semplificare la burocrazia, mettere in contatto persone lontane, migliorare il servizio sanitario e così via. 

La tecnologia, come qualsiasi altra cosa, è però un’arma a doppio taglio. Questa può anche alienare le persone, far crescere l’odio, spargere fake news, far perdere posti di lavoro o diventare uno strumento che limita la libertà personale. 

Qual è il discriminante fra buona e cattiva tecnologia? 

Per distinguere fra buona e cattiva tecnologia, innanzitutto, è necessario considerare la cultura di chi la usa o sviluppa. È anche importante che lo stato, con le sue norme e gli investimenti mirati all’innovazione, faccia da garante al buon uso della tecnologia.

Per esempio se i cittadini di un dato paese sono più tolleranti, allora ci sarà anche meno odio online. Se la ricchezza è meglio distribuita, e quindi molti possono utilizzare gli stessi strumenti, allora ci sarà meno conflitto sociale. Allo stesso tempo, se l’educazione digitale sarà più diffusa - per esempio per iniziativa degli stati stessi - allora la tecnologia sarà inclusiva e non divisiva. Se lo stato permetterà ai giovani di portare avanti le proprie idee, per esempio sostenendo la creazione di start up, allora si creerà lavoro e innovazione. 

Al contrario, se un governo non aiuta i giovani, saranno i privati a guadagnarci inglobando idee e monopolizzando il mercato. Se un paese non investirà nell’educazione digitale dei propri cittadini, questi si sentiranno abbandonati e fuori dal proprio tempo. Se i cittadini sono in conflitto fra loro, questo si rifletterà anche sulla tecnologia.

Conclusioni

In definitiva, la tecnologia è uno strumento, e come tale assume un ruolo in base a chi lo utilizza. A seconda dell’uso e del contesto può essere un discriminante positivo o negativo.

Lo sviluppo tecnologico di una nazione non porta naturalmente a una migliore qualità della vità. Porta solo a un’amplificazione della situazione in cui il paese versa

Immaginiamo di vivere in un paese intollerante riguardo alla diversità. La tecnologia in questo caso avrà un effetto negativo sulla vita dei suoi cittadini perché amplificherà discriminazioni e violenze. L’odio online si può definire come una delle maggiori piaghe del ventunesimo secolo e porta tante, troppe persone a soffrire. 

Se invece la popolazione è generalmente tollerante, la diffusione di immagini di stili di vita differenti porterà a una maggiore condivisione degli stessi, dando loro una “nuova normalità”. Questo discorso si può fare per qualsiasi altro fattore che può essere influenzato dalla tecnologia. 

Quando si parla di qualità della vita, tutto è collegato. L’intolleranza è causa di conflitto sociale e di mancanza di sicurezza, e spesso deriva da scarse prospettive per il futuro e da problemi nell’educazione e nell’istruzione. Per questo motivo la tecnologia è sì un discriminante riguardo la qualità della vita, ma solo in senso lato: non cambia la situazione, ma può aiutare a migliorarla rapidamente. 

Solo i paesi più illuminati fanno della tecnologia uno strumento per l’empowerment umano. 

Le nazioni e i popoli che vivono in situazioni difficili, invece, se non riescono a controllare e a guidare la tecnologia e l’uso che ne viene fatto, rischiano di peggiorare la loro già precaria situazione. 

Per sintetizzare la tecnologia è in grado di migliorare la qualità della vita delle persone, ma solo se

  • Questa è già alta
  • Lo stato si prende in carico il controllo dell’uso della tecnologia con norme e iniziative imprenditoriali
  • I cittadini sono educati alla tecnologia stessa

La parola chiave è responsabilizzazione. Senza una presa di coscienza collettiva si è destinati al caos, e il caos porta sempre a un peggioramento della qualità della vita. Non si può essere assolutisti quando si parla di una strumento e dei suoi effetti: la tecnologia non fa eccezione.

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Brand Community: per dare valore al pubblico e fidelizzarlo

Costruisci la tua Brand Community

Grazie a internet e al digitale, oggi i brand hanno la possibilità di adottare nuovi strumenti e piattaforme per coinvolgere, fidelizzare e vendere prodotti e servizi ai propri clienti. Una delle strategie che ha dimostrato di avere il maggior successo è stata la creazione di brand community.

Nike+ come capostipite delle moderne brand community

Il case study che ha fatto “storia” per precocità e successo è la community di Nike+.

Nata in principio come device per il tracking dell’attività sportiva degli utenti, da inserire all’interno della scarpa e collegato a iTunes, è cresciuta fino a rappresentare una compagna di allenamento inseparabile per milioni di persone.

Dal 2006 ad oggi Nike+ si è profondamente trasformata, anche grazie all’avanzamento tecnologico. Oggi conta due applicazioni principali: Nike Training Club e Nike Run Club.

Queste permettono all’utente di:

  • Avere sempre sotto controllo i risultati dei propri allenamenti;
  • Vincere premi in base alle proprie attività, con dinamiche di Gamification; 
  • Condividere i risultati con amici o altri membri della community, e sfidarli; 
  • Ricevere consigli e visionare gli allenamenti guidati degli esperti;
  • Collegare le proprie piattaforme di streaming musicale all’interno dell’app, creando un’esperienza non-stop.

Il segreto del successo di Nike+ è stato l’aver compreso e assecondato la recente esplosione della volontà del pubblico di condurre uno stile di vita sano.

Ciò che però ha permesso di mantenere e far crescere la community è stata la qualità e la gratuità dei contenuti che venivano proposti al pubblico. Dando valore ai propri iscritti, Nike ha guadagnato l’amore e la fedeltà degli sportivi: un valore unico e senza prezzo, considerando quanto oggi è difficile fidelizzare il pubblico, soprattutto quello dei più giovani.

Dal punto di vista pratico, Nike ha valorizzato il successo della propria brand community per vendere e far conoscere i nuovi prodotti sulla piattaforma; all’interno dell’app è presente uno shop dedicato all’abbigliamento per running e fitness, coerentemente con l’applicazione utilizzata.

Adidas e Runtastic: alleanza fra community

Un altro esempio di brand community di successo è quello di Adidas che, quattro anni fa, ha deciso di acquistare l’applicazione per runner Runtastic.

Il suo successo può essere comparabile a quello di Nike+, anche se questo si deve soprattutto alla grande diffusione che Runtastic aveva prima dell’acquisizione. Le funzionalità all’interno rimangono le stesse di Nike+; la scelta dell’utente è, quindi, una scelta di cuore più che di vantaggi pratici (ma non è forse questo il tema essenziale delle brand community?)

Se nell’abbigliamento sportivo si contano numerosi esempi di questo tipo, il problema (o l’opportunità) maggiore è trovarne in altri settori merceologici o di servizio.

Sephora e la community dei suoi make-up addicted

Un esempio può essere la community che Sephora ha sviluppato negli anni all’interno del proprio sito. La sezione dedicata permette agli utenti di conversare con gli altri iscritti, di pubblicare i propri contenuti originali all’interno della bacheca del sito e di partecipare agli eventi che vengono organizzati in esclusiva per i membri.

Lego Ideas: una brand community per la creazione condivisa

Un altro case study interessante è quello di Lego Ideas, la community del gigante danese dei mattoncini. La caratteristica unica qui è la possibilità che viene data agli utenti di diventare creatori delle loro stesse idee. 

Infatti, agli iscritti viene chiesto di ideare dei giocattoli originali e di condividerli con la rete. 

Se le loro creazioni raggiungono almeno 10 mila sostenitori all’interno della community, ecco che la Lego decide di inserirle all’interno della propria linea di distribuzione, rendendole disponibili al pubblico.

L’unicità di questa piattaforma è data dallo scarso coinvolgimento della Lego al suo interno. Infatti, questa non deve neanche dedicare tempo ed energie a creare contenuti originali; ci pensano in autonomia gli utenti a mantenere viva la piattaforma. 

Come creare la propria brand community?

Conclusa la panoramica di alcuni dei case studies più interessanti, è giusto parlare degli strumenti utili a creare la propria brand community. 

Piattaforme

In generale, queste possono essere di due tipi: web o mobile. La prima sarà necessariamente più simile a un forum vero e proprio, come abbiamo visto per il caso di Sephora. Il secondo, invece, offrirà principalmente servizi all’utente per convincerlo dell’essenzialità dello strumento, come succede per le applicazioni Nike+. 

Le fondamenta di una brand community

Ciò che rende possibile il coinvolgimento e la fidelizzazione degli utenti è il rispondere a una loro necessità e, allo stesso modo, l’aver creato dei contenuti esclusivi e di valore. 

Il primo punto è fondamentale: se non c’è domanda, ovviamente non ci sarà offerta. Il secondo permette agli utenti di sentirsi importanti e al centro dell’esperienza; lo stesso effetto che si ottiene, peraltro, dando la possibilità agli iscritti di creare e condividere i loro stessi contenuti.

Gamification

Un’altra caratteristica comune alla maggior parte degli esempi è la presenza di dinamiche di gamification, al fine di premiare i comportamenti virtuosi degli utenti; che sia uno sconto o semplicemente un badge, poter legare le attività a un riconoscimento aiuta a fidelizzare il pubblico e a migliorare l’esperienza in generale.

Personalizzazione

La personalizzazione dell’esperienza è, anch’essa, oltremodo importante. Sebbene la creazione di contenuti e l’offerta di servizi sia una parte essenziale, se questi non si personalizzano sulla base delle caratteristiche degli utenti si rischia di abbandonare grossolanamente una grossa fetta di pubblico, che magari non si sente rappresentata dai contenuti offerti perché o troppo “da esperti” o troppo “da principianti”.

I vantaggi per il Brand

Quest’ultimo fattore mette in evidenza uno dei vantaggi propri della creazione di una brand community, ovvero la possibilità di recuperare informazioni qualitative sugli utenti. 

È già stato scritto innumerevoli volte che i dati sono l’oro del terzo millennio; ebbene, una brand community è quello che più si avvicina a una miniera piena di pepite. 

Quindi, oltre al guadagno per la semplice rivendita dei propri prodotti agli appassionati, oltre al risparmio per essere riusciti a fidelizzare i clienti, il brand, grazie alle informazioni che riesce a recuperare, è in grado di trarre importantissimi insight sul proprio pubblico. 

Conclusioni

In definitiva, le brand community sono strumenti potentissimi per fidelizzare i propri clienti e per potenziare la propria offerta di prodotti e servizi. La creazione di un rapporto di valore fra brand e pubblico è un elemento essenziale per poter rimanere rilevanti all’interno di un panorama sempre più complesso e competitivo.

Noi di Neosperience abbiamo sviluppato negli anni una soluzione apposita, già pronta all’uso, che permette a ogni brand di creare la propria piattaforma di fidelizzazione personalizzata. Unbreakable Community ha al suo interno tutto ciò di cui si ha bisogno; vi invitiamo a contattarci per conoscerne le potenzialità.

 

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