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Galileo - Festival della Scienza e dell'Innovazione

Dario Melpignano, CEO di Neosperience, sabato 15 ottobre ha preso parte al Festival Galileo di Padova con l'intervento "L'umano digitale e il digitale umano".

Nella cornice della Sala Rossini dello storico Caffè Pedrocchi, Melpignano ha dialogato con Roberto Siagri, fisico, imprenditore, presidente Carnia Industrial Park, co-fondatore e già amministratore delegato Eurotech sotto la moderazione della giornalista del Corriere della Sera Diana Cavalcoli.

Nel corso dello speech Dario Melpignano ha affrontato una tematica di grande attualità: la necessità di ripensare il rapporto tra umano e digitale alla luce dell'incertezza in cui stiamo vivendo.

 

Oltre l'umanesimo digitale

L'intervento di Dario Melpignano al festival Galileo è partito dalla raccolta "Crepuscolo" di Max Horkheimer, che raccoglie le considerazioni del futuro fondatore della Scuola di Francoforte sulla società tedesca negli anni del regime nazista. Viviamo anche oggi in tempi difficili, che richiedono in egual misura un ripensamento radicale del ruolo dell'uomo nel mondo.

In linea con Horkheimer, Melpignano ritiene necessario ridefinire e superare l'umanesimo, inteso come centralità auto-istituita dell'uomo nei confronti del mondo.

Così come è prevalsa fino a oggi nello sviluppo della cultura, della società e della sensibilità, infatti, tale centralità ha portato l'umanità e il pianeta in una condizione di crisi tale da mettere in pericolo la nostra stessa sopravvivenza come specie.

Declinando questo pensiero alla dimensione imprenditoriale, è necessario ridefinire il rapporto tra umano e digitale. La forte risposta emotiva di chi ha avuto la possibilità di provare l'esperienza dell'Overview Effect alla fiera Futura Expo, ricorda Melpignano, mostra la strada da seguire.

I nuovi modelli di pensiero e di business dovranno infatti mettere al centro la dimensione collettiva, il creato, la vita e l'amore, scardinando il modello accentratore prevalso sul Web nell'era dei social media.

 

Riguarda l'intervento

Se non riesci a visualizzare il video, visita questo link.

Al link qui sotto potrai sperimentare l'Overview Effect, la visione immersiva di un mondo senza confini e barriere grazie a Neosperience.

 

La via italiana alle start-up

La necessità di mettere in pratica nuovi modelli di business e di sviluppo in una dimensione storica di profonda incertezza passa inoltre dalle peculiarità del tessuto industriale italiano.

Gli imprenditori che intendono dare vita a nuove start-up devono infatti tenere conto delle specificità del nostro Paese, che presenta eccellenze dal punto di vista industriale ancora non declinate al massimo delle loro potenzialità nella dimensione digitale.

La via intrapresa da Neosperience, ricorda Melpignano, consiste proprio nell'agganciare nuove start-up verticali alle piccole-medie imprese con un focus industriale specifico.

Unendo expertise e competenze anche molto diverse tra loro è possibile creare valore e accelerare il processo di transizione digitale in modo alternativo rispetto agli "unicorni" e ai disruptor statunitensi.

Scopri le soluzioni che Neosperience offre alle aziende per una transizione digitale alla potenza dell'empatia:

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Le opportunità del Web 3D: intervista a Dario Melpignano

Web 3D

Il 20 settembre 2022 si è tenuto un approfondimento verticale sul “rapporto tra Metaverso e Web 3D" organizzato da Confindustria Brescia per la valorizzazione delle produzioni manifatturiere negli ambiti B2C e B2B.

Durante il suo speech Dario Melpignano, CEO di Neosperience, ha approfondito le logiche del Web 3D e il rapporto con il Metaverso, portando ad esempio progetti operativi come quello realizzato per Colombo New Scal SpA, realtà con sede nella provincia di Lecco che realizza prodotti per la casa.

Sentiamo da ogni parte dire che il Metaverso sta arrivando: che cosa significa questa affermazione?

Il Metaverso sta sicuramente arrivando, ma al tempo stesso si sta trasformando. Al giorno d’oggi il Metaverso si trova in una condizione simile a quella di Internet a metà degli anni ‘90, quando il Web si stava ancora consolidando nei suoi protocolli e nelle componenti fondamentali.

Oggi il Metaverso esiste in nuce, in forme prototipali e simili a videogiochi come Decentraland o Facebook Horizon, ma prenderà nel futuro una forma che ancora oggi nessuno conosce.

Anche così possiamo però già dare per consolidate alcune caratteristiche del Metaverso. Si tratta innanzitutto di parte del Web3, ossia dell’iterazione del Web più recente. Il Web3 si fonda su un’idea di Internet pervasivo, laddove il Web2, che nasce con l’introduzione sul mercato degli smartphone, è invece limitato dalle dimensioni degli schermi dei dispositivi.

Nel Metaverso, così come nel Web 3D che approfondiremo tra poco, la tridimensionalità delle esperienze gioca un ruolo centrale: grazie alla realtà virtuale e soprattutto alla realtà aumentata, combinata con ecosistemi di pagamento basati sulla blockchain, si dà vita a un nuovo modo di esperire il digitale, ma anche di rapportarsi alla realtà analogica.

A questo proposito, qual è la differenza tra Metaverso e Web 3D?

In estrema sintesi possiamo sottolineare che il Metaverso, almeno nella sua forma attuale, descrive delle piattaforme sociali e aperte, dove gli utenti possono interagire e creare i propri spazi con diversi dispositivi come i visori per la realtà virtuale o la realtà aumentata.

Quindi il 3D, inteso come capacità di rappresentare oggetti o spazi tridimensionali, è una delle componenti abilitanti del Metaverso, ma esiste già da molto tempo.

Il Web 3D, da non confondersi con il Web3 citato prima, è invece un'evoluzione tridimensionale del Web che presenta molte più opportunità in chiave di business.

Mentre il Metaverso opera ancora su logiche videoludiche ancora difficilmente interpretabili in chiave imprenditoriale, eccetto alcune operazioni di branding di alto livello, il Web 3D apre alle aziende la possibilità di creare un’area proprietaria e condividere contenuti che rappresentano un equivalente digitale dei prodotti o dei servizi offerti.

Nello specifico, nel contesto del Web 3D gioca un ruolo cruciale la Realtà Aumentata, che permette non di sostituire il mondo reale con qualcosa di alternativo, bensì di potenziarlo con un “layer” aggiuntivo di informazioni e contenuti.

Metaverso

Quali sono invece le tecnologie che sono il minimo comune denominatore tra Metaverso e del Web 3D?

Le differenze tra Metaverso e Web 3D sono dunque tante, ma altrettanti sono i punti di contatto che accomunano queste nuove frontiere del digitale. Sono sette le categorie su cui si gioca questa partita ancora aperta:

1. Hardware

2. Networking

3. Potenza di calcolo

4. Piattaforme virtuali

5. Standard di interoperabilità

6. Sistemi di pagamento

7. CRI: contenuti, risorse e servizi di identità.

Da un lato troviamo un insieme di dispositivi di fruizione esperienziali, in cui io posso vivere un prodotto o servizio, conoscere il prodotto di un’azienda in un mondo virtuale in una visione aperta e pronta a ogni realtà.

Dall’altro lato ci sono tecnologie che grazie alla scarsità dell’asset digitale abilitano un nuovo tipo di commercio, dove si acquisiscono diritti grazie alla navigazione di un ambiente digitale in Realtà Aumentata.

Tutti questi elementi possono e dovranno però convergere verso una visione aperta, libera e democratica: la forza degli albori di Internet, prima della concentrazione del potere intorno alle piattaforme social.

Ultimamente si sente parlare molto di Web3: ora che lo abbiamo distinto dal Web 3D, possiamo esplicitare anche questo concetto?

Mi rendo conto che i nomi assegnati in questo caso non ci siano per niente d’aiuto: il Web3 è l’ultima evoluzione del Web, che comprende e integra tante delle tecnologie che abbiamo appena elencato.

Non bisogna confonderlo con il Web 3D, che invece tocca l’aspetto della tridimensionalità e dell’utilizzo di dispositivi di fruizione esperienziali, così come l’abilitazione della scarsità degli asset digitali per un nuovo tipo di commercio, ma può anche intervenire a supporto di processi aziendali tradizionali.

Spazio Web 3D

Tornando invece al Web 3D, ci può fare qualche esempio di impiego strategico di questa tecnologia dal punto di vista dell’impresa, nei mondi sia Direct-to-Consumer, sia Business-to-Business?

Nelle imprese dell’oggi e del domani sarà sempre più necessario stabilire una relazione diretta e continuativa con i clienti, sviluppando spazi interattivi entro cui possano fare esperienza dei prodotti e dei servizi offerti. L’apprendimento cinestetico, come dimostrano gli studi condotti sul learning by doing, è un veicolo potentissimo: ricordiamo infatti fino al 70% di quello di cui facciamo esperienza, a fronte del 30% di ciò che vediamo.

Porterò in questa sede tre esempi rappresentativi dei concetti che abbiamo fissato in questa intervista, che dimostrano peraltro quanto le potenzialità del Web 3D siano scalabili, da grandi brand internazionali a piccole realtà, passando per le PMI Made in Italy.

A proposito di queste ultime, per Colombo New Scal, storica azienda produttrice di applicativi per la casa con sede nella provincia di Lecco, è stato implementato un progetto di Web 3D che permette di visualizzare i prodotti all’interno di un ambiente in Realtà Aumentata.

In questo modo i futuri clienti possono non solo visualizzare in 3D l’oggetto scelto, ma anche manipolarlo e collocarlo all’interno dell’ambiente reale in modo semplice e immediato.

Questo tipo di applicazione del Web 3D consente alle imprese di entrare in contatto con i clienti finali, ma in ottica B2B permette anche di far conoscere l’azienda e le caratteristiche dei prodotti anche senza bisogno di interagirci fisicamente, superando distanze e barriere.

Un’altra esperienza significativa di Web 3D è quella realizzata per Haier, brand cinese leader nel settore degli elettrodomestici. Grazie alla piattaforma Neosperience Reality Plus, che combina realtà virtuale e aumentata, è stato realizzato un vero e proprio showroom virtuale, una “Casa del futuro” che il cliente può navigare ed esplorare.

Questa evoluzione esperienziale del catalogo è applicabile infine anche alle piccole realtà commerciali: per Radius, attiva nel settore dell’ottica, è stato sviluppato un configuratore 3D di montature e lenti, che unisce alla finalità commerciale anche uno scopo di divertimento, verifica e validazione per il consumatore.

Infine è imprescindibile citare l’impiego della Realtà Virtuale in campo medico: la Johns Hopkins University ha messo a punto una tecnica di operazione di chirurgia spinale effettuata a distanza, utilizzando la tecnologia di rendering di un motore di videogiochi e la connettività 5G.

Già diverse aziende, come nel settore del fashion, hanno fatto esperienze all’interno del Metaverso. Come un'azienda oggi può usare al meglio queste tecnologie, in particolare con riferimento all’evoluzione del commercio?

In un contesto storico sempre più complesso, dove le imprese si trovano di fronte alla necessità di costruire e mantenere viva una community solida ed essere resilienti di fronte alle tante crisi che si susseguono, il futuro apparterrà alle aziende che saranno in grado di stabilire una relazione diretta e continuativa con i clienti.

In questa prospettiva il Metaverso, nelle forme che assumerà nel prossimo futuro, potrà essere l’ambiente dove questa community si incontra, ma è necessario che le aziende sviluppino ciascuna il proprio Metaverso, entrando in contatto diretto con la propria customer base.

La chiave di volta per superare i limiti di un mondo tecnologico che fino a questo momento ha privilegiato l’efficienza rispetto all’efficacia è l’empatia.

Ciò si traduce in una serie di pratiche virtuose: mettere al centro il rapporto con la customer community, utilizzare le tecnologie più avanzate per evolvere verso nuovi modelli di business e comprendere le esigenze psicologiche del cliente senza manipolarlo.

Web 3D

Questo può avvenire nel caso delle aziende che hanno processi collaborativi B2B?

Anche i processi collaborativi Business-to-Business possono beneficiare di questa evoluzione e diventare più stretti grazie al Web 3D: si può condividere rapidamente un prototipo con i propri buyer, visitare a distanza un impianto industriale, presentare i propri prodotti in maniera interattiva e in alcuni casi formare il cliente sull’utilizzo degli stessi.

La chiave, in questo processo di transizione digitale nel mondo delle imprese, è l’utilizzo accorto dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning.

Lo sosteneva già Marshall McLuhan, ormai 60 anni or sono: ogni miglioramento nelle comunicazioni aumenta le difficoltà di comprensione. Un eccesso di informazioni equivale a nessuna informazione: i dati devono essere processati e interpretati per poter apportare un vantaggio significativo.

Quali sono, per concludere questa intervista, i suoi auspici per il futuro delle imprese nel digitale?

La concentrazione del potere nel mondo digitale è cresciuta troppo, la felicità online delle persone non è dove dovrebbe essere, e gli algoritmi sono diventati troppo potenti nel plasmare le opinioni della società. Se vogliamo influenzare il cambiamento verso un futuro migliore, per i nostri clienti e per le nostre aziende, il tempo di agire è adesso.

Siamo utenti di una tecnologia che però non conosciamo, oppure impariamo in maniera autodidatta e limitata. Superare l’approccio neopositivista della Silicon Valley è possibile, lo dimostrano a livello concettuale gli studi MIT e dalla Scuola di Business di Copenhagen.

Una strada per farlo anche nella pratica è declinare la tecnologia nelle sue diverse applicazioni, facendo incontrare tanto nella formazione accademica quanto nella pratica delle risorse aziendali le discipline STEM e il capitale culturale del Mediterraneo e della sua cultura umanistica.

Mentre iniziamo a passare dal Web2 al Web3, per noi imprenditori e non solo è il momento di informarci e di educare. Avere un’idea chiara di ciò che c'è dietro l'angolo è essenziale per essere informati: l’educazione permette di influenzare positivamente il mondo in cui viviamo, quello digitale così come quello analogico, che sono sempre più compenetrati in quell’unica esperienza formidabile che ci è concesso di sperimentare che è la nostra vita.

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Overview Effect: un’esperienza empatica, collettiva e universale

Overview Effect

Nel 1632, nel Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo, Galileo Galilei portava a sostegno della teoria dell’eliocentrismo la convinzione che “Se voi poteste vedere la Terra illuminata mentreché voi fuste in luogo tenebroso come la nostra notte, la vedreste splendida più che la Luna”.

Nel 1968, più di tre secoli dopo, la missione spaziale statunitense Apollo 8 raggiunse l’orbita della Luna. Non fu questa l’occasione in cui gli astronauti atterrarono per la prima volta sul nostro satellite – l’allunaggio sarebbe avvenuto solo un anno dopo – ma accadde comunque qualcosa di sorprendente.

A un certo punto della diretta televisiva, infatti, gli astronauti Jim Lovell, Frank Borman e William Anders voltarono la videocamera e inquadrarono la Terra, confermando implicitamente quanto affermato da Galilei. Lo scatto che ne risultò, ribattezzato Earthrise, è ritenuto una delle fotografie più significative della storia dell’umanità.

Earthrise: Overview Effect

Durante la missione Apollo 8 per la prima volta tre esseri umani osservarono il nostro Pianeta dallo spazio, provando una profonda commozione di fronte alla bellezza e fragilità della Terra, perla azzurra persa nell’infinito dell’universo.

Ritornando dalla missione e avvicinandosi all’atmosfera, l’esperienza degli astronauti dell’Apollo 8 si fece più intensa. Davanti ai loro occhi si dipanavano distese di cicloni e perturbazioni, ma anche città illuminate nella notte, barriere coralline e aurore boreali – lo stesso panorama che, decenni dopo, osservano ancora oggi gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale.

Nel 1987 l’autore e filosofo Frank White ha assegnato un nome alla sensazione di meraviglia che si prova osservando la Terra dallo spazio: Overview Effect.

 

Cos’è l’Overview Effect?

Il termine Overview Effect, letteralmente “effetto della veduta d’insieme”, definisce il cambiamento cognitivo nella percezione percepito dagli astronauti e dai cosmonauti durante le missioni spaziali.

White, pur non avendo mai sperimentato di persona l’esplorazione spaziale, ha raccolto in un volume intitolato “The Overview Effect” le interviste a 29 astronauti, collegate appunto dal dirompente cambio di prospettiva che si verifica durante un viaggio spaziale.

Un’esperienza così radicale modifica per sempre la percezione del nostro pianeta. Le dichiarazioni raccolte da White enfatizzano nella maggior parte il senso di unità e interconnessione tra gli esseri viventi, la necessità di apprezzare e prenderci cura della nostra “casa”.

L’astronauta Jim Lovell, membro della già citata missione Apollo 8, evidenzia come, dalla Luna, la Terra sembri “una grande oasi rispetto alla grande vastità dello spazio”, mentre il cosmonauta Aleksei Leonov percepisce il pianeta come “la nostra casa che doveva essere difesa come una reliquia sacra”.

Dall’alto i confini e le barriere che definiscono la vita sulla Terra sono invisibili. Nella visione olistica che determina l’Overview Effect il nostro pianeta rivela tutta la sua magnificenza e, al contempo, tutta la sua fragilità.

 

Il “pallido punto blu”

Le sonde spaziali si spingono a distanze per il momento ancora impensabili per gli astronauti: le immagini che riescono a catturare mostrano la Terra come una piccola, fragile sfera su cui si concentra tutta la vita finora conosciuta, “appesa” nello spazio siderale, avvolta da una sottile atmosfera che la protegge dall’ambiente esterno.

Nel 1990 l’astronomo e scrittore Carl Sagan riuscì a ottenere che la sonda spaziale Voyager 1, prima di lasciare il Sistema Solare, voltasse la telecamera e scattasse una fotografia alla Terra da ben 6 miliardi di chilometri di distanza.

Nello scatto che ne derivò, ribattezzato da Sagan Pale Blue Dot, il nostro pianeta altro non è che un impercettibile pallino, largo meno di un pixel, solitario e microscopico nello spazio attraversato dal riflesso del Sole sulla telecamera della sonda. 

Pale Blue Dot

Nell’omonimo testo del 1994 Sagan riflette proprio su questo scatto, che suscita una versione indiretta e amplificata dell’Overview Effect:

“L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole.”

La piccolezza del nostro pianeta davanti alla vastità dello spazio meraviglia e spaventa allo stesso tempo gli osservatori.

La necessità di creare una società planetaria con la volontà unitaria di proteggere e dare un futuro a questo "pallido puntino azzurro" nello Spazio, preservando l’ambiente e andando oltre a confini e barriere sociali, diventa evidente e imperativa.

 

Nello spazio con la Realtà Virtuale

Fino a questo momento meno di 600 persone nella storia dell’umanità hanno potuto sperimentare in modo diretto l’Overview Effect osservando la Terra dallo spazio. Anche le fotografie più significative, nella loro bidimensionalità, non si avvicinano lontanamente all’esperienza olistica e totalizzante che questi ultimi hanno avuto il privilegio di provare.

I progressi della tecnologia nel campo della Realtà Virtuale (VR), tuttavia, danno a un pubblico sempre più ampio la possibilità di sperimentare l’Overview Effect grazie a esperienze immersive.

VR Overview Effect

La tecnologia della Realtà Virtuale, grazie alla sua controllabilità e la capacità di offrire un senso di presenza, rappresenta infatti un mezzo unico per progettare e studiare esperienze accessibili al pubblico.

È stato dimostrato che le esperienze in Realtà Virtuale ispirate alle esplorazioni spaziali, in particolare se combinate con effetti sonori e pratiche di mindfulness, riescono a suscitare una risposta emotiva profonda di meraviglia e stupore nel pubblico. In altre parole, non serve essere astronauti né bisogna attendere di diventare turisti spaziali per provare l’Overview Effect.

 

Overview Effect: un cambio radicale di prospettiva

L’Overview Effect dimostra che un cambio di mentalità è spesso questione di un cambio radicale di prospettiva. Passando dal particolare all'universale, dal singolare al collettivo, elevandoci al di sopra dei confini e delle barriere della vita quotidiana riscopriamo ciò che ci rende umani.

Portare questa mentalità all’interno dei processi aziendali è il primo passo per garantire la realizzazione di prodotti e servizi davvero empatici.

Da anni Neosperience guida le aziende nella trasformazione digitale grazie a un ecosistema di soluzioni tecnologiche empatiche, che soddisfano e anticipano i bisogni e le esigenze dei clienti. 

Aiutiamo le imprese a innovare le loro strategie di business partendo dai dati e dalla loro analisi in tempo reale e fornendo loro la chiave strategica per costruire il presente e il futuro dell’azienda sul mercato.

 

Neosperience a Futura Expo 2022

Neosperience crede nelle potenzialità della tecnologia VR, fino ad oggi sfruttate solo parzialmente dai brand per offrire esperienze realmente immersive. 

Dopo aver portato a termine progetti vincenti che hanno aperto le potenzialità della Realtà Virtuale nell’e-commerce, abbiamo portato la nostra esperienza di Overview Effect a Futura Expo, la fiera dedicata a una visione del futuro in cui Uomo, Natura, Ambiente ed Economia convivono in armonia.

Futura Expo

A partire da domenica 2 ottobre e fino a martedì 4 ottobre i visitatori di Futura Expo 2022 hanno potuto sperimentare nel nostro stand un’esperienza in Realtà Virtuale che simula l’osservazione della Terra dallo spazio per mezzo di visori Oculus Quest 2.

Con questa scelta ci siamo posti l'obiettivo di dimostrare che la Realtà Virtuale non è un "esercizio di stile", né una moda destinata a essere presto soppiantata, bensì uno strumento utile a offrire nuovi punti di vista alle persone e permettere loro di sperimentare situazioni out of this world

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Smart Agriculture: cogliere le opportunità di un settore in crescita

La tecnologia mostra tutto il suo carattere distruttivo quando viene applicata a ciò che ci appare da sempre immutabile. È il caso dell’agricoltura, e delle sue enormi possibilità di crescita e sviluppo se interfacciata con le ultime innovazioni e soluzioni tecnologiche della Smart Agriculture. Si è passati infatti da un mercato di 450 milioni nel 2019 ad uno di 1,6 miliardi nel 2021. Questo è il dato riportato nella Ricerca 2022 presentata dall'Osservatorio Smart Agrifood

Scendendo nel dettaglio, gli investimenti maggiori nel settore sono dedicati ai macchinari connessi (47%), ai sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature (35%) e poi a distanza dai software gestionali (6%), seguiti infine dai sistemi di monitoraggio da remoto di terreni e colture (5%)

In primis va sottolineato che il campo tecnologico che sembra aver maggiori opportunità applicative all’interno della Smart Agriculture è quello dell’IoT (Internet delle Cose), ovviamente coadiuvato da tutta un’altra serie di tecnologie come droni, Blockchain, Machine Learning, etc.

L’Italia è uno dei maggiori paesi europei per spesa nel settore, con un valore degli investimenti pari a circa il 20% del totale di quello comunitario.

Ma quali sono i vantaggi pratici per l'agricoltura nell’adozione di questi strumenti?

In questo approfondimento vi spiegheremo quali sono le applicazioni tecnologiche all’interno dei processi di coltura che possono aiutare l’agricoltore a gestire con maggiore efficienza processi, materiali, macchinari, risorse umane e, ovviamente, le stesse coltivazioni.

Le Fitopatologie

Partiamo dalle fitopatologie, che causano spesso enormi perdite economiche all’agricoltore se non riconosciute in tempo. Per limitare i danni è fondamentale scoprire tempestivamente la loro insorgenza, e allo stesso tempo prevenirne la nascita evidenziando le condizioni che ne aumentano il rischio.

Come? Per esempio attraverso l’implementazione di sensoristica (IoT) nei campi, sugli alberi, sui singoli frutti, nelle canaline di scolo e così via, grazie a cui è possibile recuperare informazioni qualitative sullo stato di salute delle piante, sull'umidità del terreno, sulla presenza di sostanze dannose, di insetti, di patologie, etc.

Allo stesso tempo, tramite l’utilizzo di droni e quindi di ortofoto e rilievi 3D, è possibile evidenziare la diversa composizione delle colture, quali ricevono meno acqua, crescono di meno, o appaiono meno sane o malate.

Agricoltura di Precisione

Un’altra applicazione di IoT, droni, ma anche del Machine Learning, si sviluppa nel concetto di “agricoltura di precisione”, sempre facente parte della Smart Agriculture.

Solitamente i mezzi di produzione vengono utilizzati secondo il calendario o comunque omogeneamente in una coltura, senza considerare la variabilità intra-campo e le reali necessità.

Le nuove tecnologie permettono di raccogliere facilmente informazioni per effettuare trattamenti selettivi risparmiando tempo e prodotti applicati. Attraverso un’analisi predittiva, resa possibile da algoritmi di Machine Learning appositamente “educati”, l’agricoltore è in grado di prevedere quando determinate colture e aree avranno bisogno di essere seminate, irrigate o concimate.

Altre Applicazioni Smart Agriculture

Ma scendiamo ora più nel dettaglio delle varie funzionalità, immaginando una soluzione ready-to-use dedicata alla Smart Agriculture. Quali sono le sue applicazioni pratiche?

Mappatura Appezzamenti

Grazie alla soluzione, l’operatore può disegnare facilmente le mappe web dei propri appezzamenti utilizzando come sfondo le ortofoto dell’area. Il sistema permette di caricare anche le mappe del catasto per facilitare la ricerca delle parti interessate. Sarebbe possibile riportare in mappa non solo gli appezzamenti, ma anche tare o parti di terreno destinate ad altri utilizzi.

Georeferenziazione piante o filari

Oltre alla visualizzazione degli appezzamenti, in particolari condizioni in cui sia importante l’informazione per ogni singola pianta, è possibile georiferire piante o filari, utilizzando il GPS in campo e riportando le informazioni in mappa.

Informatizzazione dei dati riguardanti le colture

A ciascun appezzamento disegnato in mappa è possibile associare una molteplicità di informazioni utili sia in fase di valutazione e monitoraggio della coltura, sia in fase di invio dati per adempimenti normativi. I dati caricabili sono infatti gli stessi presenti nel fascicolo aziendale e utili per la PAC. I dati relativi agli appezzamenti possono essere poi scaricati in appositi file elaborabili o stampabili.

Interfaccia con sensori del suolo e della pianta

La soluzione si interfaccia direttamente ai sensori IoT installati negli appezzamenti per fornire informazioni importanti circa la risposta del suolo e delle piante alle condizioni meteoclimatiche.

Visualizzazione dati meteo

L’applicazione mette a disposizione dati meteo derivanti da centraline fisse o sensori IoT installati direttamente negli appezzamenti interessati. I sensori forniscono informazioni utili circa il microclima che insiste su una determinata area, fondamentale per la valutazione della possibilità di insorgenza di determinate fitopatologie.

Gestione magazzino per fertilizzanti e fitosanitari

Una sezione specifica della soluzione sarebbe dedicata alla gestione del magazzino di fertilizzanti e fitosanitari, dove è possibile caricare tutte le informazioni relative ai prodotti in entrata nel magazzino e ai prodotti utilizzati sul campo. Il sistema automaticamente visualizza un contatore per monitorare la presenza in magazzino dei prodotti.

Elaborazione grafici e statistiche

Una soluzione Smart Agriculture produce numerosi grafici e statistiche che permettono di effettuare un’analisi specifica per vari fattori, in particolare:

    • Elaborazione di modelli previsionali: la soluzione sarebbe in grado di elaborare modelli previsionali molto accurati, per ogni singola area, che indicano la probabilità di generazione, fertilità e mortalità di un agente infestante. Queste informazioni consentono di conoscere tempestivamente l’inizio di una fitopatologia o il grado di infestazione.
    • Ottimizzare lo spandimento a rateo variabile dei mezzi di produzione: la soluzione Smart Agriculture permetterebbe di ottimizzare l’uso di fertilizzanti, prodotti fitosanitari e acqua irrigua grazie all’utilizzo di mappe di distribuzione e dei parametri del terreno ottenuti dal campionamento del suolo.
    • Supportare nelle scelta dei punti di campionamento del terreno: la piattaforma supporterebbe l’agricoltore nella scelta del campionamento attraverso varie indicazioni che derivano da dati pedologici, orografia e precedenti campionamenti.
    • Evidenziare la presenza di criticità localizzate: la soluzione sottolineerebbe varie criticità, come la carenza di nutrienti, la presenza di fitopatologie o la presenza di ristagno idrico nei terreni attraverso mappe di vigoria della vegetazione. Queste mappe vengono realizzate a partire dai dati telerilevati per mezzo di satelliti o droni.

 

Conclusioni

In sintesi la soluzione per la Smart Agriculture che abbiamo immaginato permette di:

- Migliorare e modernizzare la gestione delle colture, sostituendo mappe e dati cartacei;

- Ottimizzare i tempi di gestione e caricamento dati;

- Prevenire l’insorgere di una patologia e contenerne la diffusione;

- Ottimizzare le scelte di gestione;

- Risparmiare sull’utilizzo di prodotti (fertilizzanti, fitosanitari, acqua);

- Risparmiare sui mezzi di produzione;

- Contenere gli impatti ambientali delle attività;

- Produrre prodotti di qualità maggiore;

- Realizzare confronti temporali per la gestione di criticità negli appezzamenti.

È quindi arrivato il momento per l'agricoltura di entrare - non in punta di piedi, ma da protagonista - nell’epoca della digitalizzazione.

Il futuro è 4.0. anche per l’agricoltura: sviluppando nuove soluzioni per la Smart Agriculture è possibile far "fruttare" un mercato in crescita, che offre grandi opportunità alle realtà che credono in un approccio ecologico e oculato alle risorse.

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Generative Art: orizzonti e limiti delle AI “creative”

dalle mini descrive l'empatia

In copertina: Dall-E Mini, “Generative Art About Empathy In Blue Tones”, medium digitale, 2022 

 

Dai bizzarri accostamenti di immagini creati da Dall-E Mini al mercato degli NFT: le immagini generate da algoritmi di Intelligenza Artificiale stanno entrando sempre di più nell’immaginario comune. Al tempo stesso questa stretta intersezione tra arte e tecnologia solleva diversi interrogativi.

Può una macchina generare opere d’arte in autonomia? Se sì, qual è il futuro della produzione artistica nel momento in cui non è più un’esclusiva dell’umanità? Quali sono i limiti e i rischi, ma anche le potenzialità, di questo tipo di arte?

 

Cos’è la Generative Art?

La Generative Art è un tipo di arte, nella maggior parte dei casi visiva, che si basa sulla cooperazione tra un essere umano e un sistema autonomo. Per “sistema autonomo” si intende un software, algoritmo o modello di IA in grado di eseguire operazioni complesse senza bisogno dell’intervento del programmatore.

La casualità (randomness) è una proprietà fondamentale della Generative Art. A seconda del tipo di software il sistema autonomo è in grado di elaborare risultati sempre diversi e unici ogni volta che si esegue il comando di generazione, o può restituire un numero variabile di risultati in risposta all’input dell’utente.

I primi esperimenti di Generative Art risalgono agli anni Sessanta con gli esperimenti di Harold Cohen e del suo programma AARON. Cohen utilizzò per primo software autonomi per generare opere d’arte astratte e ispirate alle serigrafie della Pop Art. Le opere di Cohen sono oggi esposte alla Tate Gallery di Londra.

Un altro attributo della Generative Art, che però rappresenta sempre meno una prerogativa, è la ripetizione di pattern o elementi astratti forniti dal programmatore e implementati all’interno del codice del software.

Lo sviluppo di reti neurali sempre più complesse che operano sull’associazione testo-immagine ha permesso d’altra parte lo sviluppo di modelli generativi in grado di creare immagini sempre più realistiche e accurate. L’esempio più noto di questa categoria di Generative Art è Dall-E.

 

Dall-E e CLIP: la rivoluzione nel riconoscimento per immagini

Dall-E è un una rete neurale multimodale basata sul modello di deep learning GPT-3 di OpenAI. Questo sistema è capace di generare immagini a partire da una descrizione testuale sulla base di un dataset di coppie testo-immagine.

La prima versione di Dall-E, presentata al pubblico a gennaio del 2021 e rimasta prerogativa di un numero ristretto di professionisti del settore, ha rappresentato una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda questo tipo di modelli generativi, superando le innovazioni dello stesso GPT-3.

Dall-E Mini

Dall-E è infatti in grado di generare immagini plausibili da una grande varietà di frasi e prompt testuali, anche caratterizzati da una struttura linguistica composita. Il modello di OpenAI si dimostra in grado di comprendere e realizzare:

  • La struttura prospettica dell’immagine
  • La struttura interna ed esterna di un oggetto
  • Confronti e sequenze tra diverse immagini
  • La collocazione spazio-temporale degli oggetti.

L’accuratezza dei risultati elaborati da Dall-E si è rivelata il campo di applicazione perfetto per un’altra soluzione di OpenAI: CLIP (Contrastive Language–Image Pre-training), una rete neurale di classificazione e ranking di immagini addestrata sulla base di associazioni testo-immagine, come le didascalie presenti su Internet.

Grazie all’intervento di CLIP, che riduce a 32 il numero di risultati proposti all’utente per ogni prompt, Dall-E si è rivelata in grado di restituire immagini soddisfacenti nella maggior parte dei casi. I risultati ottenuti sono tuttavia di qualità bassa e presentano ancora evidenti limiti nell’elaborazione di alcuni tipi di associazioni logiche tra elementi, come la collocazione all’interno di uno spazio.

 

Dall-E Mini conquista Internet

Nel mondo dell’arte l’imitazione è la forma più sincera di complimento. OpenAI non ha mai reso pubblico il codice di DALL-E, ma ci sono voluti solo pochi mesi prima che comparisse una versione meno raffinata della rete neurale, basata tuttavia sugli stessi principi di associazione e combinazione di immagini appartenenti a un database di circa 30 milioni di elementi.

Si tratta di Dall-E Mini, un progetto del developer americano Boris Dayma rilasciato sulla piattaforma di hosting open-source HuggingFace. Resa disponibile a tutti sotto forma di una semplice web app nella primavera del 2022, Dall-E Mini è presto diventata, per definizione della testata Wired, “Internet’s favorite meme machine”.

La possibilità di generare 9 immagini in bassa risoluzione a partire da qualunque prompt, anche i più bizzarri, ha scatenato la fantasia degli utenti, che si sono divertiti a creare combinazioni divertenti e surreali e a condividerle su piattaforme come Twitter e Reddit.

Dall-E Mini

In poche settimane Dall-E si è trovata a elaborare circa 50mila immagini al giorno e ha attirato l’attenzione di utenti normalmente poco interessati agli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, fornendo allo stesso tempo ai professionisti diversi spunti di riflessione sull’applicazione di queste tecnologie su più vasta scala.

 

Limiti e autoimposizioni della Generative Art

Il grado di popolarità raggiunto da Dall-E Mini ha aperto fin da subito interrogativi sui possibili rischi che si possono nascondere nella Generative Art, in particolare per quanto riguarda i modelli in grado di elaborare immagini contenenti persone e oggetti reali.

Le immagini elaborate da Dall-E Mini hanno un aspetto inconfondibile: spesso i contorni dei soggetti sono poco definiti o distorti, mentre i volti umani sono quasi sempre deformati al punto da non essere più riconoscibili. Nella maggior parte dei casi, dunque, la natura artificiale delle immagini generate è ben chiara all’utente, così da ridurre al minimo la probabilità di generare deepfake con intenti malevoli.

Ciononostante, la natura open-source di Dall-E Mini e la vasta quantità di prompt inseriti dagli utenti hanno ben presto fatto emergere la necessità di regolamentare i risultati generati dalla rete neurale. Il database di Dall-E blocca le parole chiave più esplicite o violente: un sistema che, anche se ancora imperfetto, permette agli sviluppatori di mantenere sotto controllo i risultati restituiti all’utente.

D’altra parte, come accade per ogni Intelligenza Artificiale, all’interno di Dall-E e della sua versione Mini si annidano pregiudizi e bias sociali comuni agli esseri umani che hanno sviluppato queste tecnologie.

La rete neurale di OpenAI, per esempio, riflette gli stereotipi più superficiali sul cibo o sulla popolazione di un luogo quando i prompt contengono indicazioni geografiche; Dall-E Mini restituisce invece solo immagini di uomini al prompt “medico” e di donne al prompt “infermiere” (n.d.r. entrambi i termini sono di genere neutro in lingua inglese).

Generative Art bias

Tornando invece alle problematiche relative alla privacy, l’eventualità che la Generative Art possa mettere a repentaglio la sicurezza degli individui ritratti assume carattere di maggiore urgenza se si considera lo sviluppo di reti neurali sempre più avanzate, in grado di restituire risultati di qualità più alta e dai dettagli più precisi rispetto a Dall-E.

Dall-E 2, la seconda generazione della rete neurale di OpenAI presentata ad aprile 2022, cerca anch’essa di ridurre questo tipo di rischi rafforzando le regole di filtraggio dei dati di addestramento del sistema e delle parole chiave accettate. I pochi professionisti che finora hanno ottenuto accesso a Dall-E 2 rispondono inoltre a norme ancora più rigide, almeno finché le capacità e i limiti della nuova tecnologia saranno ancora in fase di test.

 

Dall-E 2, verso un modello subscription-based

Come già anticipato nel paragrafo precedente, in poco più di un anno i progressi nell’ambito della Generative Art sono stati sostanziali: Dall-E 2 è infatti in grado di generare immagini ancora più realistiche e accurate con una risoluzione quattro volte superiore alla prima generazione.

I miglioramenti di Dall-E 2 si concentrano soprattutto sulla combinazione di concetti, attributi e stili artistici. La rete neurale può ora apportare diverse modifiche a immagini pre-esistenti a partire da una descrizione in linguaggio naturale, aggiungendo o spostando elementi all’interno di una scena, ma anche creando variazioni a partire da un soggetto o un’opera originale.

Generative Art Dall-E 2

Dopo un periodo iniziale di accesso limitato, OpenAI è pronta a rilasciare Dall-E 2 in beta al primo milione di utenti in lista d’attesa. Al contrario di quanto accaduto con la prima versione, tuttavia, il consorzio fondato tra gli altri da Elon Musk e finanziato da Microsoft è pronto ad adottare un modello subscription-based strutturato in base a crediti.

Nello specifico, ogni utente della beta di Dall-E 2 riceverà un numero predefinito di crediti (50 all’iscrizione e 15 ogni mese seguente), ciascuno dei quali equivarrà a un’immagine generata dalla rete neurale. Una volta esauriti i crediti, gli utenti potranno acquistare un pacchetto da 115 crediti al costo di 15 dollari.

 

Generative Art: applicazioni presenti e future

Dalle bizzarre creazioni di Dall-E Mini, condivise ironicamente sul Web, a vere e proprie opere d’arte vendute all’asta per cifre astronomiche, la Generative Art sta raggiungendo negli ultimi anni un pubblico sempre più vasto.

Le immagini generate saranno per la prima volta utilizzabili per scopi commerciali oltre che personali. Gli utenti in lista d’attesa, spiega OpenAI, hanno già intenzione di utilizzare le immagini generate da Dall-E 2 per diversi tipi di progetti, tra cui alcuni più tradizionali:

  • Illustrazioni di libri per bambini
  • Concept art e storyboard per videogiochi e film
  • Moodboard per le consulenze in ambito design.

Uno degli sbocchi commerciali più fruttuosi per questo tipo di arte “nativa digitale” è tuttavia rappresentato senza dubbio dal mercato degli NFT.

Le immagini generate dalle reti neurali, combinate e rielaborate da artisti multimediali o proposte così come l’algoritmo le ha generate, possono essere caricate su blockchain e messe in vendita su marketplace come OpenSea o su piattaforme per la gestione indipendente dei propri token non fungibili, come ad esempio NFT Commerce.

D’altra parte, i risultati ottenuti da reti neurali come Dall-E assumono una grande importanza non solo per il loro valore estetico, ma anche per l’utilizzo in svariate applicazioni pratiche. Proprio sulla ricerca per immagine si sono concentrati gli sforzi di Google, che ha annunciato lo sviluppo di due AI dal funzionamento simile a quello di Dall-E, Imagen e Parti, nessuna delle quali è stata ancora condivisa con il pubblico.

 

Generative Art (?)

L’entrata in campo delle Intelligenze Artificiali ha aperto, all’interno della storia dell’arte, un capitolo ancora in gran parte da scrivere.

Già negli scorsi decenni la Pop Art ha sdoganato la serialità dei processi industriali all’interno delle arti visive, mentre il postmodernismo ha sciolto i nodi della società di massa in un ironico gioco di combinazioni. Ancora prima il Dadaismo ha invece contrapposto all’intenzione creativa la casualità giocosa delle libere associazioni.

Dal punto di vista culturale la Generative Art inserisce un’altra fondamentale variabile a questa cronologia: l’autonomia dello strumento rispetto all’autore. Questa autonomia mette in crisi e fa sorgere domande su alcuni punti essenziali.

AI Art

Paternità dell’opera

La paternità dell’opera è una questione aperta nel mondo dell’arte contemporanea. Lo dimostra la recente causa intentata a Maurizio Cattelan da parte di Daniel Druet, scultore che ha realizzato alcune delle installazioni più famose dell’artista senza mai comparire tra i crediti o nei cataloghi.

Se un’opera di arte visuale è generata da un’Intelligenza Artificiale, la paternità dell’opera spetta a quest’ultima, ai professionisti che l’hanno sviluppata o all’artista digitale che ha fornito il prompt? Infatti come può un dataset di associazioni testo-immagine, essere considerato un adeguato corrispettivo della facoltà di immaginazione?

Modelli a subscription

La produzione stessa delle Generative Art coinvolge inoltre modelli di business ancora in via di definizione. Il modello subscription-based è al momento quello più utilizzato nella creazione e distribuzione di contenuti, ma è anche quello che limita in misura maggiore l’indipendenza dello strumento e la libertà dei creativi.

Con una penna e un foglio un artista può creare ciò che vuole in libertà: la stessa cosa non avviene quando per dare voce alla propria creatività l’artista deve pagare mensilmente o “ad uso” una piattaforma di Generative Art, che peraltro può essere limitata e censurata da chi la gestisce.

I modelli a subscription sono complessi da gestire correttamente, proprio perché prevedono un continuo scambio di valore e libertà tra l’utente e l’azienda. Noi di Neosperience, dopo aver realizzato progetti sul tema con alcune delle aziende più importanti a livello nazionale e internazionale, offriamo le nostre competenze in materia attraverso sia un lavoro di business design, sia attraverso lo sviluppo di prodotti digitali dedicati.

Un’Intelligenza Artificiale libera da pregiudizi

Come abbiamo visto, per esaltare le potenzialità della Generative Art è necessario impiegare al meglio le specificità di questo mezzo nei diversi settori di applicazione; ma più di questo è essenziale progettare le intelligenze artificiali in modo empatico. È infatti possibile slegare i nostri pregiudizi come esseri umani dal codice che da vita alle Intelligenze Artificiali che andiamo a sviluppare?

Per raggiungere questo obiettivo occorre comprendere a fondo la natura ibrida della Generative Art, che chiama in causa tanto la cultura quanto la tecnologia. Sarà quindi necessario far dialogare in fase di progettazione data scientist e umanisti, per fornire alle intelligenze artificiali dataset capaci di produrre risultati spogli di preconcetti e al tempo stesso accurati e rappresentativi.

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Dario Melpignano Confindustria Rapallo

PaesEuropa – Tempo di nuova globalizzazione

Dario Melpignano, CEO di Neosperience, venerdì 24 giugno è intervenuto al 51° Convegno Nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria a Rapallo con uno speech dal titolo "L'Impresa Intelligente".

Insieme al giornalista Davide Parenzo, Dario ha discusso delle prospettive che l'intelligenza artificiale offre per la salute e l'economia del Paese davanti a un parterre d'eccezione, composto da personalità di spicco della politica, delle istituzioni e dell'imprenditoria italiana.

L'impresa intelligente, per Dario Melpignano, è capace di adattarsi al cambiamento, sopravvivere e prosperare:

Se oggi il primato dell’intelligenza è nella cosiddetta “intelligenza emotiva”, le nostre aziende devono imparare in primis a essere empatiche, cioè capaci di adattarsi alla mutevolezza del tempo della nuova globalizzazione.

L'empatia è al centro anche all'impegno di Neosperience nel campo della salute.

Sul palco di Rapallo Dario Melpignano ha dimostrato con successo il modo in cui Neosperience Health utilizza l'Intelligenza Artificiale per migliorare le performance dei processi pre-analitici e diagnostici.

 

Guarda l'intervento

Se non riesci a vedere il video, visita questo link

Invece qui sotto potrai scaricare l'ebook sulle 6 qualità fondamentali per un'impresa empatica, ovvero il continuum dell'intervento di Dario sulle Lezioni Americane di Italo Calvino.
Ebook Lezioni Americane

 

Verso un nuovo modello imprenditoriale

L'era della nuova globalizzazione è iniziata: i CEO di oggi e domani dovranno superare al più presto l'approccio taylorista-fordista al lavoro e integrare la tecnologia nel proprio bagaglio di esperienze.

Solo mettendo in campo l'intelligenza emotiva e facendo leva sull'empatia sarà possibile creare un valore aziendale maggiore della somma delle parti, in grado di fare tesoro delle potenzialità del digitale.

Il Mediterraneo, ha sottolineato Melpignano citando personalità del calibro di Federico Faggin e Giulio Tononi, è una fucina di talenti imprenditoriali. Proprio da questo contesto prende vita infatti un modello di azienda alternativo all'oligopolio tecnologico californiano.

Ed è proprio da un autore molto lontano dalla Silicon Valley che Dario ha preso ispirazione per delineare le qualità dell'impresa intelligente del domani, che Neosperience mette in pratica già da oggi giorno dopo giorno: Italo Calvino.

Come suggeriscono le sue Lezioni americane, servono ora più che mai leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza per affrontare il futuro.

Italo Calvino Lezioni Americane

Scopri le soluzioni che Neosperience offre alle aziende per una transizione digitale alla potenza dell'empatia:

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uncanny valley

Quando ci troviamo a progettare soluzioni tecnologiche in grado di interagire attivamente con gli utenti, è bene tenere conto di un rischio particolare: la sensazione di disagio e repulsione che si prova davanti oggetti o sistemi così realistico da replicare in modo quasi perfetto l’aspetto umano.

Questo effetto ha un nome: Uncanny Valley (ovvero “valle perturbante”) e può coinvolgere non solo robot e assistenti virtuali, ma anche chatbot e sistemi conversazionali. In questo articolo approfondiremo il concetto di Uncanny Valley e le soluzioni possibili nella progettazione di un’intelligenza artificiale empatica.

 

Uncanny Valley, la “valle oscura” della percezione umana

Il termine “Uncanny Valley” risale al 1970 ed è stato coniato da Masahiro Mori, professore di robotica al Tokyo Institute of Technology, in un articolo inizialmente pubblicato sulla rivista giapponese Energy. Masahiro riassume in un grafico il rapporto tra la somiglianza tra un oggetto e un essere umano e il grado di affinità (indicato con il termine shinwakan) che si prova nei suoi confronti.

Come si può osservare nel grafico qui sotto, fino a un certo punto gli osservatori provano maggiore empatia nei confronti degli automi più simili agli esseri umani: un robot giocattolo attira l’attenzione più di un macchinario industriale, perché in qualche modo evoca le fattezze umane pur senza riprodurle con fedeltà. Quando la somiglianza si fa più precisa, tuttavia, la curva della risposta emotiva precipita bruscamente.

uncanny valley

Questo avvallamento corrisponde al senso di disagio e inquietudine che gli osservatori provano nei confronti di oggetti che a un primo sguardo sembrano reali, per poi rivelarsi invece artificiali. Questo effetto, rileva inoltre Masahiro, tende ad accentuarsi se entra in gioco la componente del movimento.

 

Uncanny Valley e prodotti multimediali

uncanny valley

Gli esempi che Masahiro riporta per identificare il concetto di Uncanny Valley spaziano dalle applicazioni della robotica industriale ad altri tipi di oggetti inanimati, come bambole e burattini del teatro giapponese, per culminare in rappresentazioni fantastiche come gli zombie.

Nel corso degli ultimi decenni l’Uncanny Valley ha attirato l’interesse degli esperti di tecnologia, rivelandosi più attuale che mai davanti agli ultimi progressi nel campo della robotica, dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning. 

Allo stesso modo il concetto di Uncanny Valley è stato applicato trasversalmente anche a diverse forme di arte e cultura popolare, in particolare nel caso dei prodotti che fanno uso di effetti di computer grafica (CGI).

Sono stati attribuiti all’Uncanny Valley gli scarsi risultati ottenuti al botteghino da film come Final Fantasy: The Spirits Within (2001). Nell’articolo A-Life and the Uncanny in Final Fantasy la studiosa Livia Monnet ipotizza che l’insuccesso della pellicola sia dovuto proprio al suo iperrealismo digitale, tale da causare nello spettatore sensazioni di ostilità.

 

Cos’è il perturbante? Le origini dell'Uncanny Valley

Sebbene formulato nella sua accezione attuale solo nella seconda metà del ‘900, il concetto di Uncanny Valley affonda le sue radici nella categoria del perturbante (Das Unheimliche) elaborato dal filosofo e psicologo tedesco Ernst Jentsch

ritratto di E.T.A. Hoffmann

Prendendo come esempio la letteratura del Romanticismo tardo-ottocentesco, come i racconti fantastici di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Jentsch identifica il perturbante come una sensazione di “incertezza intellettuale” che sorge davanti a oggetti dalle fattezze ambigue come bambole, automi meccanici e manichini di cera.

Sigmund Freud riprende e rielabora il concetto di Unheimlich nell’omonima opera del 1919. Per Freud il perturbante, connesso al processo psicodinamico della rimozione, è “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”, che se rivelato provoca in noi uno stato di allerta.

 

Androidi, cloni e replicanti

uncanny valley

Il panorama della tecnologia offre diverse occasioni di spunto sulla possibilità di incorrere nell’effetto di Uncanny Valley, in particolare se si considerano le applicazioni della robotica e dell’Intelligenza Artificiale in diversi contesti professionali e nella vita quotidiana. 

Sophia è un robot umanoide sviluppato da Hanson Robotics nel 2016 e dotato di Intelligenza Artificiale, grazie a cui riesce a riprodurre le espressioni facciali con un alto grado di fedeltà. Ormai divenuta una sorta di celebrità, al punto da partecipare a una puntata di talk show insieme al presentatore Jimmy Fallon, Sophia rappresenta per molti l’esempio più lampante di Uncanny Valley.

Se si espande ancora di più il concetto di natura umana, un esempio interessante è invece Ai-Da, un’Intelligenza Artificiale sviluppata nel 2019 con lo scopo di produrre opere d’arte figurativa e performance art. L’esistenza di Ai-Da e delle sue opere, frutto di sofisticati algoritmi, porta il pubblico a porsi quesiti sul rapporto tra umano e macchina e sulla natura dell’arte stessa.

La riproduzione artificiale delle espressioni umane è infine al centro della tecnica dei deepfake. Un deepfake può replicare a tutti gli effetti le fattezze e la voce di una persona grazie al Generative Adversarial Network, una branca del Machine Learning attraverso cui la macchina apprende le caratteristiche e i pattern del personaggio da riprodurre. In questo modo è possibile realizzare video capaci di ingannare in modo convincente molti spettatori, con tutte le ripercussioni etiche e legali del caso.

 

Chatbot AI e Uncanny Valley

uncanny valley

Non tutte le intelligenze artificiali presentano un’interfaccia visiva. Prodotti come gli assistenti vocali e i chatbot possono anch’essi risultare perturbanti: grazie al Natural Language Processing (NLP) essi infatti riproducono in modo sempre più fedele la voce e le strutture linguistiche del discorso umano.

In un’intervista a Wired del 2019 la studiosa di robotica e ricercatrice del MIT Aleksandra Przegalinska fa luce sulla possibilità di incorrere nell’effetto di Uncanny Valley anche in questo tipo di prodotti.

La mancanza di una reazione empatica potrebbe essere una delle ragioni per cui il pubblico tratta spesso con ostilità questi agenti conversazionali, al punto che Siri, l’assistente vocale di Apple, ha un set di risposte pronte per controbattere alle domande più moleste (arrossirei se potessi). 

D’altra parte, in parziale contrasto con le affermazioni di Przegalinska, altri studi empirici svolti sull’interazione con i chatbot affermano la mancanza di un effetto Uncanny Valley laddove la componente visiva non sia presente.

Resta comunque ancora una questione aperta: oggi è opinione comune che gli sviluppatori di queste soluzioni debbano garantire agli utenti trasparenza riguardo alla natura dell’agente conversazionale con cui interagiscono, specificando se si tratta di un umano o di un bot. 

 

Conclusioni

In Neosperience non ignoriamo l’importanza di affrontare questi temi: per questo, quando abbiamo progettato Sofia, un’intelligenza artificiale votata ad assistere empaticamente gli utenti, ci siamo posti il problema dell’Uncanny Valley. 

Sofia infatti è un assistente virtuale estremamente evoluto, basato sulla piattaforma Neosperience Cloud e sulla tecnologia di NLP Gpt-3 di OpenAI. Oltre a decifrare e interpretare lo stato emotivo dell’interlocutore e ricavarne una profilazione psicologica, grazie al Machine Learning Sofia è capace di formare pensieri compiuti e ampliare il suo linguaggio con l’utilizzo di vocabolari settoriali afferenti alle diverse applicazioni, dalla medicina alla finanza.

Dato lo sviluppo tecnologico delle soluzioni messe in campo per Sofia, per evitare che fosse troppo “perfetta”, abbiamo progettato Sofia in modo da risultare, al contrario dell’androide sua omonima, più meccanica rispetto ad altri assistenti virtuali. In questo modo non corriamo il rischio di ingannare l’interlocutore sulla sua vera natura anche nelle interazioni più brevi o superficiali con l’intelligenza artificiale, instaurando così un rapporto di sicurezza e fiducia.

C’è sempre la possibilità di superare l’Uncanny Valley: man mano che le tecnologie si fanno sempre più sofisticate l’interazione con robot e intelligenze artificiali entrerà presto a fare parte della nostra quotidianità e ci spingerà a superare la paura degli automi.

Se sei interessato a implementare il nostro virtual assistant, contattaci!

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Arredamento e Design: opportunità per continuare a crescere

In questo articolo vi parleremo delle opportunità di crescita e innovazione nel settore dell’arredamento e del design

Oggi il contesto in cui gli operatori del settore si stanno muovendo è complesso, ma in forte ripresa. Sebbene l’aumento dei costi delle materie prime e i ritardi di approvvigionamento abbiano ritardato consegne e fatto lievitare i costi per il consumatore finale, al momento il mercato sta reagendo positivamente, più di quanto ci si aspettasse soprattutto per quanto riguarda il B2C.

Molti imprenditori del settore hanno affermato che - tra quest’anno e lo scorso- hanno assistito a un flusso di acquisti superiore del 50% rispetto al periodo precedente. 

Sebbene sia una notizia positiva, che dimostra il valore inattaccabile del settore, è comunque necessario che le aziende continuino ad affrontare e integrare i cambiamenti che sono avvenuti in quest’ultimo periodo, sia per quanto riguarda il rapporto con il mercato B2C, sia soprattutto per il B2B

Rimane interessante notare, inoltre, come questa situazione di difficoltà abbia contribuito a far prendere coscienza delle proprie potenzialità e abbia generato nuove opportunità da poter cogliere anche a lunga distanza.

In questo articolo vi racconteremo quali sono le soluzioni migliori per affrontare i mesi e gli anni che verranno.

Value China: il ponte tra Occidente e Oriente

Pensando alla crescita del settore in ottica globale diventa imprescindibile prendere in considerazione un paese in profonda trasformazione come la Cina: un mercato, quello dell’arredamento cinese, che negli ultimi tempi si è evoluto rapidamente, tanto da rappresentare una grande opportunità per i marchi internazionali.

Infatti i giovani consumatori cinesi oggi abbracciano pienamente le influenze occidentali nel design, in particolare quelle italiane.

Questa evoluzione “di gusto” è il riflesso di un cambiamento da parte dei consumatori cinesi, che ora richiedono una più ampia varietà di stili e influenze estetiche, oltre a quelle locali.

Artisti e designer cinesi hanno dato vita a mix tra elementi cinesi e occidentali per creare ambienti sofisticati e contemporanei nello stile definito “minimalista cinese contemporaneo”. 

I marchi che desiderano espandersi in Cina hanno come obiettivo primario quello di definire e identificare chiaramente un audience di riferimento. È di primaria importanza comprendere a fondo il pubblico a cui ci si riferisce riuscendo a delineare i loro interessi sullo stile di vita. 

Diventa più semplice a questo punto identificare e adattare il prodotto da spingere sul mercato e lavorare su una strategia di sviluppo online e offline intelligente, che includa sia la vendita al dettaglio fisica sia digitale. Inoltre, trovare community e KOL giusti con cui collaborare è fondamentale per comunicare al meglio il proprio brand ai consumatori giusti.

Per raggiungere questo obiettivo ed espandere il proprio mercato nell’estremo oriente, Value China rappresenta l'agenzia di consulenza, marketing e digital transformation per la Cina migliore, capace di supportare le aziende nel potenziare la loro presenza sul mercato, migliorandone la visibilità, l'awareness e KPI.

Mixed Reality per Arredamento e Design

Il settore dell’arredamento deve poter far toccare con mano i prodotti ai clienti. Questo non toglie però che la maggior del pubblico - in una fase precedente all’acquisto - decida di informarsi attraverso i canali digitali

Solitamente, dopo aver cercato su Google o aver sfogliato qualche rivista di design, gli utenti interessati finiscono inevitabilmente per visitare il sito del brand, desiderosi di poter vedere e approfondire le informazioni sui prodotti. In quel momento, su quel touchpoint, il possibile acquirente prende una decisione: andare in negozio per magari acquistare, o continuare la ricerca.

È quindi essenziale che il brand offra un’esperienza di visione virtuale del prodotto coinvolgente ed efficace, che stimoli l’interesse dell’utente e lo convinca a dirigersi verso lo store. 

Questo discorso è valido per il B2C, ma anche - soprattutto oggi - per il B2B

La Mixed Reality è una soluzione per le esperienze virtuali che raggruppa due tecnologie simili concettualmente, ma molto distanti come modalità di fruizione: la Realtà Aumentata e la Realtà Virtuale.

La prima si serve di uno strumento - lo smartphone principalmente - per posizionare nell’ambiente circostante i modelli 3D degli oggetti, anche animati, con cui l’utente può parzialmente interagire.

La seconda invece ha bisogno di un visore dedicato, che, una volta indossato, proietta l'utente in una realtà totalmente virtuale, dove può muoversi liberamente e interagire con l’ambiente. 

Quali sono le applicazioni di queste tecnologie per l’arredamento? 

Come ci ha insegnato negli anni Ikea Place, non esiste strumento migliore della Realtà Aumentata per permettere agli utenti di testare come l’arredamento si posiziona all’interno degli spazi abitativi. Il successo dell’esperienza proposta dal gigante svedese dimostra, se ancora ce n’era bisogno, che il pubblico è pronto e vuole un’offerta di questo tipo.

Riguardo invece alla Realtà Virtuale, questa tecnologia si è dimostrata particolarmente efficace per il B2B, siccome è in grado di offrire  ai buyer un’esperienza virtuale coinvolgente, che non si limiti alla presenza fisica alle fiere di settore.

Per esempio, spedendo i visori direttamente agli interessati, questi potranno scoprire e interagire con le nuove collezioni. Aprire un divano letto per vedere com’è all’interno? Si può fare. Inserire la prolunga su un tavolo? Anche. Oggi questa tecnologia ha raggiunto livelli qualitativi inimmaginabili.

Arricchire le fasi precedenti all’acquisto è diventato essenziale. 

Il valore dato all’esperienza del cliente, oggi sempre più centrato sul digitale, è il discriminante tra successo e insuccesso.

Customer Data Platform

Senza scendere in tecnicismi, in questa sezione vi spiegheremo quali sono i vantaggi derivanti dall’adozione di una Customer Data Platform (CDP) e dall’implementazione di strategie per acquisire le informazioni di contatto e personali di utenti e clienti.

Spesso le aziende che vendono arredamento, sia B2C sia B2B, fanno un errore: si dimenticano di recuperare i dati dei clienti. 

Come mai? 

Per quanto riguarda il B2B, la motivazione è una sola: siccome gli acquirenti medio-piccoli (architetti, ristoratori, etc.) si rivolgono direttamente a terze parti, i loro dati rimangono ai rivenditori e non arrivano al brand

Per quanto riguarda il B2C, invece, oltre al discorso sui rivenditori (ugualmente valido), c’è un’altra motivazione molto semplice: chi compra una cucina, un divano o dei sanitari difficilmente ripete l'acquisto nel breve o medio periodo; per questo motivo molte aziende decidono di non recuperare i dati del cliente per ricontattarlo e fidelizzarlo. La visione comune è che questa sia un’attività troppo costosa e dispersiva, che non porta dei vantaggi reali.

L’azienda così facendo perde invece un’occasione per instaurare un legame con il cliente che, anche se forse non nell’immediato, indubbiamente le porterà dei vantaggi. 

Immaginiamo che un avvocato - cuoco amatoriale ma appassionato - debba rinnovare casa. Si presenta da un rivenditore e acquista la cucina dei suoi sogni. Il brand recupera i dati del nuovo cliente. Come? Gli chiede di attivare la garanzia della cucina sul proprio sito internet. Memorizza quindi i suoi dati e li inserisce nella propria Customer Data Platform

Qualche giorno dopo manda un’email al cliente offrendogli uno sconto su un corso di cucina.

Dopo un mese, invece, gli regala un codice sconto per l’acquisto di utensili professionali per cucinare. 

Il secondo mese scrive al cliente per invitarlo a partecipare a un concorso: compilando il questionario potrà vincere una cena cucinata in casa propria da uno chef tre stelle Michelin.  

Via via che passa il tempo, fra brand e utente si creerà un legame.

Quando il cliente dovrà consigliare agli amici quale cucina acquistare, consiglierà la sua. Quando dovrà cambiare cucina nella casa al mare, comprerà sempre dallo stesso brand

Stesso identico discorso è valido per il B2B: magari il produttore in questo caso - dopo l’acquisto - offrirà sconti per le piastrelle di un partner, o agli architetti una masterclass con un famoso designer internazionale. Più saranno validi i vantaggi che offre il brand, più i professionisti torneranno ad acquistare.

In ogni caso, il discorso è sempre lo stesso: creare una relazione con i clienti è ciò che permette a un’azienda di crescere nel tempo, con la consapevolezza di poter contare su una solida base di appassionati. 

La Customer Data Platform serve proprio a questo: a creare relazioni.a rendere più semplice il contatto con il pubblico, grazie a automazione e personalizzazione, e a facilitare la gestione dei clienti e dei loro dati.

Conclusioni

In definitiva, per il settore dell'arredamento e del design è tempo di cambiare alcuni paradigmi operativi e strategici, per continuare a crescere e portare la qualità del Made in Italy in tutto il mondo.

Se sei interessato ad approfondire le applicazioni delle tecnologie Neosperience al settore, ti invitiamo a contattarci cliccando sul. link qui sotto.

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Virtual Exhibition: Neosperience e Value China per gli eventi B2B

Una Virtual Exhibition per la tua azienda nell'area APAC

Stiamo vivendo una situazione drammatica, è innegabile, ma, come spesso si dice, una crisi è anche un'opportunità. Ecco perché abbiamo sviluppato la soluzione verticale Virtual Exhibition (Smart Exhibition nella versione dedicata al pubblico asiatico).

È arrivato il momento di rivoluzionare gli eventi B2B internazionali.

Oggi esistono tecnologie in grado di supportare e facilitare la realizzazione e la gestione delle fiere B2B; in questo articolo vi parleremo della nostra soluzione verticale che abbiamo realizzato per il settore.

Il problema

Oggi viaggiare per partecipare a fiere ed eventi internazionali è difficile, soprattutto nei paesi dell'area APAC.
Siccome questa situazione rischia di perdurare nel tempo, è ormai diventato essenziale trovare un’alternativa.

La soluzione

La soluzione che abbiamo individuato si basa sul concetto di “digitalizzazione dell’esperienza”. Noi in Neosperience ci siamo posti l’obiettivo di riuscire a sviluppare una piattaforma che riuscisse a unire al suo interno i punti di forza del settore degli eventi internazionali con le prerogative di un’esperienza virtuale.

La Neosperience Virtual Exhibition è una soluzione verticale pensata per aiutare le realtà italiane a creare e gestire i propri eventi internazionali. Abbiamo inoltre voluto guardare con un occhio speciale al mercato cinese.

Il motivo? Siamo convinti che le migliori opportunità di business sono - e saranno in futuro - ad appannaggio dei paesi asiatici. Per questo motivo abbiamo accolto all’interno della nostra famiglia Value China, una società specializzata nell’aiutare le aziende italiane a crearsi un proprio mercato nel paese del dragone.

I tuoi obiettivi

Ci siamo quindi dedicati a delineare quelli che pensiamo siano gli obiettivi di ogni azienda o organizzazione desiderosa di realizzare il proprio evento internazionale.

  • Sviluppare e proporre un ecosistema digitale che sia in grado di forgiare nuovi modi per coinvolgere gli espositori e i visitatori. In poche parole, creare una community;
  • Ideare e realizzare esperienze rilevanti ed efficaci per sorprendere i visitatori;
  • Connettere, influenzare e costruire fiducia negli audience di riferimenti, su ogni piattaforma e device;
  • Permettere la creazione di un database di qualità con informazioni e insight sul proprio pubblico;
  • Sviluppare nuove fonti di guadagno per espositori e organizzatori;

 

Virtual Exhibition: ciò che offriamo

Una volta delineati gli obiettivi, abbiamo pensato a come soddisfarli con la nostra soluzione. La Neosperience Virtual Exhibition offre infatti:

  • Uno spazio dove realizzare speech e workshop: tramite uno strumento di streaming video, si possono organizzare incontri one-to-many, one-to-few e one-to-one.
  • Una feature di Matching basata sull’Intelligenza Artificiale per mettere in contatto le aziende partendo da una profilazione di interessi e qualità, esattamente come avviene nel mondo dei social network personali dove è possibile identificare utenti simili.
  • L’uso della Realtà Aumentata e Virtuale per dare “fisicità” ai contenuti che gli espositori decideranno di condividere, o per rendere più efficaci gli incontri e gli speech.
  • Una funzione di eCommerce all’interno della piattaforma per permettere agli espositori di vendere e proporre i propri prodotti al pubblico.

Il nostro obiettivo finale consiste nel rendere il tuo evento un esempio del buon uso del digitale nel settore. Così facendo la tua iniziativa diventerà naturalmente un polo attrattivo internazionale per il tuo settore merceologico.

Perché Neosperience e Value China

Le nostre due realtà hanno visioni e competenze uniche in Italia.

Siamo in grado di aiutare la tua azienda a estrarre il massimo del valore dal tuo posizionamento, realizzando l’evento virtuale che meglio si addice alle tue necessità.

Oltre a ciò, aiuteremo la tua realtà a espandere il proprio mercato. Ti permetteremo di raggiungere tutti i paesi asiatici e dell’area pacifica, e i loro pubblici interessati a ciò che produci o realizzi.

Grazie alla nostra soluzione ready-to-use, insieme saremo in grado di realizzare il tuo evento virtuale, a capitalizzare su prodotti e competenze e a diffondere le tue unicità in tutto il mondo.

Sei interessato alla Neosperience Virtual Exhibition? Vuoi diventare un precursore degli eventi e fiere all-digital?

Ti mostreremo i benefici pratici nell’adottare la nostra soluzione.

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Gender intelligenze artificiali

Dallo scorso novembre fino al prossimo 6 giugno, al Futures Festival organizzato dallo Smithsonian Institute, evento in cui è possibile ammirare le innovazioni che sono destinate a cambiare il mondo, possiamo ascoltare una voce molto speciale: Q.

Introdotta nel 2019 come prima voce virtuale senza genere, Q è stata creata per essere utilizzata dai virtual assistant al fine di suscitare un dibattito sul gender nell'Intelligenza Artificialie

Infatti, come afferma Ryan Sherman, uno dei co-creatori del progetto: "Q è stato ideata per avviare una conversazione tra gli addetti ai lavori e il pubblico sul motivo per cui la tecnologia dell'Intelligenza Artificiale - di natura senza genere - sia stata genderizzata". Per progettare Q un team di linguisti, ingegneri del suono e creativi ha collaborato con individui non binari campionandone le voci, per arrivare a creare una gamma sonora unica né femminile, né maschile.

Il gender nell'Intelligenza Artificiale favorisce stereotipi e discriminazioni?

Quando Q era stata annunciata diversi anni fa, è stata salutata come "la voce digitale senza genere di cui il mondo ha bisogno in questo momento", riconoscendo il potenziale danno che i virtual assistant di oggi, nel loro essere per antonomasia femminili, perpetuano nel proporre stereotipi misogini, rappresentando le donne come esecutrici prive di autonomia decisionale.

Il progetto Q ha ottenuto evidenza e riconoscimento in un rapporto delle Nazioni Unite sulle divisioni di genere nelle competenze digitali. "Quasi tutti gli assistenti sono stati femminilizzati nel nome, nella voce, nei modelli e nella personalità." si può leggere in questo rapporto intitolato Arrossirei Se Potessi, ovvero la risposta che Siri originariamente forniva agli utenti che la apostrofano con epiteti volgari o sessisti.

Il contesto odierno: come sta cambiando il rapporto con gli assistenti virtuali

Oggi la situazione sta fortunatamente cambiando: all'inizio del 2020 Apple ha eliminato l’opzione predefinita "femminile" per Siri, e permette ora di scegliere una voce maschile tra un insieme di voci denominate 1, 2, 3 e 4 (in Italia sono 1 e 2). Solo a fine febbraio 2022 Apple ha aggiunto un ulteriore voce, la numero 5: questa, ha affermato l'azienda, è stata registrata da un membro della comunità LGBTQ+ e suona molto più gender-neutral. Teniamo presente, ovviamente, che questo genere di aggiornamenti molto spesso non sono distribuiti allo stesso modo e contemporaneamente in tutto il mondo, quindi di fatto anche oggi lo scenario è differente da Paese a Paese.

Ma per superare gli stereotipi di genere occorre fare ben di più che aggiungere semplicemente un timbro vocale maschile o neutro. Infatti, anche l'idea di una voce "senza genere" rivela alcune delle idee sbagliate che ancora affrontiamo quando pensiamo a modi per evitare di rafforzare gli stereotipi stessi.

Tornando a Q, ad esempio, il suo utilizzo potrebbe rafforzare lo stereotipo che individui non binari non siano né uomini né donne, ma “qualcosa nel mezzo” anziché “al di fuori di esso”. Non si tratta infatti di lottare per la "neutralità" quanto più che altro iniziare ad affrontare ragionamenti ben più profondi, che passano dalle radici stesse della costruzione della relazione tra esseri umani e digitali

Un passo in avanti in questa direzione è stato fatto da Yolande Strengers, professore associato presso la Monash University e coautore, con Jenny Kennedy, di The Smart Wife: Why Siri and Alexa Need a Feminist Reboot.

In questo testo gli autori affermano di non pensare che la soluzione sia rimuovere del tutto il genere dall'equazione dell'Intelligenza Artificiale, perché "questo semplifica eccessivamente il modo in cui questi dispositivi trattano il genere, che non riguarda solo la voce, ma anche il tipo di cose che dicono, la loro personalità, la loro forma e il loro scopo".

Queering: una soluzione possibile al problema

Quindi Y.Strangers e J.Kennedy propongono di “queerizzare la moglie intelligente”. Cosa significa?
Queering the smart wife significa offrire agli assistenti virtuali diverse personalità che rappresentino in modo più accurato le molte versioni della femminilità e della mascolinità che esistono in tutto il mondo, in contrapposizione alla personalità piacevole e servile che molte aziende hanno scelto di adottare per i propri assistenti.

Gender intelligenze artificiali

Un esempio potrebbe essere Jibo, un robot introdotto nel 2017 che utilizza pronomi maschili ed è stato commercializzato come robot sociale per la casa. Jibo è caratterizzato da una mascolinità "dolce ed effeminata": ad esempio, Jibo risponde alle domande in modo educato, con uno sguardo civettuolo, e spesso ruota e si avvicina alle persone in modo stravagante.

Queerizzare gli assistenti virtuali può anche significare combattere gli stereotipi con ironia. È il caso di Eno, il bot della banca Capital One, lanciato nel 2019 che, se viene interrogato sul suo genere, risponde scherzosamente: "Sono binario. Non voglio dire che sono entrambe le cose, voglio dire che in realtà sono solo uno e zero".

“Un bot è un bot è un bot”: fornire un gender specifico all'Intelligenza Artificiale

Un altro approccio, forse più coraggioso, è quello di Kai, un chatbot di banking online sviluppato da Kasisto, un'organizzazione che costruisce software di Intelligenza Artificiale per l'online banking. Kai abbandona del tutto le caratteristiche umane, e assume piuttosto un'identità specifica del robot. 

Quando gli viene chiesto se è una persona reale, Kai risponde: "Un bot è un bot è un bot. Prossima domanda, per favore", indicando così agli utenti la sua non umanità, neanche pretesa, dato anche il no-sense della risposta in sé.

Anche per questo Jacqueline Feldman - la creatrice del bot - ha affermato di aver progettato Kai affinché fosse in grado di deviare e fermare le molestie. Ad esempio, se un utente molesta ripetutamente il bot, questo risponde con una frase, del tipo, "Sto immaginando sabbia bianca e un'amaca, per favore prova più tardi!".

Questo esempio solleva poi un altro problema dei bot umanizzati. Secondo la Feldman, quando le aziende che progettano bot li rendono troppo umani, rendendo agli utenti difficile comprendere se si sta parlando con una macchina o una persona, si viene a creare un punto di attrito con le esperienze spesso frustranti che i bot stessi offrono. In poche parole, se si sta pensando di star parlando con un umano, e l’esperienza non è all’altezza, si genera inevitabilmente una reazione negativa nell’utente.

Gender intelligenze artificiali Google Duplex

Un caso a questo riguardo è quello riguardante Google Duplex, una tecnologia ora integrata in Google Assistant, che imita straordinariamente la voce umana per eseguire attività come effettuare prenotazioni di ristoranti o fissare un appuntamento per ottenere un taglio di capelli. 

Questa tecnologia è stata spesso definita fuorviante per l’utente: per questo nel 2019 la California è diventata il primo stato a richiedere ai bot di identificarsi come tali e, sebbene la legge sia stata descritta come imperfetta, si può certamente definire come primo passo di un nuovo percorso nell’ambito delle norme che regolano le relazioni comunicative. 

Conclusioni

Per ridefinire il futuro del rapporto tra assistenti digitali e esseri umani, le aziende e la società devono essere disposti ad affrontare riflessioni profonde, con impatti significativi in vari ambiti lavorativi e privati. 

Riflessioni che anche noi di Neosperience stiamo portando avanti riguardo all'identità del nostro assistente virtuale, Sofia. Sebbene abbia un nome femminile, nello sceglierlo siamo stati guidati dalla volontà di rimandare alla Σοφία, la saggezza, nella sua accezione antica, che deriva dall’aggettivo saphés (“chiaro”, “manifesto”, “evidente”, “vero”). Sofia la saggia e la vera, quindi.  

Sofia inoltre è completamente personalizzabile, nell’aspetto e nella personalità. Può assumere qualsiasi genere e stile comunicativo, a seconda dei desideri e delle necessità di utenti e clienti. Inoltre, sebbene l’avatar virtuale sia estremamente convincente, la voce è resa volutamente più meccanica rispetto ad altri assistenti virtuali, per non rischiare di ingannare l’interlocutore sulla reale natura di Sofia.

Ma il nostro intento è quello di continuare ad evolvere Sofia, affinché sia adatto a essere utilizzato da tutti sempre, senza mettere in difficoltà o creare un danno alla sensibilità delle persone. 

Solo grazie all’eterogeneità e all’approccio di realtà che si occupano di sviluppare un'Intelligenza Artificiale evoluta saremo in grado di portare avanti sviluppi digitali davvero inclusivi, a partire da una corretta rappresentazione del gender.  

Il progresso giunge solo dall’accettazione e valorizzazione delle differenze, e il campo tecnologico non fa eccezione. 

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